Iceberg grande come Roma è diventato blu e sta per disintegrarsi: cosa sta succedendo

L'iceberg A23a, uno dei più antichi e che a lungo è stato il più grande del mondo, è diventato di colore blu ed è prossimo alla disintegrazione. Che il colosso di ghiaccio tabulare fosse condannato i ricercatori lo sapevano da mesi, dato che dalla fine di agosto 2025 aveva iniziato a perdere pezzi enormi da 400 chilometri quadrati (più del doppio dell'area di Milano). Ora non solo sta mostrando gli effetti della fusione del ghiaccio sulla sua superficie, con la comparsa di grandi “piscine” di acqua dolce che donano la caratteristica tonalità azzurra visibile nelle immagini satellitari e catturate dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ma si è anche diretto verso il cosiddetto “cimitero degli iceberg”. Si tratta di un luogo nell'Oceano Atlantico meridionale – a est dell'isola della Georgia del Sud – dove va a estinguersi la maggior parte degli iceberg giganti sganciatisi dall'Antartide.
La storia di A23a (o A-23A) è particolarmente affascinante e duratura. Il gigante di ghiaccio, infatti, si sganciò dalla piattaforma Filchner (facente parte della Filchner–Ronne Ice Shelf, la seconda più grande del mondo) nel lontano 1986, ben 40 anni fa. Poco dopo, l'enorme iceberg di circa 4.000 chilometri – poco meno del Molise – si arenò sul fondale di Mare di Weddell e lì rimase quieto per 30 anni. Fino a quando il lento ma inesorabile processo di fusione e le correnti hanno permesso che si sganciasse dal fondo, nel 2023. La sua nuova marcia però è durata poco, dato che è rimasto nuovamente intrappolato, stavolta in una sorta di vortice d'acqua chiamato colonna di Taylor che lo ha trattenuto per mesi. Liberatosi nel 2024 anche da questa morsa, le correnti lo hanno trascinato innanzi all'isola della Georgia del Sud, dove avrebbe potuto causare un disastro ecologico fermandosi innanzi ad essa (avrebbe potuto impedire a pinguini e foche di raggiungere le aree di alimentazione e contaminare i fondali con enormi quantità di acqua dolce). Fortunatamente l'iceberg A23a ha proseguito la sua corsa nel mare di Weddel e adesso è diretto verso il sopracitato "cimitero".

Durante queste fasi l'iceberg A23a ha manifestato significativi segni di fusione e fratture, che come indicato sono diventati particolarmente evidenti durante la scorsa estate. Se, infatti, a gennaio 2025 aveva ancora un'estensione di 3.500 chilometri quadrati, a settembre secondo le rilevazioni satellitari del British Antarctic Survey (BAS) era già arrivato a 1.700 chilometri quadrati. Ora, le rilevazioni di gennaio 2026 indicano un'estensione di 1.182 chilometri quadrati, poco meno di Roma (1.287 chilometri quadrati). Le immagini riprese dall'ISS alla fine di dicembre e dal satellite Terra della NASA all'inizio dell'anno non solo mostrano le dimensioni ridotte, ma anche la colorazione blu superficiale, dovuta al fatto che l'acqua di fusione si sta accumulando sopra di esso.
A23a non è infatti un classico iceberg blu, dove il ghiaccio compatto assorbe quasi tutta la luce rossa facendo risaltare le lunghezze d'onda blu, ma un normale iceberg tabulare bianco – esistono di vari colori, anche neri – con acqua di fusione superficiale intrappolata dai bordi laterali più alti, che danno vita a un effetto piscina. In alcuni casi l'acqua risulta di un blu più intenso, segnale che sta scavando in profondità e "schiacciando" l'iceberg contro l'oceano. “Il peso dell'acqua si accumula nelle crepe del ghiaccio, forzandole ad aprirsi”, ha spiegato in un comunicato stampa della NASA il dottor Ted Scambos, glaciologo presso l'Università del Colorado di Boulder. Questo processo favorisce il distacco dei pezzi e accelera la disintegrazione in atto, catalizzata principalmente dalle acque marine più calde dell'Oceano Atlantico meridionale, nell'area tra le Falkland e la Georgia del Sud.
Ora l'iceberg A23a sta navigando nell'oceano con una temperatura di circa 3° C e si sta dirigendo in acque ancora più "calde", che determineranno una rapida e spettacolare disintegrazione di ciò che resta del colosso di ghiaccio. “Non mi aspetto certo che l'A-23A resista per tutta l'estate australe”, ha affermato il dottor Chris Shuman, un ricercatore in pensione dell'Università del Maryland. Di fatto, nel giro di un paio di mesi, la lunghissima e affascinante avventura del colosso di ghiaccio finirà per sempre.