Le foto della prima upupa del 2026: è appena arrivata dall’Africa e noi l’abbiamo incontrata

Per vedere e fotografare la prima upupa (Upupa epops) del 2026 abbiamo dovuto attendere domenica 22 marzo, un balzo in avanti di circa una settimana rispetto al 2024 (16 marzo) e di una dozzina di giorni in confronto al 2025 (11 marzo). Complice del ritardo, molto probabilmente, il maltempo che ha imperversato sull’Italia – e non solo – nell’ultimo periodo, in grado di influenzare sensibilmente i “piani di volo” di molti uccelli migratori provenienti dall’Africa. Ai Castelli Romani, ad esempio, non ci è ancora capitato di incontrare né di ascoltare questi meravigliosi uccelli appartenenti all’ordine dei bucerotiformi; tuttavia abbiamo avuto la fortuna e il privilegio di avvistarne una coppia in provincia di Latina, all’ombra del Circeo.

Quando ieri mattina siamo partiti col proposito di vedere la prima upupa dell’anno, non eravamo per nulla fiduciosi: in questi giorni, infatti, nei luoghi in cui solitamente facciamo i primi avvistamenti della stagione le upupe non si sono fatte nemmeno sentire. Così abbiamo deciso di fare un’escursione in un posto speciale: un parchetto di una frazione di Sabaudia, dove almeno una coppia nidifica da moltissimi anni. Nelle migliori giornate della tarda primavera ed estive, dopo l’involo dei piccoli, in questa zona non è raro imbattersi in almeno 4-5 esemplari che interagiscono, uno spettacolo imperdibile per qualunque appassionato di fotografia naturalistica e birdwatching. Qui, ad esempio, abbiamo immortalato più volte lo scambio del dono nuziale tra il maschio e la femmina, in genere succulente larve di coleottero, ma anche grosse tarantole che le upupe estraggono con perizia dal terreno o dai pertugi in cui riescono a infilare il lungo e adunco becco.

Consapevoli del potenziale buco nell’acqua, ci siamo comunque diretti verso il piccolo paradiso non distante dal Circeo, in questo momento reso ancor più prezioso dalle variopinte fioriture sui prati. Il nostro tentativo è stato immediatamente ripagato: dall’auto, infatti, abbiamo subito notato il caratteristico volo delle upupe, ondulato ed elegante, simile a quello di un picchio verde ma più morbido e ampio. Le bande bianche e nere sulle grandi ali tonde, inoltre, donano a questa danza nell’aria la leggiadria del volo delle farfalle. Anche se erano controluce, abbiamo capito subito che il nostro desiderio di avvistare le upupe era stato esaudito. Ci siamo così appostati in un punto strategico e le abbiamo attese. In questo periodo sono molto attive sia perché devono recuperare le energie dopo il lunghissimo e faticoso viaggio dall’Africa subsahariana, sia perché si stanno formando le coppie per dar vita a una nuova famiglia. Le upupe non sono monogame a vita: le coppie si separano al termine di ogni stagione riproduttiva. Tuttavia, tornando nello stesso territorio, i vecchi partner possono ritrovarsi nuovamente insieme.

Durante l’appostamento abbiamo tenuto d’occhio un grande e vecchio albero dove le upupe amano sostare prima di lanciarsi alla ricerca delle prede, sia lungo la strada battuta che corre ai lati del grande prato inclinato, sia nel cuore del prato stesso, dove ci sono alcuni posatoi naturali. In breve tempo i due esemplari che avevamo visto volare si sono palesati proprio nel bel mezzo del campo, regalandoci qualche bellissimo scatto grazie ai colori dei fiori e dell’erba alle loro spalle. La fotografia più bella la trovate in testa all’articolo. Poiché scattiamo in modalità manuale, abbiamo mancato l’arrivo del secondo esemplare, venuto un po’ fuori fuoco e purtroppo tagliato. Dopo aver razzolato e mangiato un po’ a terra, le upupe hanno fatto la spola tra l’albero e le tegole di una casetta, regalandoci altri momenti preziosi e fotogenici. In genere le upupe aprono la cresta subito dopo essere atterrate, ma in questa occasione l’hanno esibita poche volte. Siamo comunque estremamente soddisfatti dell’incontro, rincuorati dalla consapevolezza che anche quest’anno il bel parchetto a Sabaudia avrà le sue upupe.

La specie è classificata come “prossima alla minaccia” (codice LC, Least Concern) nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e a livello globale la popolazione è in decremento. Come spiegato dalla Lipu, anche in Italia è in declino moderato, con un calo annuo dello 0,66 percento nel periodo compreso tra il 2000 e il 2020. Per il nostro Paese si stimano dalle 20.000 alle 50.000 coppie nidificanti, un numero significativo ma non troppo rassicurante alla luce del trend negativo. Tra le minacce principali figurano la distruzione dell’habitat naturale, la trasformazione delle pratiche agricole e l’abbandono di determinati luoghi che determinano “una marcata riduzione dell’idoneità ambientale”, sottolinea la Lipu.