Influenza in Italia: casi in calo per effetto delle vacanze di Natale, ma alcune regioni restano più colpite

L’influenza continua a circolare in Italia, anche se nell’ultima settimana si osserva un calo delle sindromi simil-influenzali, scese a circa 820.000 casi nel periodo compreso tra il 22 e il 28 dicembre, riflettendo in larga parte l’effetto delle vacanze di Natale. È quanto emerge dal nuovo rapporto RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che segnala una flessione dell’incidenza delle infezioni respiratorie, pari a 14,5 casi ogni 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto alla settimana precedente.
L’ISS chiarisce che il calo è probabilmente solo apparente, poiché i dati della sorveglianza sentinella “potrebbero non riflettere la reale incidenza e circolazione dei virus influenzali” a causa della riduzione delle visite mediche e dei flussi informativi durante le festività natalizie.
Il quadro non è però uniforme sul territorio: alcune Regioni italiane continuano a mostrare un’incidenza superiore alla media, come Sicilia e Campania, mentre altre, come la Liguria, registrano valori nettamente più contenuti. Un elemento rilevante è anche la caratterizzazione virologica delle infezioni: nella comunità continua a prevalere il virus influenzale A(H3N2), con il sottoclade K – la variante K – nettamente dominante.
A contestualizzare la lettura dei dati è l’infettivologo Matteo Bassetti, che lega le differenze regionali nell’andamento dei casi e dei ricoveri alla copertura vaccinale antinfluenzale. “Le Regioni più colpite sono quelle dove ci sono meno persone vaccinate” osserva il Direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, sottolineando come il vaccino, anche in presenza della variante K, resti efficace nel ridurre il rischio di forme gravi e di ricovero.
I dati del rapporto RespiVirNet dell’ISS: incidenza in calo, ma alta circolazione virale
Secondo l’ultimo rapporto settimanale RespiVirNet dell’ISS (settimana 2025-52), l’incidenza delle infezioni respiratorie acute (ARI) in Italia è in calo rispetto alla settimana precedente, attestandosi a 14,5 casi per 1.000 assistiti.

L’incidenza resta particolarmente elevata nei bambini tra 0 e 4 anni, con circa 39 casi per 1.000 assistiti, confermando come questa fascia d’età rappresenti uno dei principali motori della trasmissione stagionale. Il valore risulta tuttavia in diminuzione rispetto alla settimana precedente, quando l’incidenza nella stessa fascia era intorno ai 50 casi per 1.000 assistiti.
Nel rapporto, l’ISS chiarisce che, nel caso dei più piccoli, questo calo dell’incidenza non è attribuibile soltanto alla riduzione delle visite mediche durante le festività, ma anche alla chiusura delle scuole, che ogni anno determina una flessione nell’andamento stagionale.
“La sospensione delle attività scolastiche – sottolinea l’Istituto – riduce temporaneamente la trasmissione dei virus respiratori nelle fasce di età in cui la circolazione è più intensa, contribuendo al rallentamento osservato nell’ultima settimana di dicembre”.
Quali sono le regioni più colpite dall’influenza: incidenza elevata al Sud, valori più bassi in Liguria
I dati del rapporto RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano marcate differenze territoriali nell’andamento delle infezioni respiratorie acute. Alcune Regioni registrano livelli di incidenza particolarmente elevati, mentre altre si collocano su valori sensibilmente più bassi, contribuendo a un quadro nazionale non omogeneo.

Per la valutazione dell’intensità dell’incidenza, il sistema RespiVirNet utilizza il Moving Epidemic Method (MEM), un metodo sviluppato dal Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) che consente di stimare inizio, durata e intensità dell’epidemia sulla base delle serie storiche delle sindromi simil-influenzali. Le soglie di riferimento sono fissate a 7,22 casi per 1.000 assistiti (livello basale), 13,35 (intensità bassa), 17,43 (intensità media), 19,61 (intensità alta) e oltre 19,61 (intensità molto alta).
Alla luce di queste soglie, la Sicilia risulta la regione con l’incidenza più elevata, pari a 20,63 casi per 1.000 assistiti, collocandosi nella fascia di intensità molto alta.
La Campania, con 19,20 casi per 1.000, rientra invece nella fascia di intensità alta. Seguono Lazio (17,98), Abruzzo (17,26) e Marche (17,05), regioni che si collocano nella fascia di intensità media, in prossimità o leggermente al di sopra della soglia epidemica.
Un livello di incidenza intermedio, compatibile con un’intensità bassa o medio-bassa, si osserva in Toscana e Puglia (entrambe 15,85), Emilia-Romagna (15,07) e Piemonte (14,02). Valori inferiori alla soglia di intensità bassa caratterizzano invece diverse regioni del Nord, tra cui Lombardia (10,74), Veneto (12,30), Friuli-Venezia Giulia (10,47) e le Province autonome di Bolzano (10,65) e Trento (10,16).
In questo contesto si distingue la Liguria, che nella settimana analizzata registra un’incidenza pari a 8,82 casi per 1.000 assistiti, collocandosi poco sopra il livello basale e nettamente al di sotto delle regioni più colpite. Un dato che assume particolare rilievo se messo in relazione con l’impatto sui servizi sanitari e con le strategie di prevenzione adottate a livello regionale.
Bassetti: “Dove si vaccina meno, l’influenza pesa di più su ospedali e pronto soccorso”
Nel commentare i dati regionali sull’andamento dell’influenza, l’infettivologo Matteo Bassetti richiama l’attenzione su un elemento chiave: la copertura vaccinale antinfluenzale. A suo avviso, le differenze osservate tra le diverse regioni riflettono in larga parte il livello di adesione alla vaccinazione, soprattutto nelle fasce di popolazione più esposte al rischio di complicanze.
In un video diffuso sui social network, Bassetti ha spiegato che “le regioni più colpite sono quelle dove ci sono meno persone vaccinate per l’influenza, come Sicilia e Campania. Il vaccino, per quanto non perfetto sulla variante K, è comunque in grado di proteggere dalle forme più gravi”.
Secondo l’infettivologo, la Liguria rappresenta un caso emblematico. La campagna vaccinale regionale ha raggiunto circa 330.000 persone, 65.000 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A questo dato si affiancano quelli sui ricoveri: dall’inizio della stagione influenzale si contano circa 300 ricoveri, e oltre il 65% riguarda persone non vaccinate. Ancora più marcata la differenza nei casi gravi: oltre il 95% si è verificato in soggetti non vaccinati.
“Anche il tanto vituperato vaccino antinfluenzale di quest’anno non è vero che non funziona: magari non previene sempre l’infezione, ma certamente previene le forme gravi” ha aggiunto Bassetti.
Il messaggio finale è chiaro: le regioni con una minore adesione alla vaccinazione sono anche quelle che oggi registrano le maggiori criticità nei pronto soccorso, mentre i territori con una copertura più ampia mostrano un impatto sanitario più contenuto, anche in presenza della variante K.