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Le Paralimpiadi sono quasi finite e non ce ne siamo accorti, Tomirotti: “È ora di farle con le Olimpiadi”

Da sempre le Paralimpiadi ricevono un’attenzione mediatica limitata rispetto alle Olimpiadi. Si tratta di un problema strutturale che si nutre di tanti fattori, culturali, organizzativi ed economici. Il commento dell’attivista Valentina Tomirotti a Fanpage.it: “Dovrebbero svolgersi insieme alle Olimpiadi, senza nessuna pausa. Così non c’è scambio culturale, né una reale inclusione”.
Intervista a Valentina Tomirotti
Giornalista e attivista
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Sullo sfondo l’opera di street art dell’artista anonimo Gianus, in primo piano Valentina Tomirotti
Sullo sfondo l’opera di street art dell’artista anonimo Gianus, in primo piano Valentina Tomirotti

Ci sono i cinque cerchi olimpici sullo sfondo, ma a illuminarli non c'è nessuna torcia, bensì solo un fiammifero, che nonostante le sue piccole dimensioni prova a dare luce e colore a quei cerchi, mentre lo sguardo di Giulietta li guarda, forse speranzosa, nonostante tutto.  L'opera che vedete in copertina, realizzata dallo street artist anonimo Gianus, in collaborazione con l'attivista e giornalista Valentina Tomirotti, è comparsa a Verona – da qui il riferimento a Giulietta, simbolo della città – il 10 marzo, pochi giorni dopo la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali di Cortina, ormai in dirittura di arrivo.

Il messaggio dell'opera è chiaro: sensibilizzare sullo spazio, piuttosto limitato, che ancora oggi circonda questo evento e gli atleti paralimpiaci, soprattutto se confrontato con quello riservato alle Olimpiadi. "Quando penso alle Paralimpiadi dentro il sistema mediatico non vedo una torcia monumentale. Vedo un fiammifero: una luce vera, forte, ma esposta – dice Tomirotti – Non perché sia meno fuoco, ma perché spesso viene lasciata bruciare per meno tempo. Il problema non è la fiamma, è quanto la lasciamo durare". Fanpage.it l'ha contatta per un commento sul confronto tra Olimpiadi e Paralimpiadi.

Il divario nel racconto mediatico

"Per le Paralimpiadi c'è molta meno eco mediatica. Pensiamo solo a quanto poco spazio occupano nei telegiornali e in genere nell'informazione – spiega Tomirotti – In questi giorni gli atleti stanno segnando dei record, eppure nessuno ne parla. Ovviamente se sei interessato e vuoi leggere o vedere cos'è successo, le notizie le trovi, ma c'è una differenza enorme rispetto a come sono state raccontate le Olimpiadi".

Il gap nella copertura mediatica di cui parla Tomirotti ovviamente non riguarda solo l'attuale edizione di Cortina. Parliamo di un fenomeno strutturale, che nonostante i progressi compiuti nel tempo, si ripete a ogni edizione dei Giochi. Non siamo di fronte a una questione soggettiva o legata alla percezione, ma a un divario oggettivo e misurabile.

Cosa dicono i dati

Vediamo l'esempio più recente per cui sono disponibili i dati (per quelle ancora in corso di svolgimento, chiaramente non ci sono ancora dati definitivi). Lo studio "Parigi 2024. I giochi olimpici nei TG italiani", promosso dal Comitato olimpico internazionale (Cio) e da Fondazione Bracco e condotto dall’Osservatorio di Pavia sui Giochi di Parigi, ha evidenziato una differenza davvero significativa nella copertura mediatica dedicata alle Paralimpiadi rispetto a quella destinata alle Olimpiadi durante i Giochi di Parigi.

Il dato più significativo: alle gare degli atleti con disabilità sono state dedicate 54 notizie al giorno, mentre alle Olimpiadi 476. Significa che alle gare degli atleti con disabilità è stato dedicato un nono dello spazio riservato ai colleghi che hanno partecipato alle Olimpiadi.

Un problema strutturale

Secondo Tomirotti il problema è strutturale e culturale. "La disparità – ha spiegato a Fanpage.it – è insita già nell'organizzazione, nel numero inferiore di sponsor e nella separazione tra le gare delle Olimpiadi e quelle delle Paralimpiadi, senza parlare del fatto che si è deciso si svolgere le Paralimpiadi mentre si stanno svolgendo altre competizioni sportive. Mentre a Cortina competono gli atleti paralimpici, sono in corso i Campionati mondiali di sci alpino".

"Sarebbe ora – dice Tomirotti – di uniformare le competizioni. In un mondo davvero inclusivo le gare per un determinato sport dovrebbero coinvolgere tutti gli atleti, con e senza disabilità, nella stessa finestra temporale. Ad esempio, immagino nelle giornate in cui c'è il curling, dovremmo vedere tutte le gare di quella disciplina, comprese quelle degli atleti paralimpici".

Atleti separati, inclusione impossibile

È vero che le Paralimpiadi hanno una storia diversa e nascono come un evento distinto dalle Olimpiadi. Le prime Paralimpiadi si svolsero a Roma solo nel 1960. Inoltre, ci sono motivi strutturali e organizzativi per cui, fin dalla prima volta in cui sono state organizzate nella stessa città, si è deciso di tenerle separate. Tuttavia, "io penso che una cosa la si vuole fare davvero, il modo si trova", ribatte l'attivista.

"Avere le Olimpiadi e le Paralimpiadi nella stessa finestra temporale, eliminando la pausa tra le due, implicherebbe davvero una trasformazione – spiega Tomirotti – non solo nello spazio mediatico destinato alle gare, ma anche nell'interazione tra gli atleti, che finalmente potrebbero condividere lo stesso evento. Per me è impensabile che le delegazioni degli atleti paralimpici arrivino quando quelle che hanno partecipato alle Olimpiadi sono già andate via. Se invece le mettessimo insieme ci sarebbe una possibilità di scambio culturale e di socializzazione tra gli atleti, che adesso, con l'attuale organizzazione, è praticamente impossibile".

Quella di Tomirotti non è una voce isolata. In questi giorni sull'argomento si è espressa anche la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che durante l'evento LetExpo di Verona, ha chiaramente ammesso come la strada per riconoscere il giusto spazio alle Paralimpiadi sia ancora lunga, nonostante i risultati, soprattutto a livello di infrastrutture, che le Paralimpiadi di Cortina hanno reso possibile.

Le cause di questa minore visibilità, secondo Locatelli sono diverse, dal numero ridotto di sponsor ai meno investimenti: "Io sono convinta – ha detto la ministra alla stampa – che l'unica cosa che possiamo fare per il futuro è far sfilare gli atleti tutti insieme. Riorganizzare i giochi in modo che tutti abbiano lo stesso riconoscimento".

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