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La svolta di Elena: “Mi sono sempre sentita diversa, poi ho scoperto di essere una persona altamente sensibile”

Essere una persona altamente sensibile non significa soltanto essere più emotivi o empatici, ma è un tratto della personalità, più comune di quanto si possa pensare. Elena Lupo, 40 anni, ha raccontato a Fanpage.it come scoprirlo ha cambiato la sua vita: “Da piccola sentivo tutto, a volte era difficile”.
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Foto di Elena Lupo
Foto di Elena Lupo

Elena Lupo ha 40 anni, vive a Bologna ed è una "persona altamente sensibile". Lo è sempre stata ma lo ha scoperto solo alla soglia dei 30 anni, quando per la prima volta – ha raccontato a Fanpage.it – ha smesso di sentirsi quella "diversa" o la "strana" del gruppo. D'altronde, quello di sentirsi incompresi è un destino comune alle persone altamente sensibili. Si tratta infatti di una condizione ancora poco nota, sebbene negli ultimi anni se ne stia parlando sempre più spesso.

È importante specificare che l'alta sensibilità non è una patologia, ma è un tratto innato della personalità, o meglio del temperamento, noto come "sensibilità all'elaborazione sensoriale". Questo tratto porta a reagire più intensamente agli stimoli sensoriali, interni e ambientali. La definizione di persone altamente sensibili – in inglese Highly Sensitive People (HSP)è piuttosto giovane in psicologia. La prima a formalizzarlo è stata infatti la ricercatrice e psicoterapeuta Elaine Arone alla fine degli anni '90 e ancora oggi è oggetto di studi e ricerche.

Le persone altamente sensibili non sono solo più sensibili nel senso tradizionale del termine,  ma hanno una più generale predisposizione a recepire gli stimoli, osservare i dettagli e ad analizzare ciò che accade fuori e dentro di loro. Qui abbiamo spiegato quali sono le caratteristiche che le definiscono. Come ha spiegato Aron, questo tratto potrebbe essere più comune di quanto si possa pensare: interesserebbe infatti circa il 20-30% della popolazione.

Non essendo una patologia, non esiste nemmeno un metodo o test per diagnosticarla. Tuttavia, esiste un test di autovalutazione, la Highly Sensitive Person Scale, elaborata a fine degli anni '90 dalla stessa Aron, che permette di misurare la sensibilità all'elaborazione sensoriale, ovvero il tratto che definisce le persone altamente sensibili. Ma è un test di autovalutazione, non uno strumento medico.

Oggi Elena, oltre a essere presidente dell'Associazione Persone Altamente Sensibili HSP Italia, è una consulente internazionale sull'alta sensibilità e una formatrice in neuropsicosomatica. Ha trasformato quello che per anni aveva percepito come una stranezza, qualcosa che la rendeva diversa, nel suo lavoro. A Fanpage.it ha raccontato la sua storia.

Quando hai scoperto di essere una persona altamente sensibile?

Ho scoperto di essere una persona altamente sensibili nel 2013, quindi 13 anni fa, grazie a un libro che mi regalò per Natale una persona che mi conosceva molto bene. In realtà però avevo sempre sentito che in me c'era qualcosa di diverso, ma per anni sentivo di essere io il problema, quella strana o diversa. Scoprire invece che esistessero persone che avevano le mie stesse caratteristiche ha cambiato tutto.

Cos'era che ti faceva sentire diversa?

Ho sempre avuto un modo molto profondo di vivere qualsiasi cosa, ma puntualmente per altri ero quella pesante o esagerata. Noi persone altamente sensibili siamo delle spugne emotive, per cui siamo influenzati, anche a nostro malgrado, da tutto quello che ci succede intorno. Non solo quello che ci viene detto, perché spesso gli altri percepiscono questa nostra profondità e diventiamo per loro dei confidenti, ma anche quello che non ci viene detto riusciamo a percepirlo lo stesso.

È un bene o un male?

Entrambe forse, poi dipende molto da altri fattori, anche dal tuo grado di consapevolezza. Io ad esempio ricordo che fin da ragazzina ero molto felice di sentirmi un punto di riferimento per gli altri, mi faceva stare bene, ma allo stesso tempo ho sofferto moltissimo quando non mi sentivo riconosciuta in questa mia qualità.

