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“L’ADHD non è solo una sfida, può avere dei punti di forza”: i risultati di uno studio sulla neurodiversità

Secondo il paradigma della neurodiversità l’ADHD è una delle possibili espressioni della variabilità umana. Questo è il primo studio sui “punti di forza” psicologici a essa associati negli adulti.
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Il disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, più comunemente noto come ADHD, è un disturbo neuroevolutivo che si manifesta quasi sempre durante l'infanzia. Anche se erroneamente a volte viene confuso con un carattere sbadato o distratto, questa condizione si definisce per la presenza di sintomi importanti e pervasivi di attenzione, iperattività e impulsività in tutti gli ambiti della vita del bambino e a volte, se il disturbo non è stato diagnosticato prima, anche nell'adulto

Oggi però per la prima volta uno studio ha provato a indagare questa condizione da un punto di vista nuovo, concentrandosi non sui sintomi, ma sui possibili "punti di forza" associati a questa condizione. Questo approccio si basa sul cosiddetto "paradigma della neurodiversità", secondo cui condizioni di funzionamento cognitivo atipico, come l'autismo o l'ADHD, fanno parte naturale della variabilità umana e non vanno quindi patologizzate. Come spiega la Clinica Gam Medical, "invece di correggere queste differenze, la neurodiversità invita a valorizzarle, riconoscendo che esse possono offrire importanti contributi alla società".

I punti di forza associati all'ADHD

Adottando questo approccio, un gruppo di ricercatori dell'University of Bath, del King's College London e del Radboud University Medical Center nei Paesi Bassi ha condotto il primo studio su larga scala con l'obiettivo di quantificare i punti di forza psicologici associati all'ADHD negli adulti o meglio quegli aspetti che le persone con questa condizione percepiscono come punti di forza.

I ricercatori hanno così stilato una lista di 24 tratti positivi, come creatività, intuito, spontaneità e iperconcentrazione, poi hanno chiesto a due gruppi di persone adulte, uno composto da 200 persone con ADHD e uno da altrettanti partecipanti senza ADHD, di esprimere un punteggio su quanto si identificassero in queste qualità.

Complessivamente è emerso che i partecipanti con ADHD si sono identificati in dieci punti di forza in media di più rispetto a quanto hanno fatto i partecipanti del gruppo di confronto. Tra questi c'erano iperconcentrazione su temi di interesse, creatività, intuito e spontaneità.

Questo può contribuire a cambiare il modo di concepire e affrontare queste condizioni: "Sebbene l'ADHD sia spesso associato a problemi quali impulsività, smemoratezza e disattenzione, questa nuova ricerca evidenzia un cambiamento importante: l'importanza di riconoscere e sfruttare i propri punti di forza", sostengono i ricercatori della University of Bath.

L'obiettivo: valorizzare la neurodiversità

L'obiettivo di questo studio non è sminuire le difficoltà che l'ADHD può implicare, ma mostrare come riconoscere e sfruttare le qualità positive ad essa associate possano migliorare il loro benessere complessivo. Lo studio ha rilevato infatti che i partecipanti con ADHD avevano le stesse probabilità dei partecipanti neurotipici di scoprire e usare i loro punti di forza. Tra i benefici associati riscontrati in entrambi i gruppi in chi era consapevole dei propri punti di forza ci sono una presenza inferiore di sintomi di ansia o depressione, migliore qualità della vita e maggiore benessere.

"È importante educare le persone affette da ADHD non solo sulle sfide, ma anche sui loro potenziali punti di forza per migliorare la qualità della vita e ridurre i rischi nel lavoro o nell'istruzione", ha spiegato Martine Hoogman, professoressa del Radboud University Medical Center e autrice senior dello studio. Questo approccio, che le stesse persone con ADHD chiedono da tempo, punta infatti a trovare e promuovere strategie per riconoscere i punti di forza delle neurodiversità e migliorare la loro quotidianità nei diversi ambiti della loro vita.

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