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Lancio Artemis 2, Umberto Guidoni: “Fine del monopolio maschile. Il rientro sarà il più veloce di sempre”

Umberto Guidoni ha commentato il lancio della missione Artemis 2 della NASA su Fanpage.it. L’ex astronauta ha affermato che grazie alla prima donna a bordo della capsula Orion è stato rotto il monopolio maschile che ha caratterizzato le missioni Apollo. Il momento più delicato della missione sarà il rientro in atmosfera, il più veloce di sempre per un veicolo spaziale con umani a bordo.
Intervista a Umberto Guidoni
Astrofisico ed ex astronauta
A cura di Andrea Centini
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L’astrofisico ed ex astronauta Umberto Guidoni
L’astrofisico ed ex astronauta Umberto Guidoni

Alle 00:36 (ora italiana) di giovedì 2 aprile 2026, il colossale Space Launch System (SLS) della NASA si è sganciato dalla piattaforma di lancio Launch Complex 39B del Kennedy Space Center di Cape Canaveral (Florida) dando inizio alla storica missione Artemis 2, che sta riportando l'essere umano verso la Luna a oltre mezzo secolo dalla conclusione del programma Apollo. I quattro astronauti a bordo della capsula OrionChristina Koch, Victor Glover e Reid Wiseman della NASA e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese (CSA) – saranno impegnati per dieci giorni: raggiungeranno il satellite naturale il 6 aprile e compiranno un sorvolo ravvicinato ad appena 7.400 chilometri dalla superficie, non prima però di aver raggiunto la massima distanza dalla Luna per un veicolo spaziale con a bordo umani.

La pionieristica missione rappresenta un fondamentale banco di prova per le ambizioni di “conquista” della compagna della Terra, dato che l'obiettivo finale non è solo allunare e recuperare qualche campione, come avvenuto tra gli anni '60 e '70 del secolo scorso con il programma Apollo, bensì gettare le fondamenta per restare sulla Luna (e creare un trampolino di lancio verso il "Pianeta Rosso" Marte). Per comprendere meglio l'importanza e i rischi di questa missione, Fanpage.it ha intervistato l'ex astronauta e astrofisico Umberto Guidoni, che ha compiuto due missioni a bordo dello Space Shuttle ed è il primo europeo ad essere salito sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2001. Ecco cosa ci ha raccontato.

Dottor Guidoni, la prima cosa che le chiediamo è perché Artemis 2 è una missione così importante e qual è l’elemento di discontinuità rispetto al programma Apollo

Sì, Artemis 2 è in effetti l’erede del programma Apollo e quindi ne riprende in parte le conoscenze e l’organizzazione della missione, ma ovviamente la proietta nel nuovo millennio. In qualche modo Artemis 2 è la versione moderna di Apollo 8. L’importanza è proprio quella di fare, per la prima volta con un veicolo nuovo, un viaggio verso la Luna: è un test operativo della capsula Orion, che servirà per tutte le future missioni. Non a caso hanno appena fatto una prova con il secondo stadio – quello che ha permesso di alzare l’orbita – compiendo manovre di avvicinamento, in previsione dell’attracco che ci sarà nelle prossime missioni con il veicolo che poi atterrerà sulla Luna. Stanno verificando che la capsula sia manovrabile nel modo giusto. Le manovre sono andate bene. Era importante farlo in prossimità della Terra per ragioni di sicurezza. Le novità riguardano anche la formazione dell’equipaggio: la presenza di una donna rompe il monopolio maschile delle missioni Apollo, e c’è anche la partecipazione di astronauti non americani, come il canadese, segno di una collaborazione internazionale. Il programma Artemis non è solo americano: c’è anche la collaborazione dell’ESA, che ha realizzato una parte importante del veicolo Orion, il modulo di servizio, che si accenderà per portarli fuori dall’orbita terrestre verso la Luna. Contiene i pannelli solari e tutti i sistemi necessari al funzionamento della capsula.

Gli astronauti staranno 10 giorni in uno spazio grande più o meno come l’abitacolo di un paio di SUV. Hanno avuto anche un piccolo problema con la toilette, ma almeno stavolta il bagno ha una porta. Qual è l’aspetto psicologico più difficile da gestire in un ambiente così ristretto in un viaggio relativamente lungo?

La mancanza di spazio vitale e di privacy è sicuramente un elemento che bisogna imparare a gestire, e questo si fa attraverso l’addestramento. È importante per il successo della missione. Rispetto ad Apollo, il volume è quasi raddoppiato, quindi stanno un po’ meglio. Come diceva lei, hanno anche la toilette, un lusso che gli astronauti di Apollo non avevano. Chi si prepara a queste missioni sa bene cosa deve affrontare. La prossimità si gestisce creando un clima di amicizia e conoscenza: gli astronauti vengono selezionati anni prima proprio per farli diventare un gruppo affiatato, così da sopportare meglio anche i difetti reciproci.

