L’uso moderato di cannabis è associato a memoria e volumi cerebrali migliori, secondo uno studio

Un nuovo studio ha determinato che l'uso moderato di cannabis è associato a volumi superiori di specifiche regioni del cervello e a funzioni cognitive migliori – come memoria, apprendimento e velocità di elaborazione – negli adulti di mezza età e negli anziani. I risultati della ricerca sono in contrasto con gli effetti neurocognitivi negativi evidenziati negli adolescenti da precedenti indagini; pertanto, i ricercatori ritengono che l'uso della cannabis possa influenzare la salute cerebrale in modo diverso nel corso delle varie fasi della vita.
Il dato sui volumi cerebrali e sulle funzioni cognitive è ritenuto estremamente significativo poiché evidenzia un potenziale effetto protettivo contro il declino cognitivo e la demenza, che rappresenta una delle principali emergenze di salute pubblica a livello globale a causa dell'invecchiamento della popolazione. Basti sapere che, in base ai dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), entro il 2050 i pazienti affetti da Alzheimer – la principale forma di demenza – triplicheranno, arrivando a circa 140 milioni.
È doveroso sottolineare che la nuova ricerca è uno studio di associazione; pertanto, non è stato osservato alcun rapporto di causa-effetto tra il consumo di cannabis e gli effetti benefici sul cervello degli adulti. Inoltre, mancano dati importantissimi sui cannabinoidi coinvolti (come THC o CBD) e sulla loro potenza. Alla luce di questi limiti, i ricercatori sottolineano che la situazione è molto complessa e che i risultati del loro studio non devono essere un invito al consumo di cannabis, anche per gli effetti negativi riscontrati da molteplici altre indagini. Si tratta comunque di dati interessanti che dovranno essere approfonditi con ricerche più dettagliate, per determinare con precisione benefici e danni alla salute in base all'età, al genere – sembra ci siano differenze sostanziali tra uomini e donne – ai dosaggi, alla tipologia di principio attivo e a molti altri fattori.
A scoprire l'associazione tra uso moderato di cannabis e migliori funzioni cognitive e volumi cerebrali è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati dell'Anschutz Medical Campus dell'Università del Colorado, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Centro tri-istituzionale per la ricerca traslazionale in neuroimaging e scienza dei dati (TreNDS) dell'Università Statale della Georgia. I ricercatori, coordinati dalla psicologa clinica Anika Guha del Dipartimento di Psichiatria dell'ateneo di Aurora, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato le scansioni cerebrali e altri dati di oltre 26.000 partecipanti, con un'età compresa tra i 40 e i 77 anni (età media 54,5 anni). Le informazioni cliniche sono state estratte dalla UK Biobank, uno dei database sanitari più completi e sfruttati nell'ambito della ricerca scientifica.
L'uso di cannabis nel corso della vita è risultato associato a un volume superiore in diverse regioni del cervello ricche di recettori CB1, il principale sito di legame per i principi psicoattivi della cannabis come il delta-9-tetraidrocannabinolo (meglio conosciuto con l'acronimo THC). Tra queste regioni figurano amigdala, ippocampo, putamen e nucleo caudato. È un risultato interessante perché queste aree del cervello sono coinvolte nella memoria, nelle emozioni, nel controllo motorio e in altri elementi che vengono influenzati negativamente dal declino cognitivo e dalla neurodegenerazione. L'uso moderato della cannabis è risultato associato anche a migliori velocità di elaborazione, memoria e apprendimento, riflettendo i risultati relativi ai volumi cerebrali.
Per quanto concerne i risultati sul cervello, la dottoressa Guha ha spiegato in una dichiarazione che non sempre “più grande significa meglio”; tuttavia, “sappiamo anche che con l'avanzare dell'età spesso osserviamo volumi cerebrali più piccoli a causa di processi come l'atrofia e la neurodegenerazione. Questa diminuzione è spesso correlata a una riduzione delle funzioni cognitive e a un aumento del rischio di demenza”. “In questo studio – prosegue l'esperta – abbiamo osservato che la maggior parte delle regioni cerebrali esaminate dimostrava una relazione positiva tra volume cerebrale e prestazioni cognitive. In questo senso, potremmo quindi pensare che volumi cerebrali più ampi nel contesto dell'invecchiamento riflettano il mantenimento del volume cerebrale e la preservazione delle funzioni cognitive, in contrapposizione a qualcosa come l'atrofia che ci aspettiamo si verifichi con l'età.”
In sostanza, l'uso moderato di cannabis potrebbe offrire dei benefici in età adulta, i cui effetti protettivi potrebbero “derivare dalla modulazione mediata dagli endocannabinoidi dell'infiammazione, della funzione immunitaria e della neurodegenerazione”, hanno sottolineato gli esperti nell'abstract dello studio. Nei consumatori di cannabis è stato comunque osservato anche un restringimento di una specifica regione cerebrale chiamata corteccia cingolata posteriore, facente parte del sistema limbico e anch'essa coinvolta nella memoria, nelle emozioni e nell'apprendimento. I risultati sono dunque complessi e, prima di giungere a conclusioni affrettate, i ricercatori intendono indagare a fondo i reali rapporti di causa-effetto tra la sostanza stupefacente e gli effetti neurocognitivi. I dettagli della ricerca “Lifetime Cannabis Use Is Associated with Brain Volume and Cognitive Function in Middle-Aged and Older Adults” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Studies on Alcohol and Drugs.