Ci fai capire meglio

Essere altamente sensibile significa avere anche una spiccata capacità di elaborazione e associazione delle informazioni. Questo mi ha portato spesso a dare dei consigli a fin di bene, ma molte volte mi sono sentita fraintesa. Se ripenso al passato, mi vengono in mente tutte le volte in cui mi è stato detto "Sei pesante, sei esagerata”.

Come ti facevano sentire quelle parole?

Tristezza, ma soprattutto solitudine. Se ci penso mi emoziona ancora adesso. Mi sono sentita sola per tre quarti della mia vita. Ovviamente avevo i miei amici, la famiglia, però ho iniziato veramente a sentire che non ero sola quando ho scoperto questa cosa, ho iniziato a incontrare persone come me e a fare della sensibilità un vantaggio per me e per gli altei

Essere altamente sensibili è un tratto che riguarda solo l'emotività?

No, non solo. Abbiamo anche una forte ricettività agli stimoli ambientali, ad esempio luci, suoni e rumori. Anche da questo punto di vista ci sono aspetti negativi ma anche positivi. Tutti questi input possono sovraccaricare il nostro sistema nervoso, questo può esporci a un rischio maggiore di stress o burnout.

Ma per quanto mi riguarda io ho sempre vissuto in modo positivo questa maggiore sensibilità alle cose che mi circondano. Anche i dettagli più piccoli mi danno delle emozioni, dalla luna piena alla lana morbida di un maglione.

L'alta sensibilità è un tratto innato. Com'è stato essere una bambina altamente sensibile?

Quando sei un bambino altamente sensibile senti e osservi tutto, proprio come succede da adulto, la differenza è che i bambini non hanno gli strumenti cognitivi per gestire tutti questi stimoli e rischiano di finirne sovrastati. Mi sentivo anche io così. Senti come sta la mamma, come sta il papà, i nonni, il tuo compagno di banco. È come se fossi nata già adulta, se vedi le mie foto da piccola praticamente avevo già lo sguardo adulto. Osservavo tutto, sentivo tutto e rimuginavo su tutto.

Cosa ti faceva più male?

Sicuramente il sentirmi fraintesa e i cambiamenti nella mia sfera affettiva. Ricordo ancora adesso la sofferenza che ho provato quando la mia maestra ci lasciò per cambiare lavoro. Ma soffrivo anche quando vedevo le persone della mia vita stare male. Una delle caratteristiche delle persone altamente sensibili è proprio questa, si chiama "teoria della mente", ovvero un istinto molto forte a mettersi nei panni dell'altro. Poi in adolescenza le cose sono diventate anche più difficili.

Cosa ricordi della te adolescente?

Sono sempre stata molto profonda, non riuscivo tanto a fare i discorsi tipici dell'adolescenza, ma tendevo già a parlare di tematiche importanti, come il senso della vita, la morte. Ma questo interesse profondo verso le cose importanti e la fatica a stare nella superficialità mi hanno creato molti problemi perché nella società di oggi si tende a premiare più chi è superficiale, non chi è profondo.

Com'è cambiata la tua vita dopo che hai capito di essere una persona altamente sensibile? 

È cambiata totalmente, ti direi almeno da tre punti di vista. La cosa più impattante è stato sentirmi finalmente legittimata. Pensa di trascorrere una vita a sentirti diversa, strana, e poi finalmente un giorno riuscire a dirti: "Il mio modo di funzionare è diverso, ma va bene così". Fare questo passaggio mi ha dato un'enorme pace interiore e poi mi ha permesso di cambiare molte altre cose nella mia vita.

A cosa ti riferisci?

Ho finalmente smesso di sforzarmi di essere qualcun altro. Questo mi ha permesso di fare delle scelte diverse, che rispettassero di più la mia vera natura, nell'amicizia, nelle relazioni e perfino nel lavoro. Per questo oggi sono diventata una formatrice e consulente per le persone altamente sensibili.

Oggi non soffri più?

Oggi ho imparato a prendermi cura di me e questo è stato essenziale perché prima non lo facevo. Ho imparato a conoscermi bene, ad accettarmi profondamente e allora ho imparato anche a lavorare attraverso la mia sensibilità, trasformandola in un vantaggio, piuttosto che in qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi.

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