I salmoni drogati con la cocaina mostrano comportamenti anomali: “Fiumi e laghi pieni a causa del consumo umano”

I ricercatori hanno osservato che i salmoni dell'Atlantico (Salmo salar) intossicati dalla cocaina – e dal suo principale metabolita benzoilecgonina – mostrano una significativa alterazione del comportamento, che può avere conseguenze enormi sugli equilibri degli ecosistemi. In sostanza, percorrono distanze molto maggiori e si disperdono in un'area molto più ampia dei salmoni non esposti alla droga, con effetti del tutto imprevedibili. Ciò è stato dimostrato attraverso il primo (controverso) esperimento condotto in ambiente naturale con pesci esposti alla sostanza stupefacente tramite un meccanismo di rilascio lento installato dagli scienziati. In precedenza le alterazioni comportamentali erano state rilevate soltanto in laboratorio, dove chiaramente le analisi presentano numerosi limiti dovuti alla cattività.
Potrebbe sembrare assurdo – e crudele – esporre dei salmoni alla cocaina per verificarne il comportamento, ma in realtà questa è una condizione che moltissimi pesci di laghi e fiumi vivono quotidianamente, soprattutto in territori urbani. A causa dell'enorme consumo di questa droga, infatti, le acque reflue delle città presentano concentrazioni elevate di cocaina; nonostante i moderni sistemi di filtraggio, la droga e i suoi metaboliti finiscono comunque nei corsi d'acqua e nei bacini naturali, dove intossicano gli animali che ci vivono. Nel 2018 ricercatori italiani del Dipartimento di Biologia dell'Università di Napoli Federico II e del Dipartimento di Chimica e Biologia dell'Università di Salerno avevano dimostrato che i fiumi delle grandi città sono contaminati da livelli così elevati di cocaina che la sostanza era in grado di danneggiare seriamente i muscoli delle anguille (una specie a rischio estinzione), compromettendo le capacità migratorie e di riproduzione. Ulteriori indagini hanno dimostrato che anche diverse tipologie di farmaci (come gli ansiolitici) disperse nei fiumi e nei mari sono in grado di compromettere il comportamento e danneggiare la salute dei pesci. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno voluto indagare effettivamente quali fossero le conseguenze sugli animali esposti alla cocaina.
A condurre l'esperimento è stato un copioso team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università svedese di scienze agrarie di Umea (Svezia), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molti istituti. Fra quelli coinvolti l'Istituto di Zoologia della Società Zoologica di Londra (Regno Unito), l'Università della Boemia meridionale a České Budějovice (Repubblica Ceca), l'Istituto Max Planck per il comportamento animale (Germania), il Dipartimento di Zoologia dell'Università di Stoccolma (Svezia) e l'Australian Rivers Institute della Griffith University (Australia). I ricercatori, coordinati da Jack A. Brand e Michael G. Bertram, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver liberato salmoni atlantici giovani (smolt) nel grande lago naturale di Vättern, in Svezia, dove l'inquinamento da cocaina è basso. In tutto sono stati coinvolti 105 salmoni di allevamento di circa 2 anni, che sono stati “equipaggiati” con un dispositivo per rilasciare lentamente nel corpo cocaina, il metabolita benzoilecgonina o nulla per il gruppo di controllo. I tre gruppi sono stati seguiti per otto settimane attraverso un sistema di telemetria acustica, attraverso il quale i ricercatori hanno analizzato il movimento settimanale, le distanze percorse, la dispersione nello spazio, la sopravvivenza apparente. Infine, per quelli recuperati, sono state indagate anche le concentrazioni cerebrali delle sostanze.

Incrociando tutti i dati è emerso i pesci esposti al metabolita benzoilecgonina (la principale sostanza che produce il corpo umano dopo l'assunzione di cocaina) hanno nuotato fino a 1,9 volte più lontano dei pesci del gruppo di controllo, in particolar modo nelle ultime settimane di studio. Sono arrivati a percorre fino a 13-14 chilometri in più. La dispersione nello spazio è stata di 12,3 km più ampia rispetto al luogo di rilascio e tendevano a distribuirsi nella regione più a nord del lago. Anche la cocaina presentava effetti significativi, ma quelli del metabolita erano decisamente più marcati. Curiosamente, la sopravvivenza dei pesci drogati è risultata leggermente migliore, sebbene con una significativa incertezza statistica (probabilmente la maggiore distanza permetteva loro di raggiungere luoghi più sicuri dai predatori). L'accumulo della sostanza nel cervello è stata di circa 43 ng/g per la cocaina e di 34 ng/g per il metabolita, concentrazioni analoghe a quelle che si osservano in corsi d'acqua e bacini inquinati.
Sebbene queste modifiche negli spostamenti possano sembrare di poco conto, in realtà hanno un impatto rilevante sugli equilibri degli ecosistemi. “La posizione dei pesci determina cosa mangiano, chi li mangia e come sono strutturate le popolazioni”, ha affermato in un comunicato stampa il coautore dello studio Marcus Michelangeli. “Se l'inquinamento sta alterando questi modelli, ha il potenziale di influenzare gli ecosistemi in modi che stiamo solo ora iniziando a comprendere”, ha aggiunto lo studio. A causa del tipo di studio non è stato possibile analizzare l'aumento dell'aggressività riscontrato nei test di laboratorio su pesci esposti alla cocaina, ma è possibile che i salmoni possano aver manifestato anche questo tipo di comportamento.
“L'idea che la cocaina possa avere effetti sui pesci potrebbe sembrare sorprendente, ma la realtà è che la fauna selvatica è già esposta quotidianamente a una vasta gamma di droghe di origine umana”, ha affermato l'autore principale dello studio, aggiungendo che la particolarità non è l'esperimento in sé “ma ciò che sta già accadendo nei nostri corsi d'acqua.” Siamo innanzi all'ennesima dimostrazione che l'uomo, con le sue attività e i suoi comportamenti (in questo caso illegali), può influenzare profondamente la vita degli altri animali e con essa gli equilibri di interi ecosistemi. I dettagli della ricerca “Cocaine pollution alters the movement and space use of Atlantic salmon (Salmo salar) in a large natural lake” sono stati pubblicati su Current Biology.