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Cambiamenti climatici

Il buco nell’ozono non sta “guarendo” ma si sta espandendo, secondo un nuovo studio

Secondo un team di ricerca neozelandese il buco nell’ozono non si starebbe affatto chiudendo, come evidenziato da numerose ricerche recenti, ma sarebbe addirittura in espansione. I risultati del nuovo studio.
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A cura di Andrea Centini
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Cambiamenti climatici

Secondo un nuovo studio il buco nell'ozono non si starebbe restringendo, come evidenziato da diverse ricerche pubblicate negli ultimi anni, ma addirittura si starebbe espandendo, diventando sempre più profondo sopra l'Antartide. Negli ultimi anni, infatti, la sua estensione ha raggiunto valori record e, secondo gli autori dell'indagine, ciò ha a che fare con dinamiche atmosferiche e climatiche, non con le sostanze inquinanti che ne hanno determinato il progressivo assottigliamento a partire dagli anni '70 del secolo scorso. Qualora i risultati fossero confermati, saremmo innanzi a un concreto rischio per la salute pubblica. Lo strato di ozono, infatti, ci protegge dalla radiazione ultravioletta (UVB e UVC) del Sole e dai raggi cosmici, che se arrivassero sulla superficie terrestre non filtrati sarebbero letali per la vita. Basti pensare all'elevatissimo potenziale cancerogeno.

L'ozonosfera, sita nella stratosfera, si è assottigliata e ridotta in passato a causa dell'immissione di composti alogenati come i clorofluorocarburi (CFC), che hanno la capacità di distruggere l'ozono. Sono sostanze comunemente presenti nei solventi e nei refrigeranti. Grazie al famoso Protocollo di Montreal sono state messe nel mirino sette categorie di alogenuri alchilici particolarmente dannosi per lo strato di ozono, da ridurre progressivamente fino alla totale eliminazione. L'iniziativa firmata da moltissimi Paesi ha avuto un impatto positivo sul buco dell'ozono e, nonostante i cicli di espansione continuino a susseguirsi, i ricercatori hanno ipotizzato che grazie all'abbandono dei CFC potrebbe "guarire" completamente entro il 2066 (secondo un report della NOAA e della NASA potrebbe rientrare alla normalità già entro il 2040, ma ci vorranno circa 25 anni in più per l'Antartide).

Secondo il nuovo studio, tuttavia, la situazione sarebbe tutt'altro che positiva. Il buco nell'ozono antartico, infatti, non solo non si starebbe richiudendo, ma si starebbe espandendo. Rispetto a 19 anni fa, in base ai calcoli, ci sarebbe molto meno ozono nella zona centrale del buco. A condurre la nuova indagine sono stati i tre scienziati Hannah E. Kessenich, Annika Seppälä e Craig J. Rodger del Dipartimento di Fisica dell'Università di Otago (Nuova Zelanda). I ricercatori, attraverso rilevazioni satellitari, hanno analizzato i cambiamenti mensili e giornalieri nell'ozonosfera a diverse latitudine e altitudini sull'Antartide tra il 2004 e il 2022, concentrandosi sul periodo compreso tra settembre e novembre. Incrociando tutti i dati hanno determinato che vi è un significativo assottigliamento legato ad alterazioni del vortice polare antartico. “Abbiamo stabilito collegamenti tra questo calo di ozono e i cambiamenti nell'aria che sta arrivando nel vortice polare sopra l'Antartide. Ciò rivela che i recenti e grandi buchi dell'ozono potrebbero non essere causati solo dai CFC”, ha affermato in un comunicato stampa l'autrice principale dello studio.

La dottoressa Kessenich e colleghi spiegano che ad ottobre la media stratosfera è dominata “da una continua e significativa riduzione dell’ozono a partire dal 2004”, con una perdita dell'ozono che hanno calcolato nel 26 percento. Questo, secondo gli autori dello studio, spiegherebbe le estensioni record registrate negli ultimi anni. “La nostra analisi si è conclusa con i dati del 2022, ma ad oggi il buco dell'ozono del 2023 ha già superato le dimensioni dei tre anni precedenti: alla fine del mese scorso era di oltre 26 milioni di chilometri quadrati, quasi il doppio dell'area dell'Antartide”, ha spiegato l'esperta. Secondo i ricercatori possono essere coinvolti nel fenomeno altri fattori, come le particelle immesse nell'atmosfera da incendi ed eruzioni vulcaniche, variazioni del ciclo solare, dei venti e del clima nel cielo meridionale.

Come spiegato alla CNN dal professor Martin Jucker dell’Università di Washington, tuttavia, i grandi buchi nell'ozono osservati negli ultimi anni avrebbero tuttavia spiegazioni ben note, ovvero incendi boschivi nel 2019 e l’eruzione vulcanica La Soufriere, che hanno immesso in atmosfera enormi quantità di particelle. Non va dimenticato anche il legame con l'oscillazione meridionale di El Nino. L’estensione di quest’anno potrebbe essere stata aggravata dalla devastante eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai. Senza questi fattori straordinari il buco nell'ozono, spiega l'esperto, non avrebbe raggiunto questi valori eccezionali. Il dibattito scientifico resta dunque molto acceso. I dettagli della ricerca “Potential drivers of the recent large Antarctic ozone holes” sono stati pubblicati su Nature Communications.

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