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Influenza, persone infette e sane nella stessa stanza ma nessun contagio: come è possibile

Un test condotto a Baltimora ha fatto convivere giovani universitari con l’influenza e adulti sani nella stessa stanza, senza che si verificasse alcun contagio. Le ipotesi dei ricercatori.
A cura di Valeria Aiello
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Giovani universitari con l’influenza e adulti sani hanno trascorso intere giornate in una stessa stanza, senza che si verificasse alcun contagio. È questo il risultato, inatteso, di un test condotto a Baltimora nell’ambito di uno studio scientifico sulla trasmissione del virus influenzale. Un esito che non mette in discussione la contagiosità dell’influenza, ma solleva una domanda centrale: com’è possibile che, in quelle condizioni, il virus non si sia trasmesso?

Lo studio è stato coordinato da ricercatori delle Facoltà di Salute Pubblica e Ingegneria dell’Università del Maryland a College Park e della Facoltà di Medicina di Baltimora, ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica PLOS Pathogens. Si tratta del primo studio clinico in ambiente controllato che analizza la trasmissione aerea dell’influenza tra persone con infezione confermata e individui non infetti. L’obiettivo era capire quali fattori rendano davvero possibile il contagio, andando oltre l’idea che la semplice vicinanza sia sufficiente.

In questo periodo dell’anno sembra che tutti contraggano l’influenza. Eppure il nostro studio non ha mostrato alcuna trasmissione” spiega il professor Donald Milton, docente di Salute ambientale dell’Università del Maryland ed esperto internazionale di aerobiologia delle malattie infettive. “Questo ci costringe a chiederci cosa ci dica davvero l’evidenza scientifica su come l’influenza si diffonde e su come possiamo fermare le epidemie”.

I risultati suggeriscono che la trasmissione dell’influenza sia un processo più complesso di quanto finora ritenuto,  legato a una combinazione di condizioni ambientali, caratteristiche individuali e modalità di diffusione del virus, e non soltanto dalla prossimità fisica.

In questo senso, lo studio si inserisce nel quadro più ampio delle raccomandazioni delle agenzie sanitarie internazionali, che continuano a indicare l’influenza come una malattia respiratoria potenzialmente grave e ampiamente diffusa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che ogni anno fino a un miliardo di persone nel mondo contraggono l’influenza stagionale e che la prevenzione resta una priorità globale.

Il test sull’influenza condotto a Baltimora

Il test si è svolto su un piano di un hotel messo in quarantena nell’area di Baltimora, utilizzato come ambiente di studio controllato. Tra il 2023 e il 2024, i ricercatori hanno coinvolto cinque giovani universitari con influenza confermata (età media 21 anni) e undici adulti sani di mezza età (età media 36 anni), suddivisi in due coorti sperimentali.

Per due settimane, i partecipanti hanno condiviso spazi e attività quotidiane progettate per simulare situazioni reali di interazione: conversazioni faccia a faccia, esercizi fisici leggeri come yoga e stretching, momenti di socialità e persino la condivisione di oggetti di uso comune come penne, tablet e microfoni. Durante l’intero periodo, i ricercatori hanno monitorato sintomi, carica virale e risposta immunitaria attraverso tamponi nasali giornalieri, campioni di saliva e prelievi di sangue.

Un elemento distintivo dello studio è stata la misurazione diretta del virus nell’aria e nel respiro espirato dai partecipanti, effettuata con il dispositivo Gesundheit II, sviluppato dallo stesso Milton con colleghi della Harvard T.H. Chan School of Public Health. “Volevamo capire non solo se il virus fosse presente, ma come e quanto venisse effettivamente emesso nell’ambiente” spiega la dottoressa Jianyu Lai, ricercatrice post-dottorato che ha guidato l’analisi dei dati.

Perché non c’è stato contagio: le ipotesi degli esperti

Secondo gli autori dello studio, l’assenza di contagio osservata non ha una sola spiegazione, ma deriva dalla combinazione di più fattori. I ricercatori indicano tre ipotesi principali:

  • Poca tosse da parte dei soggetti infetti: nonostante l’elevata presenza di virus nel naso, le persone influenzate tossivano raramente, riducendo l’emissione di particelle infettive nell’aria.
  • Movimento e ricircolo dell’aria interna: il sistema di riscaldamento e deumidificazione dell’hotel mescolava continuamente l’aria, diluendo le basse concentrazioni di virus e riducendo l’esposizione ravvicinata.
  • Caratteristiche dei volontari sani: le persone non infette erano adulti di mezza età, probabilmente meno suscettibili all’infezione grazie a una maggiore immunità preesistente dovuta a vaccinazioni e infezioni precedenti.

I nostri dati suggeriscono che la tosse sia uno dei fattori chiave che aumenta la probabilità di trasmissione dell’influenza” afferma Lai.

Secondo il professor Milton, questi risultati sono cruciali anche per le politiche di prevenzione: “Essere faccia a faccia in ambienti chiusi dove l’aria non si muove molto resta la situazione più rischiosa. Migliorare la ventilazione e, quando necessario, usare mascherine ad alta filtrazione come le N95 può fare una differenza concreta”.

Gli autori sottolineano che saranno necessari nuovi studi clinici randomizzati per chiarire meglio il ruolo della trasmissione aerea nell’influenza e aggiornare, su basi solide, le linee guida internazionali per il controllo delle infezioni.

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