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Indizi di tecnologia non umana nel cielo prima dei satelliti, ex ricercatore NASA: “Segnali nelle lastre anni ’50”

Un ricercatore della NASA in pensione, analizzando lastre fotografiche degli anni ’50, ha rilevato misteriosi segnali transienti, compatibili con i riflessi di oggetti piatti e rotanti in orbita attorno alla Terra in un’epoca precedente ai satelliti. La scoperta, suffragata da un altro studio analogo, alimenta la suggestione della tecnologia non umana nello spazio.
A cura di Andrea Centini
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Una lastra fotografica che mostra la presenza di un misterioso oggetto transiente, presente nella prima e assente nella seconda. Credit: Ivan Busko/ArXiv
Una lastra fotografica che mostra la presenza di un misterioso oggetto transiente, presente nella prima e assente nella seconda. Credit: Ivan Busko/ArXiv

Il dottor Ivo Busko, un ricercatore in pensione della NASA che ha lavorato presso il prestigioso Space Telescope Science Institute, sostiene di aver trovato possibili prove di intelligenza extraterrestre nello spazio. In sostanza, l’esistenza degli alieni. Analizzando numerose lastre fotografiche scattate negli anni ’50 dall’Osservatorio di Amburgo, infatti, lo studioso si è imbattuto in misteriosi segnali luminosi, già identificati da un progetto indipendente chiamato VASCO in altre immagini astronomiche d’epoca. La scoperta “incrociata” suffraga l’ipotesi dei primi UFO (o UAP, fenomeni aerei non identificati), rilevati in un’epoca in cui non avevamo ancora inviato il primo satellite nello spazio. Lo studio “Transients in the Palomar Observatory Sky Survey (POSS-I) may be associated with nuclear testing and reports of unidentified anomalous phenomena”, condotto da Stephen Bruehl e Beatriz Villarroel e pubblicato su Scientific Reports alla fine dello scorso anno, si era concentrato su lastre fotografiche catturate tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’50 del secolo scorso. Dall’analisi erano emersi oggetti definiti “transienti” dagli astronomi perché presenti in una determinata immagine ma non in quelle precedenti o successive. I ricercatori hanno rilevato una correlazione tra questi strani oggetti e i test nucleari atmosferici effettuati in quel periodo. In parole semplici, essi aumentavano di numero in occasione dei test eseguiti all’epoca da Stati Uniti, Regno Unito ed ex Unione Sovietica. Durante le esplosioni nucleari – ne sono state analizzate oltre 120 – il numero dei transienti poteva aumentare fino all’8,5 percento, come evidenziato dal progetto VASCO. Gli scienziati hanno provato a spiegare questi strani segnali con fenomeni naturali o semplici anomalie sulle lastre fotografiche, dalla polvere ad aberrazioni di qualche tipo; tuttavia nessuna spiegazione sembra coerente.

La dottoressa Villarroel ha affermato che alcuni di questi misteriosi oggetti sembravano “altamente riflettenti e simili a specchi”, dotati di caratteristiche compatibili con “oggetti rotanti”. “La natura può sempre sorprenderci con qualcosa che non avremmo mai immaginato. Non posso escludere che ci sia un’altra spiegazione al di fuori della mia immaginazione. Ma da ciò che vedo, non trovo nessuna spiegazione coerente se non che stiamo osservando qualcosa di artificiale”, aveva affermato la scienziata a NewsNation. L’elemento più intrigante di questa storia risiede nel fatto che i transienti sono stati osservati prima del lancio del primo satellite, lo Sputnik-1 sovietico, avvenuto nell’ottobre del 1957: quindi gli oggetti non potevano essere legati a operazioni umane. Ora il dottor Ivo Busko, che ha sviluppato software per il Telescopio Spaziale Hubble e il Telescopio Spaziale James Webb, ha individuato questi transienti attraverso un’analisi indipendente in altre immagini, un dettaglio che aumenta le suggestioni sulla loro potenziale origine. Essi, infatti, sono compatibili con riflessi solari prodotti da oggetti artificiali in orbita; ma se all’epoca non c’erano nemmeno i satelliti, viene naturale chiedersi di cosa potrebbe trattarsi. Ciò alimenta l’ipotesi speculativa di un’attività extraterrestre.

Gli oggetti transienti rilevati dal progetto VASCO. Credit: Villarroel et al/Scientific Reports
Gli oggetti transienti rilevati dal progetto VASCO. Credit: Villarroel et al/Scientific Reports

Per giungere alle sue conclusioni, lo scienziato si è concentrato sulle lastre catturate dal telescopio Großer Schmidtspiegel da 1,2 m dell’Osservatorio di Amburgo, ottenute tra il 1954 e il 1957 e digitalizzate presso l’archivio APPLAUSE. Ha confrontato solo coppie di lastre con lo stesso campo, scattate nella medesima notte e in rapida successione (circa 30 minuti), identificando gli oggetti presenti in una lastra ma non in quelle vicine della sequenza. Di questi transienti ha analizzato numerosi parametri, dalla forma ai profili radiali, passando per il FWHM (un valore legato all’ampiezza di un oggetto stellare). Sono state eseguite più scansioni per evitare potenziali artefatti. Dei 70 transienti identificati inizialmente, dopo indagine visiva si è arrivati a 35.

Anche in questo caso, i segnali risultano difficili da spiegare con fenomeni astronomici noti, ma risultano coerenti con riflessi prodotti da oggetti artificiali presenti nello spazio prima che iniziassimo a lanciare satelliti. “Sebbene l’analisi sia ancora in corso, un risultato notevole è che i nostri dati confermano in modo indipendente che questi transienti mostrano una larghezza a metà altezza (FWHM) sistematicamente più stretta rispetto alle funzioni di diffusione puntiforme stellari. Ciò fornisce ulteriore supporto all’interpretazione di questi eventi come lampi ottici di durata sub secondo, coerenti con riflessi provenienti da superfici piatte e rotanti in orbita attorno alla Terra”, ha scritto l’esperto nell’abstract della ricerca pubblicata su arXiv, non ancora sottoposta a revisione paritaria (come lo studio di Villarroel). Attraverso l’analisi di ulteriori archivi si proverà a svelare il mistero di questi affascinanti oggetti transienti.

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