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L’esperimento di James: “Ho respirato i gas di scarico del traffico, poi ho analizzato il mio sangue”

Un uomo si è volontariamente esposto al traffico di Londra per verificare quali sono gli effetti immediati dell’inquinamento atmosferico sul sangue. I risultati hanno evidenziato tracce nere visibili sui suoi globuli rossi. Gli esperti: “Questo significa che residui delle sostanze inquinanti potrebbero raggiungere qualsiasi organo”.
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BBC | James Gallagher
BBC | James Gallagher

Anche se è quasi sempre invisibile, l'inquinamento atmosferico causa danni reali. Basti pensare che, come conferma l'Airc, è tra le cause rilevanti di mortalità in Europa, dove ogni anno causa in media 422.000 morti premature. Il particolato fine, il biossido d'azoto e gli altri inquinanti presenti nell'aria sono una minaccia per molte più persone di quanto si tenda a immaginare. Un dato tra tutti: secondo l'Agenzia europea dell'ambiente oltre il 96% delle persone che vivono nelle città europee è esposta a livelli di particolato PM 2,5 considerati pericolosi per la salute, sia a breve termine che sul lungo periodo.

Per dimostrare quanto le particelle inquinanti presenti nell'aria di una metropoli lascino un segno reale e visibile sul nostro corpo, un giornalista della BBC, si è offerto volontario per fare un esperimento davvero interessante: respirare per dieci minuti l'aria di Londra, rimanendo vicino a una strada piuttosto trafficata. Poi, insieme al professor Jonathan Grigg, un docente della Queen Mary University di Londra che si occupa di studiare gli effetti dell'inquinamento, si è sottoposto a un esame del sangue innovativo in grado di rilevare la presenza di tracce lasciate dagli inquinanti nel sangue. L'esame finora è stato testato solo su poche persone al mondo. I risultati lo hanno lasciato incredulo.

L'esperimento

"Sono in un laboratorio e osservo il mio sangue al microscopio. Invece di globuli rossi puri, alcuni sono stati contaminati da macchie nere. Sono una delle prime persone al mondo a vedere come l'inquinamento atmosferico si accumuli all'interno del corpo. Io stesso mi sento contaminato". Così Gallagher racconta il momento in cui ha visto con i suoi stessi occhi come fossero bastati soltanto dieci minuti nel traffico di Londra per avere effetti visibili sul proprio sangue.

Quelle tracce nere, simili a puntini neri, attaccate ai globuli rossi – spiega sulla BBC – altro non erano che depositi degli inquinanti che una volta penetrate nel corpo del giornalista attraverso le vie respiratorie sono rimaste in circolazione trasportate ovunque dal suo stesso sangue. Nello specifico si tratta di residui di particolato PM 2,5 immesso nell'aria principalmente dai tubi di scarico delle automobili, ma anche dall'usura degli pneumatici, dei freni e delle strade.

Perché il particolato fine è così pericoloso

Come aveva spiegato a Fanpage.it il dottore Francesco Tursi, pneumologo e direttore della Riabilitazione specialistica cardio-respiratoria dell'Ospedale di Codogno, il PM 2,5, ovvero le particelle di particolato con diametro inferiore a 2,5 µm (micron), è considerato una delle sostanze più nocive presenti nell'aria inquinata, anche perché è una delle più insidiose. Essendo così piccole infatti queste particelle riescono a superare l'azione di filtro svolta da naso e bocca, faringe e trachea, fino ad arrivare molto in profondità, negli alveoli polmonari. Il particolato PM 10 e soprattutto il PM 2,5 può causare infiammazione negli organi in cui si deposita, mentre le particelle ancora più piccole – spiega Fondazione Veronesi – possono entrare nel sangue e raggiungere quindi potenzialmente tutte le cellule del corpo.

È proprio su questa eventualità che si sta concentrando il team guidato dal professor Grigg. La ricercatrice Norrice Liu ha analizzato diversi test come quello a cui si è sottoposto il giornalista e dai risultati è emerso che un globulo rosso su duemila/tremila presentava un frammento di particelle inquinanti. Sembra poco, ma se si considera il totale dei globuli rossi presenti nel nostro sangue significa che potrebbero esserci 80 milioni di globuli rossi con tracce di inquinamento in giro nel nostro corpo. Anche se i ricercatori della Queen Mary University hanno osservato che le tracce di inquinamento atmosferico nel sangue tendono a scomparire dopo due di esposizione all'aria pulita, si tratta di un risultato che non può essere sottovalutato.

I rischi per la salute

Anche se lo studio è ancora in fase di svolgimento, questi risultati – spiegano i ricercatori – potrebbero fornire una prima indicazione del motivo per cui l'inquinamento atmosferico è stato collegato a danni per la salute che non riguardano solo le vie respiratorie e i polmoni, ma anche altri organi nel resto del corpoB, favorendo l'infiammazione sistemica e locale.

Tra le condizioni che possono essere influenzate dall'inquinamento atmosferico ci sono non solo le patologie respiratorie, come asma e riacutizzazioni della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e un aumento del rischio di cancro al polmone, ma anche le malattie cardiovascolari. Recenti studi suggeriscono anche un legame possibile – spiega la Fondazione Veronesi – tra inquinamento atmosferico e malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson, ma anche con il corretto sviluppo del feto in gravidanza e il rischio di parto prematuro. Un recente studio preliminare ha perfino evidenziato un possibile collegamento con un rischio maggiore di andare incontro a processi neurodegenerativi, come quelli che si verificano nelle malattie del motoneurone, inclusa la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Molti di questi studi hanno bisogno di ulteriori conferme, ma suggeriscono che l'impatto dell'inquinamento atmosferico sulla nostra salute vada ben oltre il rischio di malattie polmonari.

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