L’inquietante video di un buco di 1.000 metri scavato nel ghiacciaio dell’Apocalisse

Grazie a una speciale trivella ad acqua calda i ricercatori hanno creato un buco di 1.000 metri sul Thwaites, il ghiacciaio dell’Apocalisse in Antartide. Dopo avervi calato strumenti scientifici e una fotocamera hanno ottenuto immagini impressionanti, ma purtroppo la missione è fallita. Ecco cos’è successo e perché il ghiacciaio si chiama così.
A cura di Andrea Centini
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Il buco nel ghiacciaio dell’Apocalisse. Credit: BAS/KOPRI/YouTube
Il buco nel ghiacciaio dell’Apocalisse. Credit: BAS/KOPRI/YouTube

Nella Terra di Marie Byrd, nell'Antartide occidentale, si trova il ghiacciaio Thwaites, noto con l'inquietante nome di ghiacciaio dell'Apocalisse (Doomsday' Glacier) a causa dell’innalzamento del mare che produrrebbe nel caso in cui dovesse sciogliersi. I ricercatori vi hanno scavato un buco di 1.000 metri con l'obiettivo di studiarne le profondità dopo avervi calato la strumentazione scientifica. La missione è purtroppo fallita, causando la perdita degli strumenti e una raccolta solo parziale dei dati (avrebbero dovuto registrare per 1-2 anni). All'interno del profondissimo foro, con un diametro di appena 30 centimetri, è stata calata anche una fotocamera, che ha ripreso il cuore del ghiacciaio. Il risultato è l'inquietante filmato che potete vedere in testa all'articolo, nel quale vengono mostrati crepacci e strutture complesse nelle viscere del “mostro”.

Secondo le stime più recenti, questo colosso che si estende per 192.000 chilometri quadrati – quanto la Gran Bretagna – e con uno spessore massimo di un paio di chilometri, se dovesse sciogliersi completamente innescherebbe un crollo a cascata di altri ghiacciai limitrofi – come quello di Pine Island – in grado di innalzare il livello del mare di 3,3 metri. È chiamato ghiacciaio dell'Apocalisse proprio per questo, dato che tale valore sarebbe sufficiente a innescare una catastrofe globale e far scomparire numerose isole, regioni e città costiere del mondo, anche in Italia. Già oggi, a causa degli effetti del riscaldamento globale, il Thwaites è responsabile del 4 percento dell’innalzamento annuale registrato dagli scienziati. Non c'è da stupirsi che sia un sorvegliato speciale dei glaciologi, che da alcuni anni stanno cercando di studiarlo dall'interno. L'acqua marina riscaldata dal cambiamento climatico lo sta infatti erodendo dal basso, ma capire in che modo, con quale velocità e con quali dinamiche può aiutare a prevedere i rischi e la traiettoria dello scioglimento.

Per questo nuovo studio, gli scienziati hanno progettato di creare un enorme buco di 1.000 metri e calarvi gli strumenti scientifici. A guidare la missione sono stati i ricercatori del British Antarctic Survey (BAS) e della Corea del Sud (KOPRI), che avevano tentato l'impresa già nel 2022. Anche questa volta, purtroppo, la missione è stata un (parziale) fallimento, dato che non sono riusciti a posizionare la strumentazione dove avrebbero voluto, perdendola a causa delle condizioni estreme.

Il ghiacciaio dell'Apocalisse non è infatti un luogo tranquillo. Il ghiaccio si sposta di 9 metri al giorno e i fori tendono a ricongelare rapidamente, quindi devono essere tenuti costantemente aperti sperando che lo spostamento non crei disallineamenti in grado di compromettere il lavoro. Per praticare un buco di mille metri su questo gigante gli scienziati si sono avvalsi di una particolare trivella che sfrutta acqua calda a 80 °C, in grado di perforare agevolmente il manto glaciale. Sono riusciti a praticare il lunghissimo foro nonostante le avversità e una serie di problemi tecnici, riuscendo anche a calare alcuni strumenti e a raccogliere i primi, preziosissimi dati sull’acqua calda in profondità. Sono state le prime misurazioni dirette in assoluto di ciò che avviene sotto al ghiacciaio dell'Apocalisse.

La piattaforma di trivellazione ad acqua calda. Credit: Pete Davis
La piattaforma di trivellazione ad acqua calda. Credit: Pete Davis

Purtroppo, mentre calavano gli strumenti che avrebbero dovuto rimanere in posizione per un paio d’anni e trasmettere dati via satellite, la deformazione del foro a causa dello spostamento del ghiaccio o il rapido ricongelamento dello stesso li ha bloccati a un certo punto dell'abisso, facendoli perdere per sempre. Non c'è stato tempo per praticare un altro foro a causa delle condizioni avverse, dell’acqua calda limitata e della necessità di ripartire dall'Antartide.

Il lavoro sul campo in Antartide comporta sempre dei rischi. Hai una finestra di tempo molto piccola in cui tutto deve funzionare alla perfezione. Anche se questo risultato è profondamente deludente, i dati che siamo riusciti a recuperare sono scientificamente preziosi e contribuiranno a orientare i prossimi tentativi”, ha affermato l'oceanografo e ingegnere Keith Makinson del BAS. “Questa non è la fine. I dati dimostrano che questo è esattamente il posto giusto da studiare, nonostante le difficoltà. Ciò che abbiamo imparato qui rafforza la necessità di un ritorno”, gli ha fatto eco il professor Won Sang Lee del KOPRI. “Il fallimento è sempre un'opzione quando si spinge ai limiti dell'esplorazione scientifica. Sappiamo che il calore sotto il ghiacciaio Thwaites sta causando la perdita di ghiaccio. Queste osservazioni rappresentano un importante passo avanti, anche se siamo delusi dal fatto che non sia stato possibile completare l’intera installazione”, ha concluso il professor Peter Davis del BAS.

Non resta che attendere il prossimo tentativo. Nel frattempo possiamo osservare le viscere del mostro di ghiaccio, una delle principali minacce per l'umanità. Un recente studio australiano ha mostrato che il ghiacciaio dell'Apocalisse è colpito da centinaia di terremoti, che potrebbero compromettere ulteriormente la sua stabilità.

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