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Covid 19
17 Gennaio 2022
17:03

La terza dose di vaccino Covid potenzia la risposta delle cellule T contro la variante Omicron

Un team di ricerca dell’Università dell’Arizona ha determinato che la terza dose di vaccino Covid migliora la memoria immunitaria dei linfociti T contro Omicron.
A cura di Andrea Centini
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La terza dose di vaccino anti Covid (il richiamo o booster) migliora sensibilmente la risposta immunitaria contro la variante Omicron (B.1.1.529) del coronavirus SARS-CoV-2. Nello specifico, oltre ad aumentare il livello di anticorpi neutralizzanti, determina un vantaggio significativo nella memoria immunitaria delle cellule T o linfociti T, i globuli bianchi specializzati nel riconoscere e distruggere le cellule già infettate da un patogeno, come appunto quello responsabile della COVID-19. Tale prezioso beneficio evidenzia l'importanza della terza dose nel contrasto alla pandemia e in particolar modo alla variante emersa in Sudafrica alla fine di novembre, principale motore dell'ondata di casi che sta investendo l'Italia e altri Paesi (la prevalenza rilevata nell'ultima indagine è dell'81 percento).

A determinare che la terza dose di vaccino Covid migliora la memoria immunitaria delle cellule T è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati del Dipartimento di Immunobiologia del College di Medicina-Tucson dell'Università dell'Arizona, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina della Famiglia e della Comunità. I ricercatori, coordinati dal professor Janko Nikolich-Zugich, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver sottoposto a vari test di laboratorio i campioni di sangue ottenuti da vari gruppi di pazienti. Gli studiosi hanno coinvolto nella ricerca 345 persone vaccinate con due o tre dosi di vaccino anti Covid a RNA messaggero (mRNA) – ovvero lo Spikevax di Moderna-NIAID e il Comirnaty di Pfizer e BionTech – e pazienti guariti dalla COVID-19, l'infezione provocata dal patogeno pandemico. Nel gruppo dei guariti c'era un sottogruppo di persone che aveva ricevuto due dosi di vaccino a mRNA dopo aver superato la malattia. Tutti facevano parte dello studio “AZ HEROES” dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC – Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) statunitensi. Sono stati utilizzati anche 32 campioni di controllo ottenuti prima dello scoppio della pandemia.

Dai test di laboratorio è emerso che le risposte delle cellule T contro i peptidi della proteina S o Spike della variante Omicron sono state in gran parte conservate in tutte le coorti con memoria immunitaria stabilita dalla vaccinazione o dall'infezione naturale. “Le risposte delle cellule T che producono IFN-gamma (un tipo di interferone NDR) sono rimaste equivalenti contro il ceppo ancestrale (WA1/2020), con una perdita (<20%) delle risposte polifunzionali singole di IL-2 o IL-2+IFN-gamma+”, scrivono gli autori dello studio, evidenziando un lieve livello di efficacia dovuto verosimilmente alle numerose mutazioni della variante Omicron. Nonostante ciò, le persone che avevano ricevuto tre dosi di vaccino anti Covid hanno presentato risposte nelle cellule T simili a quelle dei pazienti vaccinati che avevano superato l'infezione, mostrando risposte “significativamente più elevate rispetto a coloro che hanno ricevuto due dosi di vaccino mRNA”. “Questi risultati – concludono gli esperti – forniscono ulteriori prove del fatto che un regime vaccinale a tre dosi avvantaggia l'induzione di una memoria immunitaria funzionale ottimale dei linfociti T”. Il risultato della ricerca è stato citato su Twitter anche dal professor Eric Topol, cardiologo, docente di medicina molecolare e direttore del The Scripps Research Translational Institute di La Jolla, negli Stati Uniti.

Si ricordi che la nostra risposta immunitaria si basa sia sulla risposta umorale (o anticorpale) che su quella cellulare, che coinvolge i linfociti T e le cellule B della memoria. I primi, come indicato, attaccano le cellule già infettate dal patogeno, le seconde conservano invece la “memoria” del nemico, restando pronte a produrre nuovi anticorpi neutralizzanti non appena l'organismo viene nuovamente esposto. I dettagli della ricerca “Resilient T cell responses to B.1.1.529 (Omicron) SARS-CoV-2 variant” sono stati caricati sul database online MedrXiv, in attesa della revisione paritaria e della pubblicazione su una rivista scientifica.

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