Magnifico fossile di farfalla imperatore preistorica scoperto in Francia: “Ha 34 milioni di anni”

I ricercatori hanno descritto il fossile eccezionalmente conservato di una farfalla preistorica vissuta tra 34 e 28 milioni di anni fa, durante l’Oligocene, la terza e ultima epoca del periodo Paleogene. A rendere questo fossile così spettacolare – trovato in Francia e chiamato Apaturoides monikae – è la preservazione di molteplici dettagli anatomici, come un’ampia parte del torace e dell’addome e le nervature delle ali. Sono ben visibili anche gli ocelli, pattern evolutisi nei lepidotteri per spaventare i predatori quando mostrati all’improvviso (la farfalla apre le ali e il predatore si trova davanti due grandi “occhi”, utili a disorientarlo e permettere la fuga della preda). Un altro dettaglio significativo risiede nel fatto che siamo innanzi al primo fossile in assoluto appartenente al gruppo tassonomico delle Apaturinae, una sottofamiglia delle Nymphalidae le cui specie sono note come “farfalle imperatore”: se ne conoscono 80 specie suddivise in 22 generi differenti, distribuiti tra il Paleartico e il Sud-Est asiatico. Il loro nome è legato al fatto che, oltre a essere bellissime, presentano un volo elegante e potente che ne sottolinea la regalità. Il fossile risale esattamente al periodo in cui le Apaturinae si diversificarono; pertanto i ricercatori ritengono che la farfalla appartenga a una linea ancestrale del genere Apatura, al quale appartengono numerosi splendidi “imperatori”: fra essi ricordiamo il porpora minore (Apatura ilia), il viola (Apatura iris) e il viola di Freyer (Apatura metis).

A descrivere il magnifico fossile della farfalla imperatore preistorica è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Museo Statale di Storia Naturale di Stoccarda (Germania), che hanno collaborato a stretto contatto con colleghi di molti istituti. Fra quelli coinvolti figurano la Sezione di Paleontologia dell’Istituto di Bonn per la Biologia degli Organismi (BIOB), il Dipartimento di Entomologia del Naturalis Biodiversity Center di Leida (Paesi Bassi), il Dipartimento di Biologia dell’Università di Lund (Svezia) e la Divisione di Zoologia degli Invertebrati del Museo Americano di Storia Naturale. Come spesso accade, il fossile non è stato scoperto di recente, ma faceva parte di una collezione museale ed era in attesa che qualcuno potesse studiarlo. Fu recuperato nella formazione oligocenica Campagne-Calavon, nei pressi di Céreste, nella Francia meridionale (Alpi dell’Alta Provenza). Si tratta di un sito fossilifero lacustre particolarmente ricco, dal quale i paleontologi hanno estratto preziosi esemplari di insetti, pesci, uccelli e mammiferi; le farfalle, tuttavia, sono rare a causa della loro delicatezza e della conseguente difficoltà di preservarsi come fossili. Ancor più rari sono i reperti con la qualità di Apaturoides monikae, in cui diversi dettagli anatomici si sono conservati perfettamente.

È proprio grazie alla qualità del fossile che gli scienziati hanno potuto attribuirlo con precisione al gruppo tassonomico corretto. Alla luce delle differenze con le moderne farfalle imperatore, tuttavia, si è deciso di non usare il genere di riferimento Apatura, ma di coniare il nuovo Apaturoides. Per quanto riguarda l’epiteto monikae, si tratta di un omaggio a Monika Lutz-Scholz, moglie dello scienziato Herbert Lutz, che nel 1979 scoprì questo splendido fossile. A renderlo speciale non è solo la ricchezza dei dettagli, ma anche il fatto che la lastra conserva sia il dorso sia il ventre dell’insetto, permettendo un’analisi morfologica accuratissima.
I ricercatori, guidati dal dottor Hossein Rajaei del museo tedesco, hanno rilevato una significativa affinità nella morfologia e nella venazione delle ali con il genere moderno Apatura. “Nel fossile di Apaturoides monikae proveniente da Céreste, la maggior parte dell’ala destra e ampie porzioni dell’ala sinistra sono conservate con venature alari complete e disegni alari chiaramente riconoscibili, comprese le macchie oculari. La testa e il torace sono visibili da entrambi i lati e si è conservata anche una grande parte dell’addome. Queste caratteristiche eccezionali consentono una classificazione precisa nell’albero genealogico delle farfalle”, ha spiegato in un comunicato stampa il dottor Rajaei. “Questa scoperta sottolinea l’importanza dei giacimenti fossili protetti e il valore duraturo delle collezioni museali e dei reperti storici, che spesso vengono riconosciuti solo decenni dopo e forniscono importanti risultati scientifici attraverso nuove analisi”, gli ha fatto eco il coautore dello studio Torsten Wappler. I dettagli della ricerca "Exceptionally preserved Oligocene emperor butterfly from France provides a new calibration point for Apaturinae evolution" sono stati pubblicati su Acta Palaeontologica Polonica.