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Il sogno della vita su Titano si infrange: nuovo studio della NASA smonta la teoria più affascinante

I ricercatori del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA hanno messo alla prova la più affascinante teoria legata alla vita su Titano con un esperimento. I risultati riducono sensibilmente le speranze di trovare forme di vita aliena nei laghi di metano, abbondanti sulla luna di Saturno.
A cura di Andrea Centini
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Illustrazione di un lago di metano e idrocarburi su Titano. Credit:Jenny McElligott/eMITS
Illustrazione di un lago di metano e idrocarburi su Titano. Credit:
Jenny McElligott/eMITS

Un nuovo studio della NASA ha ridotto sensibilmente le speranze di poter trovare forme di vita su Titano, la più grande luna di Saturno, a lungo considerata uno dei luoghi più interessanti per l'astrobiologia. Il satellite naturale, infatti, è l'unica luna del Sistema solare a possedere un'atmosfera complessa con un ciclo significativo, in cui la presenza di idrocarburi, azoto e metano dà vita a molecole organiche che precipitano al suolo. Si pensa che l'ambiente sia molto simile a quello della Terra primordiale e che contenga tutti gli ingredienti per originare – potenzialmente – forme di vita aliene.

Ma la nuova ricerca ha appena smontato uno dei tasselli fondamentali alla base della teoria biologica: la possibile formazione di vescicole chiamate azotosomi. Come spiegato nello studio “Membrane alternatives in worlds without oxygen: Creation of an azotosome”, pubblicato nel 2015 su Science Advances, si tratta di ipotetiche membrane cellulari costituite da molecole non basate sull'acqua. All'interno di esse, secondo gli scienziati, potrebbero verificarsi reazioni biochimiche complesse, simili a quelle che hanno innescato la vita sulla Terra.

Va tenuto presente che sulla superficie di Titano non ci sono laghi e oceani d'acqua, ma immensi bacini di metano ed etano liquidi. La temperatura è infatti di circa –180 °C e l'acqua liquida è presente solo sotto uno spesso strato di crosta ghiacciata. Propri negli oceani di metano ed etano liquidi, secondo il sopracitato studio, avrebbero potuto formarsi gli azotosomi, composti da specie di cianuro anfifilico (come l'acrilonitrile) e di fatto assimilabili alle membrane a doppio strato lipidico di possibili cellule aliene.

L'affascinante teoria descritta dal professor James Stevenson dell'Università Cornell e colleghi, in realtà, era già stata messa in discussione da uno studio del 2020, basato su simulazioni al computer. In parole semplici, i ricercatori guidati da H. Sandström dell'Università di Göteborg (Svezia) erano giunti alla conclusione che gli azotosomi non possono organizzarsi come una membrana. “Calcoli di meccanica quantistica prevedono che gli azotosomi non siano candidati validi per l'autoassemblaggio simile ai doppi strati lipidici nell'acqua liquida”, avevano chiosato gli esperti. Ora il nuovo studio sembra mettere una pietra tombale sulla speranza di trovare queste ipotetiche cellule aliene.

A condurre la nuova ricerca sono stati i due scienziati Tuan H. Vu e Robert Hodyss del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA. In parole semplici, gli studiosi hanno voluto verificare in laboratorio se fosse possibile la formazione di questi azotosomi, e per farlo hanno messo a punto un esperimento ad hoc in grado di ricreare le condizioni ambientali estreme presenti su Titano. Attraverso calorimetria differenziale a scansione e microscopia Raman, i due ricercatori hanno analizzato miscele di acrilonitrile‑metano e acrilonitrile‑etano in queste condizioni aliene. Hanno rilevato che l'etano viene coinvolto nelle reazioni e che l'acrilonitrile, invece di dar vita alle sopracitate vescicole, forma un co‑cristallo molecolare stabile. La cristallizzazione impedisce pertanto la formazione degli azotosomi e dunque delle potenziali cellule basate su di essi. “Questi risultati suggeriscono che è improbabile che la struttura azotosoma a base di acrilonitrile si formi nei fluidi del lago di Titano”, hanno scritto Vu e il collega nell'abstract dello studio.

Chiaramente non possiamo escludere che possa formarsi qualche altro tipo di membrana e che la vita sia sbocciata in una forma diversa da quella che noi immaginiamo. La missione Dragonfly della NASA potrebbe aiutarci a scoprirlo, dato che sarà lanciata su Titano nel prossimo futuro. I dettagli della ricerca “Experimental insights into the azotosome hypothesis in Titan’s lake fluids” sono stati pubblicati su Science Advances.

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