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Cambiamenti climatici

Italia sempre più assetata: in 30 anni perso il 18% delle piogge

A causa dei cambiamenti climatici in Italia piove molto meno che in passato: negli ultimi 30 anni persi 50 miliardi di metri cubi d’acqua legati alle piogge. La siccità sta colpendo duramente regioni storicamente piovose.
A cura di Andrea Centini
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L'Italia è un Paese sempre più preda della siccità, uno dei fenomeni più preoccupanti legati al riscaldamento globale. A certificarlo i nuovi dati pubblicati dall'Osservatorio ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di bonifica e di irrigazione) sulle Risorse Idriche, che evidenziano un vero e proprio crollo degli eventi meteorici in Italia negli ultimi decenni. Nello specifico, a partire dai dati dell'European Centre for Medium-Range Weather Forecasts-ECMWF, l'ANBI ha rilevato che nel Bel Paese nel periodo compreso tra il 1991 e il 2020 la media della pioggia caduta annualmente è stata di 255 miliardi di metri cubi, contro i 300 miliardi di metri cubi della media storica registrata fino al 1970. In altri termini, negli ultimi trenta anni in Italia è piovuto il 18 percento in meno rispetto a quanto avveniva mediamente mezzo secolo fa. Insomma, viviamo in un Paese decisamente più secco che in passato.

I dati dell'ANBI non sono sorprendenti, considerando quanto oggi sono evidenti gli effetti della siccità in Italia. Si ricordi ad esempio la secca del Po dell'anno scorso, che ha fatto riaffiorare dal fondale resti di animali preistorici, oltre a barche e mezzi affondati durante la Seconda Guerra Mondiale. In base ai dati dell'ARPA, nella sola Lombardia nel 2022 mancavano oltre 2 miliardi di metri cubi d'acqua nei bacini considerati “grandi serbatoi”, come Lario, Sebino e Verbano. Quest'anno a balzare agli occhi della cronaca nazionale è il livello drammatico del Lago di Garda, che già a fine febbraio aveva fatto emergere l'istmo che collega l'isola dei Conigli (di solito accade in estate), permettendo così in larghissimo anticipo il transito pedonale. Del resto il più grande lago d'Italia non raggiungeva un livello così basso dal 1953, cioè da 70 anni. E se soffrono così tanto grandi fiumi e laghi, la situazione non è certo migliore per quelli minori.

A rendere particolarmente significativo il crollo delle precipitazioni anche un fenomeno curioso, che negli ultimissimi anni ha determinato una sorta di “giravolta”; le regioni storicamente più piovose sono rientrate fra quelle che soffrono di più. L'ANBI spiega fino a 3 anni fa tra le regioni più piovose figuravano il Friuli Venezia Giulia – definito il “catino d'Italia” con 1.238,7 millimetri -; il Trentino Alto Adige (1234,3 millimetri); la Valle D'Aosta (1.153,5 millimetri); il Veneto (995,5 millimetri); il Piemonte (950,2 millimetri); la Lombardia (923,6 millimetri) e la Liguria (905,6 millimetri). Oggi sono tutte regioni colpite da una siccità significativa. Paradossalmente la Sardegna, che 3 anni fa era all'ultimo posto con soli 516,2 millimetri di pioggia (preceduta dalla Sicilia con 518,3 millimetri e dalla Puglia con 622,9 millimetri), è invece tra le regioni virtuose perché ha trasformato la sua “sete” storica in una opportunità, sviluppando invasi e reti idriche per conservare e distribuire la poca acqua raccolta.

“È incredibile come siano bastati solo 1000 giorni a cambiare radicalmente la condizione idrica dell'Italia, dove oggi sono proprio i territori del Nord a soffrire maggiormente. Illuminante è l'esempio della Sardegna che, da regione più assetata del Paese, ha saputo adattarsi, dotandosi di importanti invasi e di schemi idrici per spostare l'acqua fra territori. In assenza di dati ufficiali di sintesi, mettiamo la nostra analisi al servizio della politica, perché indicativa del trend, da cui partire per riempire di contenuti la cornice del Decreto Acqua”, ha dichiarato in un comunicato stampa il dottor Francesco Vincenzi, Presidente dell'Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue.

La siccità estrema non è naturalmente un problema solo italiano. Gli scienziati del Copernicus Climate Change Service (C3S) hanno recentemente pubblicato l'European State of the Climate (ESOTC) 2022, nel quale è stato riportato che lo scorso anno è stato il più secco nella storia dell'Europa. Il mese di maggio è stato quello con meno precipitazioni in assoluto. Durante l'inverno alcune località hanno perso quasi 50 giorni innevati, mentre i ghiacciai alpini hanno avuto una riduzione media di spessore di 3,5 metri. Il 63 percento dei fiumi, inoltre, ha avuto una portata inferiore rispetto a quella della media storica. Anche l'intelligenza artificiale ha tratteggiato un futuro a tinte fosche a causa della siccità estrema che colpisce il pianeta a causa dell'uomo.

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