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La NASA comunica che alle 19:06 di oggi 21 marzo un asteroide si avvicinerà alla Terra

L’asteroide 2026 FS scoperto il 17 marzo compirà questa sera un passaggio ravvicinato alla Terra. Il “sorvolo”, come indicato dalla NASA, avverrà alle 19:06 ora italiana. Il sasso spaziale ha un diametro compreso tra i 21 e i 50 metri. Il passaggio sarà assolutamente sicuro per il nostro pianeta.
A cura di Andrea Centini
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Illustrazione di un asteroide. Credit: iStock
Illustrazione di un asteroide. Credit: iStock

Alle 19:06 ora italiana (le 18:06 del Tempo Coordinato Universale – UTC) di oggi, sabato 21 marzo 2026, un asteroide grande come un aereo compirà un passaggio ravvicinato alla Terra. Il sasso spaziale, classificato come 2026 FS, come comunicato dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA passerà infatti ad appena 809.000 chilometri dal nostro pianeta. È circa il doppio della distanza che ci separa in media dalla Luna, 384.000 chilometri. Potrebbe apparire una distanza significativa, ma in termini squisitamente astronomici non lo è affatto. Fortunatamente l'asteroide di classe Apollo non comporta alcun rischio di impatto con la superficie terrestre.

Come si evince dai dati MPEC del Minor Planet Center (MPC), l'asteroide 2026 FS è stato identificato per la prima volta martedì 17 marzo 2026 alle ore 02:23 UTC (le 03:23 ora italiana) dal sistema di sorveglianza ATLAS South Africa (W94). Fa parte dello stesso progetto scientifico Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System (ATLAS) che ha scoperto l'oggetto interstellare 3I/ATLAS, tuttavia nel caso di 2026 FS è stato coinvolto un osservatorio in Sudafrica e non Cile. I dati mostrano che l'oggetto è stato identificato la prima volta solo quattro giorni prima del flyby sulla Terra; se fosse stato in rotta di collisione con il nostro pianeta, non avremmo potuto fare nulla per evitare l'impatto, ma solo evacuare le zone a rischio. Come spiegato dalla responsabile della Difesa Planetaria della NASA Kelly Fast, non siamo pronti a difenderci dagli asteroidi "killer di città".

2026 FS risulta essere leggermente più piccolo di questa classe di oggetti, che hanno un diametro compreso tra i 50 e i 100 metri e sono così chiamati perché, in caso di impatto, sono in grado di distruggere completamente una città. Secondo i dati del Near-earth objects coordination centre dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), 2026 FS ha un diametro compreso tra i 21 e i 50 metri, quindi il limite massimo rientrerebbe nella classificazione dei killer di città. Secondo il Center for Near Earth Object Studies (CNEOS) della NASA il diametro è invece compreso tra i 21 e i 47 metri; curiosamente, nell'elenco di “Prossimi cinque avvicinamenti di asteroidi” della NASA viene indicato un diametro "conservativo" di 26 metri, con il paragone dell'aereo di linea. Al di là delle dimensioni, questo sasso spaziale per il momento non comporta alcun tipo di pericolo per il nostro pianeta. Questa sera passerà sopra le nostre teste a una velocità di circa 55.000 chilometri orari (15.43 km/s) a una distanza di assoluta sicurezza.

Ma come spesso evidenziano astronomi e astrofisici, non è questione di se saremo colpiti da un asteroide, ma di quando. Proprio per questo si stanno approntando missioni di difesa planetaria alla stregua di DART, che nel 2022 ha dimostrato che siamo in grado di deviare un asteroide con un impatto cinetico. Il problema degli oggetti come 2026 FS risiede nel fatto che vengono scoperti a ridosso del passaggio ravvicinato alla Terra, quindi non ci sarebbe il tempo necessario per intervenire, nemmeno se avessimo qualche contromisura pronta per essere lanciata. Il rischio è che, in futuro, possa ripetersi un incidente simile a quello della meteora di Chelyabinsk del 2013 o, ancor peggio, a quello dell'Evento di Tunguska del 1908, ma su aree densamente popolate. Gli effetti sarebbero catastrofici. Per questo motivo è fondamentale che siano costantemente attivi sistemi di sorveglianza come ATLAS e che si continuino a studiare metodi per proteggerci dalle minacce provenienti dallo spazio. L'avveniristico osservatorio Vera Rubin recentemente entrato in funzione potrebbe aiutarci a scoprire con largo anticipo i sassi spaziali potenzialmente pericolosi.

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