I due misteriosi “blob” nelle profondità della Terra potrebbero avere finalmente una spiegazione

I misteriosi “blob” nascosti nelle profondità della Terra — due enormi province a bassa velocità di taglio (LLSVP), note anche come superplume — potrebbero avere finalmente una spiegazione. Un nuovo studio pubblicato su Nature Geoscience propone che la loro origine sia legata ai primi stadi di formazione del pianeta, quando un vasto oceano di magma ricopriva la superficie terrestre.
Gli scienziati sono da decenni perplessi di fronte a queste due colossali strutture sepolte a quasi 2.900 chilometri di profondità: una sotto l’Africa, l’altra sotto l’Oceano Pacifico. Si tratta di masse di roccia estremamente calda e densa, individuate negli anni ‘80 grazie ai dati sismici raccolti durante i terremoti. Le onde sismiche, attraversandole, rallentano drasticamente: un indizio che la loro composizione differisce significativamente da quella del mantello circostante.
Secondo la nuova modellazione presentata dal geodinamico Yoshinori Miyazaki dell’Università Rutgers a Piscataway, New Jersey, la lenta fuoriuscita di elementi dal nucleo terrestre verso il mantello avrebbe “interrotto la formazione di strati chimici ben definiti dopo la sua primordiale era di magma e oceano”. Questa dinamica avrebbe favorito la formazione di zone profondamente disomogenee, rimaste intrappolate e poi consolidate nel mantello inferiore.
Questa ipotesi supporta i risultati di un recente studio, che ha scoperto che queste due misteriose strutture sono molto antiche e stabili, un dato coerente con la tesi dell’oceano di magma: subito dopo la formazione del pianeta, il materiale più pesante si sarebbe separato e affondato, dando origine a regioni dense come i due grandi “blob”.

La struttura africana, in particolare, è stata collegata a un indebolimento del campo magnetico sopra l’Oceano Atlantico e potrebbe perfino aver influenzato la formazione delle placche tettoniche. Comprendere cosa sono e come si sono formate queste province è dunque essenziale per ricostruire l’evoluzione interna della Terra e alcuni aspetti del suo attuale comportamento.
A sostegno di questa interpretazione c’è anche la presenza di sottili zone a velocità ultra-bassa (ULVZ) ai margini delle LLSVP, dove le onde sismiche rallentano fino a un ulteriore ordine di grandezza rispetto alle province stesse: un indizio che lega le due strutture a un’origine comune risalente ai primi episodi di differenziazione del pianeta.
Cosa rivelano i due blob della storia della Terra
Le grandi province a bassa velocità di taglio non sono solo una finestra sulla storia della Terra ma possono averne influenzato anche l’evoluzione. Miyazaki sottolinea che le implicazioni della nuova modellazione “vanno oltre la chimica dei minerali”. Le interazioni tra mantello e nucleo, infatti, potrebbero aver determinato il modo in cui il pianeta ha rilasciato calore nel corso di miliardi di anni, incidendo sull’intensità dell’attività vulcanica e persino sul ritmo con cui l’atmosfera si è trasformata nel tempo.
Questa prospettiva offre un possibile collegamento tra la geodinamica profonda e le condizioni che hanno permesso alla Terra di sviluppare oceani, clima temperato e vita. Il confronto con i pianeti vicini rafforza l’idea:
“La Terra ha acqua, vita e un’atmosfera relativamente stabile – osserva Miyazaki – . L’atmosfera di Venere è 100 volte più densa di quella terrestre ed è composta principalmente da anidride carbonica, mentre Marte ha un’atmosfera molto sottile. Non ne comprendiamo appieno il motivo. Ma ciò che accade all’interno di un pianeta — come si raffredda, come si evolvono i suoi strati — potrebbe essere una parte importante della risposta”.
Secondo questa interpretazione, studiare la formazione dei due giganteschi “blob” nel mantello profondo può aiutare a ricostruire l’evoluzione interna della Terra e capire perché pianeti inizialmente simili abbiano avuto destini così diversi.