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La cometa 41P/TGK ha rallentato e invertito il senso di rotazione, NASA: “Mai visto prima”

La cometa 41P/Tuttle–Giacobini–Kresak (41P/TGK) ha rallentato il suo senso di rotazione fino a invertirlo. La NASA ha documentato questo comportamento rarissimo per la prima volta.
A cura di Andrea Centini
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Illustrazione della cometa 41P/Tuttle–Giacobini–Kresak (41P/TGK) che inverte il senso di rotazione. Credit: NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI)
Illustrazione della cometa 41P/Tuttle–Giacobini–Kresak (41P/TGK) che inverte il senso di rotazione. Credit: NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI)

Nel cuore del Sistema Solare c’è una piccola cometa che ha rapidamente rallentato la sua rotazione fino a invertirla. Si tratta della cometa gioviana 41P/Tuttle–Giacobini–Kresak (41P/TGK), un astro chiomato con un diametro di circa 1 chilometro, identificato per la prima volta da Horace Parnell Tuttle il 31 maggio 1858 e successivamente riscoperto dagli altri due studiosi che le hanno dato il nome. Ha un periodo orbitale di circa 5,4 anni e, secondo i calcoli degli esperti, potrebbe occupare la sua attuale orbita da circa 1.500 anni. Tuttavia rischia di autodistruggersi in tempi relativamente brevi, un processo legato proprio all’inversione della rotazione osservata dagli astronomi. È la prima volta che gli scienziati della NASA osservano un comportamento del genere, scoperto analizzando dati d’archivio raccolti dal celebre Telescopio Spaziale Hubble (che nei prossimi anni, probabilmente nel 2033, precipiterà sulla Terra in caduta incontrollata). Questo cambio di rotazione si è verificato nel 2017, tra i mesi di giugno e dicembre, quando la cometa 41P/TGK ha mostrato un significativo calo dell’attività rispetto a quanto osservato nel 2001, un dato che evidenzia un’evoluzione importante del nucleo, passaggio dopo passaggio nei pressi della nostra stella.

A scoprire e descrivere questo comportamento mai visto prima in una cometa è stato il dottor David Jewitt, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Planetarie e Spaziali dell’Università della California di Los Angeles (UCLA). Lo studioso si è accorto che i dati della cometa presenti nel database Mikulski Archive for Space Telescopes – un archivio con immagini e dati spettroscopici raccolti nel corso di oltre 30 anni – non erano stati ancora analizzati. Dalla sua indagine è emersa la peculiarità di un comportamento rotazionale estremamente raro, mai osservato prima. Ma come ha fatto una cometa a invertire il proprio senso di rotazione? Tutto è legato alla sublimazione delle sacche di ghiaccio sulla superficie del nucleo cometario e alle piccole dimensioni di 41P/TGK: un raggio di 500 metri (con un margine di errore di ±100 metri) è davvero molto piccolo per un astro chiomato.

In parole semplici, quando una “palla di ghiaccio e polveri” si avvicina al Sole e viene riscaldata, le sacche superficiali emettono dei getti che possono funzionare come gli ugelli di un motore a reazione, fornendo una spinta. Se ne è parlato molto anche in relazione ai getti di 3I/ATLAS, tre dei quali disposti simmetricamente a 120° di distanza l’uno dall’altro (una disposizione "sospetta" secondo il professor Avi Loeb) e uno lunghissimo – l’anticoda – nella direzione di viaggio. Se l’oggetto è sufficientemente piccolo, la propulsione indotta da tali getti può contrastare la rotazione del nucleo cometario fino a invertirla. Il fenomeno è ben descritto nell'animazione sottostante.

I getti di gas che fuoriescono dalla superficie possono agire come piccoli propulsori”, ha affermato in un articolo della NASA il dottor Jewitt. “Se questi getti sono distribuiti in modo non uniforme, possono modificare drasticamente la rotazione di una cometa, soprattutto se di piccole dimensioni”, ha spiegato l’esperto, aggiungendo un paragone con una giostra: “Se gira in una direzione e tu spingi contro quella direzione, puoi rallentarla e invertirne il movimento.” Come indicato, questo processo sarebbe avvenuto tra giugno e dicembre 2017, durante il passaggio al perielio, quando la cometa è passata da circa 20 ore a circa 53 ore di periodo rotazionale in poche settimane, per poi mostrare un nuovo periodo di 14,4 ore. Secondo il dottor Jewitt, i “propulsori” innescati dal degassamento naturale hanno frenato la rotazione fino a invertirne il senso. È interessante notare che la produzione di gas è diminuita di circa 10 volte tra il passaggio del 2001 e quello del 2017, sintomo del possibile esaurimento delle sacche di ghiaccio superficiali.

A causa delle piccole dimensioni, questa forza torcente può avere un effetto catastrofico sul nucleo cometario, che potrebbe autodistruggersi in tempi relativamente brevi. “Le simulazioni basate sulla forza torcente e sui tassi di perdita di massa suggeriscono che le continue variazioni di rotazione potrebbero alla fine portare all’instabilità strutturale della cometa 41P/TGK. Se una cometa ruota troppo velocemente, le forze centrifughe possono superare la sua debole gravità e resistenza, causando potenzialmente la frammentazione o persino la disintegrazione”, scrive la NASA. Il dottor Jewitt ipotizza l’autodistruzione del nucleo in tempi rapidi, anche se è possibile che la cometa sia sulla sua orbita da 1.500 anni. A causa delle sue caratteristiche, la cometa 41P/TGK potrebbe essere il frammento di un corpo più grande. I dettagli della ricerca “Reversal of Spin: Comet 41P/Tuttle–Giacobini–Kresak” sono stati pubblicati su The Astronomical Journal.

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