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La voce può cambiare il modo in cui immaginiamo i volti: il motivo è nel nostro cervello

Secondo un nuovo studio dell’Università di Milano-Bicocca, è la voce, e non l’aspetto fisico, a determinare per davvero l’immagine mentale che si costruisce nella mente altrui.
A cura di Niccolò De Rosa
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Si dice che la prima impressione sia quella che conta, tuttavia il modo in cui parliamo può riscrivere completamente l'immagine mentale che l'altra persona si è fatta di noi. È questa la scoperta di un nuovo studio dell'Università di Milano-Bicocca che ha approfondito gli effetti che la voce umana può sortire sul nostro cervello, in particolare sulla sua capacità di creare rappresentazioni delle persone con cui interagiamo. La ricerca, firmata dagli psicologi Matteo Masi e Marco Brambilla, è stata pubblicata sulla rivista Social Psychological and Personality Science e dimostra come la voce umana possa prevalere sulla percezione visiva per riscrivere le immagini mentali dei volti che incontriamo per la prima volta

Il cervello non memorizza, ma ricostruisce

Secondo quanto osservato dai ricercatori, durante il primo incontro con uno sconosciuto, il volto viene osservato soprattutto per memorizzarne i tratti e non per esprimere un giudizio consapevole. Eppure, spiegano gli studiosi, ascoltare poche parole può essere sufficiente per trasformare radicalmente quella rappresentazione iniziale. "Le impressioni sociali non sono scolpite nella pietra", sottolinea Masi. La mente non si limita a registrare ciò che vede, ma integra informazioni provenienti da più sensi, rielaborandole in modo continuo.

Per studiare questo processo, i ricercatori hanno utilizzato una metodologia chiamata reverse correlation, che permette di "visualizzare" le immagini mentali dei volti prima e dopo l'ascolto di una voce. Ai partecipanti veniva presentato un volto, seguito da una voce con tono positivo, dolce e gentile, oppure negativo, freddo e ostile.

Confrontando le rappresentazioni, è così emerso come la voce fosse in grado di rivoluzionare l'immagine del volto conservata nella memoria dei partecipanti. Quando a un volto percepito inizialmente in modo poco favorevole seguiva una voce positiva, l'immagine mentale diventava più aperta, affidabile e gradevole. Accadeva anche l'opposto, quando una voce ostile rendeva più severo e negativo un volto che in precedenza appariva rassicurante.

Un processo automatico e multisensoriale

Secondo gli autori, questa integrazione tra vista e udito avviene in modo spontaneo, anche quando il compito iniziale non è quello di giudicare, ma solo di ricordare un volto. "La nostra mente non fotografa le persone, le costruisce continuamente", osserva Brambilla. Ogni nuova informazione (un gesto, una parola, una voce) può modificare ciò che si crede di vedere.

Le implicazioni, per gli autori dell'indagine, possono essere ampie, dalle strategie per il reclutamento del personale, dove una breve interazione può orientare una valutazione, ai contesti giudiziari, fino alle relazioni con assistenti vocali e avatar di intelligenza artificiale. Anche nei media e nella politica, la costruzione della fiducia passa sempre più attraverso segnali rapidi e multisensoriali. In un mondo ibrido tra reale e digitale, comprendere come nascono le impressioni può aiutare a evitare fraintendimenti e a rendere più consapevoli le decisioni.

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