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L’aria inquinata può aumentare il rischio di SLA: i risultati di un nuovo studio e i dati in Italia

Uno studio osservazionale in Svezia suggerisce che l’esposizione all’inquinamento atmosferico sul lungo periodo può aumentare il rischio di sviluppare una malattia del motoneurone. Anche se non è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto, è significativo che i livelli considerati in questo studio siano molto più bassi di quelli registrati in molti altri paesi più inquinati, Italia compresa.
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Le malattie del motoneurone (MND) sono un gruppo di malattie neurodegenerative, che causano una progressiva degenerazione dei motoneuroni, ovvero "le cellule nervose celebrali e del midollo spinali – spiega Humanitas – responsabili dell’attività di stimolazione dei muscoli volontari", ovvero dei movimenti del corpo. Per questo motivo queste malattie compromettono funzioni fondamentali, alcune anche vitali, come la capacità di deglutire, quella di camminare, la respirazione, la parola e in generale tutti i movimenti del corpo. La SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è la più diffusa: rappresenta infatti tra l'85% e il 90% dei casi.

Nonostante si conoscano i meccanismi di neurodegenerazione innescati da queste malattie, le cause restano ancora sconosciute. Tuttavia, negli ultimi anni – spiega l'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (AISLA) – gli studi su questa malattia hanno cercato di approfondire il possibile ruolo dei fattori ambientali e come possono influenzare l'eventuale fattore genetico. Tra gli ultimi, proprio in questi giorni è stato pubblicato uno studio realizzato dal Karolinska Institute in Svezia che ha approfondito l'impatto di un fattore ambientale specifico: l'esposizione all'inquinamento atmosferico. Anche se lo studio è solo osservazionale, ovvero da solo non basta ad affermare un rapporto causa-effetto, i suoi risultati sono davvero interessanti.

Cosa è emerso dallo studio sul ruolo dell'inquinamento atmosferico

Lo studio è stato condotto su un gruppo di 1.463 partecipanti in Svezia a cui è stata diagnostica la SLA tra il 2015 e il 2023. I ricercatori hanno tenuto conto dei livelli di inquinamento a cui sono stati esposti in base al loro domicilio, analizzando i livelli di particelle di particolato (PM2,5, PM2,5-10, PM10) e di biossido di azoto registrati fino a dieci anni prima della diagnosi. Poi hanno confrontato questi dati con quelli di 1.768 fratelli e oltre altri 7.300 cittadini non affetti da questo tipo di malattia.

È emerso che le concentrazioni medie di tutti e quattro gli inquinanti atmosferici considerati in diversi momenti, ovvero a 1, 3, 5, e 10 anni dalla data utilizzata come termine di riferimento, erano più alte per i pazienti a cui è stata diagnostica poi la malattia. Attraverso poi i loro calcoli i ricercatori sono giunti a una conclusione piuttosto forte: "L'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico, anche a livelli relativamente bassi tipici della Svezia – scrivono –  era associata a un rischio maggiore dal 20 al 30% di sviluppare MND".

Non solo, i partecipanti che vivevano in luoghi con livelli di inquinamento atmosferico più alti sono andati incontro a una progressione più veloce della malattia, nello specifico per quanto riguarda il deterioramento polmonare e motorio. Inoltre, erano più predisposti ad aver bisogno di un ventilatore invasivo ed erano esposti a un rischio di morte elevato. Non è chiaro come l'inquinamento atmosferico possa influenzare il rischio e l'andamento della malattia, ma i ricercatori spiegano che da studi precedenti è emerso come l'inquinamento atmosferico possa causare infiammazione e stress ossidativo nel sistema nervoso.

Il confronto con l'inquinamento in Italia

Per quanto riguarda i livelli di inquinanti atmosferici è importante notare – come specificano gli autori dello studio – che in Svezia anche quando questi superano le soglie di sicurezza indicate dall'Organizzazione mondiale della salute (Oms) restano comunque relativamente contenuti e "molto più bassi rispetto ai paesi con forte inquinamento atmosferico".

Nello studio svedese, le concentrazioni medie annuali di particelle sottili a cui sono stati esposti i partecipanti che poi sono ammalati (considerati i diversi momenti di misurazione) erano comprese tra 14,4 e 15,8 µg/m³ per il PM10, tra 6,8 e 7,8 µg/m³ per il PM2,5, mentre il biossido di azoto (NO₂) era circa 13,5 µg/m³. Le soglie di sicurezza indicate dall'Oms sono una media annuale di 5 µg/m³ per il PM2,5, 15 µg/m³ per il PM10 e 10 µg/m³ per il NO2.

Per avere un'idea di cosa significhino questi valori, può essere utile tenere presente che i livelli degli stessi inquinanti nelle principali città in Italia sono in media significativamente più alti. Secondo il report "Mal'aria di città" 2024 di Legambiente, nel 2023 a Milano sono stati registrati in media 28 µg/m³ di PM10, 18 µg/m³ di PM2,5 e 35 µg/m³ di NO₂, a Roma 24 µg/m³ di PM10, 13 µg/m³ di PM2,5 e 32 µg/m³ di NO₂.

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