Nella sua esperienza sullo Shuttle ha avuto qualche momento impegnativo da questo punto di vista?

Sì, inevitabilmente ci sono momenti in cui ci si urta letteralmente con i gomiti, perché lo spazio è poco. Anche lo Shuttle era così: la cabina era più grande, ma eravamo in sette. Per esempio, sullo Shuttle la toilette aveva la porta, ma non potevi chiuderla del tutto perché era dentro un “armadio”, le gambe restavano fuori. Serve attenzione e soprattutto addestramento, che comincia molto prima della partenza.

Durante questa missione la Orion compirà un un fly-by a 7.400 km dalla superficie lunare, raggiungerà la massima distanza dalla Luna (per un veicolo spaziale con umani a bordo) e poi ci sarà il rientro in atmosfera più veloce di sempre. Qual è secondo lei il momento più delicato fra queste manovre?

Sicuramente il rientro è un momento delicato, perché si entra in atmosfera ad altissima velocità. Lo scudo termico è l’unica cosa che separa gli astronauti dall’esterno che raggiunge oltre 2000 gradi. Il controllo consiste nel mantenere lo scudo nella posizione corretta. In questo caso il rientro avverrà alla velocità più alta mai raggiunta da un veicolo con esseri umani a bordo. Dal punto di vista della spettacolarità, invece, credo che il momento più emozionante sarà quando gireranno intorno alla Luna. Anche se a distanza maggiore rispetto agli astronauti di Apollo, vedranno una porzione molto più ampia della faccia nascosta, zone che nessun essere umano ha mai visto. Sarà spettacolare anche quando usciranno dalla copertura lunare e rivedranno la Terra da lontano. La bellezza di questo volo è che stavolta vedremo tutto in diretta, a colori, con una definizione impensabile ai tempi di Apollo.

Le sarebbe piaciuto fare una missione di questo tipo? E cosa avrebbe voluto vedere per prima durante un fly-by o un allunaggio?

Sicuramente mi sarebbe piaciuto. Ricordo l’emozione nel vedere le missioni lunari e pensare che un giorno avrei potuto fare qualcosa di simile, magari su Marte invece che sulla Luna. Poi sappiamo com’è andata: per 50 anni non siamo andati oltre l’orbita terrestre. Mi sarebbe piaciuto mettere piede sulla Luna, ma forse ancora di più su Marte, e vedere la Terra così bella e isolata come l’hanno vista gli uomini di Apollo.

A proposito di Marte e dei rinvii di Artemis: ora non sarà più Artemis 3 ad allunare, dato che adesso è stata riprogettata per test di docking con Starship, “passeggiate spaziali” con le nuove tute e altro. Pensa riusciremo davvero ad allunare con Artemis 4 nel 2028? E la Cina potrebbe sorprendere gli USA arrivando prima?

Sì, tutte queste possibilità esistono. Siamo ancora in una fase di definizione. Il successo di questa missione è importante ed è un punto fermo verso il 2028, ma ci sono ancora incognite. Una è il veicolo che deve allunare: Starship non ha ancora effettuato tutti i collaudi e non ha mai volato nello spazio, ma ha fatto solo voli suborbitali. Finché non funziona tutto come previsto, resta un’incognita. I cinesi, invece, stanno procedendo con un progetto molto definito. Hanno già fatto atterrare diverse sonde, anche sulla faccia nascosta della Luna, cosa che nessun altro ha fatto. Hanno dimostrato capacità tecnologiche importanti. Quindi sì, esiste la possibilità che arrivino prima. Credo proprio che il timore di essere sorpassati dai cinesi abbia dato alla NASA la spinta giusta per per accelerare.

Un po' una replica di quello che è successo con l'ex Unione Sovietica oltre mezzo secolo fa

Sembra quasi inevitabile che per far funzionare le cose ci voglia una sfida

L’ultima domanda è sulla "conquista" di Marte, che continuiamo a posticipare anche alla luce dei molteplici ostacoli che emergono dalla ricerca. Quando pensa avremo la tecnologia per riuscirci?

Credo che ci vorrà almeno un decennio per mettere a punto tutte le tecnologie. Se questo sarà possibile entro la fine del prossimo decennio dipende dalle decisioni politiche e dalla situazione geopolitica. Purtroppo, in questo momento l’umanità non brilla per capacità di guardare al futuro. Ci stiamo danneggiando da soli rispetto alle sfide che abbiamo davanti: cambiamenti a livello globale, energia e risorse sempre più scarse, perché la popolazione cresce e con essa le necessità. Di fronte a tutto questo, non guardiamo al futuro ma al presente, spesso in modo sbagliato. In questa situazione parlare di Marte sembra fantascienza. Se ci fossero le decisioni politiche, economiche e tecnologiche giuste, forse potremmo farcela in un decennio, ma temo che non sarà così.

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