Le piace così tanto l’odore dei mattoni che inizia a mangiarli: la storia di una 56enne brasiliana

Immagine
La donna aveva iniziato a mangiare i mattoni dopo averne percepito l’odore come particolarmente gradevole.

Tutto era iniziato con un odore che trovava “stranamente gradevole”, quello dei mattoni. Lo sentiva quando passava vicino ai cantieri o dove c’erano mucchi di mattoni lasciati a terra, provando una sensazione che non aveva mai avvertito prima. È la storia di una donna brasiliana di 56 anni residente in Portogallo, che nel 2020 ha cominciato a nutrire un’irresistibile attrazione per l’odore dei mattoni, fino a mangiarli. Per sette mesi aveva cercato di resistere a quell’impulso. Poi, senza un apparente motivo, aveva iniziato a raccoglierli per strada o acquistarli, per macinarli, ridurli in polvere e ingerirli. In casa, li nascondeva, per non destare sospetti nei suoi familiari.

Quasi un anno dopo, indirizzata dal suo medico di base, si è rivolta agli psichiatri dell’Unità Sanitaria Locale di Gaia ed Espinho (ULSGE) a Vila Nova de Gaia, che hanno descritto il suo caso in un articolo pubblicato sul Journal of Eating Disorders. La loro spiegazione del problema era legata a un possibile meccanismo neurochimico: l’odore dei mattoni, associato a un’anemia da carenza di ferro, potrebbe aver indotto la pica, un disturbo del comportamento alimentare che porta all’ingestione continuata di sostanze non nutritive.

“Anche se era consapevole degli effetti nocivi sulla sua salute, ci ha detto che, mangiando i mattoni, provava una ‘sensazione piacevole’”. La donna ha spiegato che, anche quando si vergognava del comportamento, non riusciva a resistere all’impulso di mangiarli, provando una sorta di ‘dipendenza’, con ansia e tachicardia. “Ci ha spiegato che più ne mangiava, più aumentava il desiderio”.

L'irrefrenabile desiderio di mangiare mattoni

Nella storia personale della donna, i medici hanno ritrovato alcuni indizi del problema. Intorno ai 5 anni aveva avuto un breve periodo, durato un anno, in cui aveva mangiato terra, per poi smettere spontaneamente.

Da adulta, aveva invece sofferto di comportamenti alimentari compulsivi legati alla gestione delle emozioni.La situazione si era aggravata con la pandemia di Covid-19, durante la quale aveva iniziato a praticare il digiuno intermittente come forma di compensazione, perdendo rapidamente peso. Il suo ciclo mestruale era diventato più abbondante e frequente, e poco dopo l’inizio dei problemi mestruali, aveva iniziato a percepire come piacevole l’odore dei mattoni.

La pica era associata a una carenza di ferro

Gli esami del sangue condotti in ospedale hanno rivelato che la donna aveva livelli di emoglobina particolarmente bassi, pari a 8 g/dL. Anche la ferritina, un indicatore delle riserve di ferro nell’organismo, era di soli 3 ng/mL, suggerendo una stretta relazione tra il disturbo alimentare e la specifica carenza di micronutrienti.

“Finora, vi sono state prove significative di remissione dei comportamenti pica dopo la correzione di queste carenze nutrizionali” hanno evidenziato gli psicologi dell’ULSGE, rilevando tuttavia che, il ferro per via orale che la donna stava già assumendo su consiglio del suo medico di base, non aveva sortito alcun effetto.

“I mattoni sono tipicamente fabbricati con una miscela di argilla e sabbia” hanno osservato gli specialisti. “Le argille sono tra le sostanze più frequentemente ingerite dai pazienti con pica, i cui costituenti hanno dimostrato di legarsi a cationi come ferro o zinco e di interferire con il loro assorbimento intestinale. Questo potrebbe spiegare perché la paziente non è migliorata dopo l’integrazione orale”.

Davanti a questo scenario, i medici le hanno somministrato un’unica infusione endovenosa di carbossimaltosio ferrico e, in meno di due settimane, il disturbo della donna è cessato completamente. Altrettanto significativo è stato il cambiamento nella percezione dei mattoni che, secondo quanto da lei stessa riferito, non emanavano più alcun odore gradevole.

A distanza di un mese, le analisi di controllo hanno mostrato che l’emoglobina aveva raggiunto il valore soglia di 12,0 g/dL e la ferritina di 315 ng/mL. La donna ha continuato ad assumere ferro per via orale per un anno e i suoi valori ematici sono rimasti nella norma.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views