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Covid 19
15 Febbraio 2022
9:34

I vaccini Covid restano molto efficaci dopo 6 mesi e contro tutte le varianti, Omicron compresa

Le cellule T indotte dai vaccini Covid restano altamente efficaci a 6 mesi dall’iniezione e nessuna variante è in grado di “bucare” le difese. Nemmeno Omicron.
A cura di Andrea Centini
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I vaccini anti Covid non solo mantengono una protezione elevata a sei mesi di distanza dall'inoculazione, ma nessuna delle varianti – nemmeno la Omicron – è in grado di eludere lo scudo immunitario garantito dai linfociti T. Ciò suggerisce che, nonostante si verifichi un calo relativamente repentino degli anticorpi neutralizzanti, la protezione contro il coronavirus SARS-CoV-2 e la COVID-19 grave possa durare molto a lungo. Inoltre si ritiene che nemmeno ipotetiche nuove varianti saranno in grado di superare la barriera offerta dai linfociti T, l'esercito del sistema immunitario che va “a caccia” delle cellule già infettate e le distrugge. Questi, in sintesi, sono i risultati di un nuovo studio internazionale che lascia ben sperare sul futuro della pandemia, considerando l'alto grado di immunità raggiunto in larga parte della popolazione (sebbene in molti Paesi il tasso vaccinale è ancora basso).

A determinare l'efficacia a lungo termine dei vaccini anti Covid è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del La Jolla Institute for Immunology (Stati Uniti), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina dell'Università della California, del Dipartimento di Medicina Interna e Centro di Eccellenza per la Ricerca Biomedica (CEBR) dell'Università di Genova. Gli scienziati, coordinati dai professori Alessandro Sette e Ricardo da Silva Antunes del Center for Infectious Disease and Vaccine Research dell'istituto californiano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato la reattività delle cellule T di centinaia di pazienti immunizzati con quattro vaccini anti Covid: lo Spikevax di Moderna; il Comirnaty di Pfizer – BioNTech; l'Ad26.COV2.S di Janssen / Johnson & Johnson; e il Nuvaxovid / Covovax di Novavax. I test sono stati eseguiti a sei mesi dall'inoculazione e contro tutti i principali ceppi emersi dall'inizio della pandemia, comprese le cinque varianti di preoccupazione (VoC) elencate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero Alpha, Beta, Gamma, Delta e Omicron. È stata valutata anche la reattività delle cellule T dei contagiati.

Dai test di laboratorio è emerso che la reattività delle cellule T a sei mesi dall'inoculazione è in media dell'87 – 90 percento rispetto al valore rilevato subito dopo la somministrazione del vaccino, indipendentemente dalla "marca" utilizzata. Contro la variante Omicron (B.1.1.529) super mutata, nota per l'elevatissima contagiosità e la capacità di eludere gli anticorpi neutralizzanti, la reattività delle cellule T scende di pochissimi punti percentuali, attestandosi all'84 – 85 percento. Ciò significa che la protezione resta elevatissima a molti mesi di distanza dalla vaccinazione e potrebbe durare per un tempo particolarmente lungo. “L'immunità indotta dalle cellule T è perciò duratura e significativa contro tutte le varianti note e non viene ‘bucata' neppure da Omicron”, ha commentato all'ANSA il professor Gilberto Filaci, coautore dello studio e direttore dell'Unità di Bioterapie dell'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova. "Visti i risultati dei test a 6 mesi dal vaccino, è molto probabile che le cellule T dei vaccinati diano luogo a una protezione immunitaria di lunga o lunghissima durata nei confronti della malattia grave; la dose booster resta tuttavia molto importante per minimizzare ulteriormente il pur lievissimo calo della risposta delle cellule T osservato dopo sei mesi dalla vaccinazione", ha aggiunto il professor Gilestro.

Secondo gli autori dello studio le difese immunitarie indotte dai vaccini anti Covid dovrebbero essere in grado di contrastare anche ipotetiche nuove varianti. Questo perché, spiega Gilestro, è stato evidenziato che le cellule T dei vaccinati sono in grado di riconoscere una ventina di parti del coronavirus SARS-CoV-2; ciò rende di fatto improbabile che il virus, anche in presenza di future mutazioni, possa essere del tutto elusivo nei confronti delle cellule immunitarie. I dettagli della ricerca “Development of a T cell-based immunodiagnostic system to effectively distinguish SARS-CoV-2 infection and COVID-19 vaccination status” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Cell Host & Microbe.

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