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Giovane tenuto in vita per due giorni senza polmoni, liquefatti da una sepsi: ora sta bene. Come hanno fatto

I medici del Northwestern Memorial Hospital hanno salvato un giovane grazie a un intervento straordinario, che ha permesso di mantenerlo in vita senza polmoni per due giorni. Il 33enne, a causa di una gravissima insufficienza respiratoria innescata dall’influenza e di un’infezione batterica devastante, aveva i polmoni totalmente liquefatti. Ecco come è stato salvato.
A cura di Andrea Centini
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A sinistra i polmoni trapiantati, a destra quelli liquefatti dall’infezione. Credit: Northwestern Medicine
A sinistra i polmoni trapiantati, a destra quelli liquefatti dall’infezione. Credit: Northwestern Medicine

Dagli Stati Uniti giunge la storia di un intervento chirurgico straordinario, che ha permesso di salvare un giovane del Missouri in condizioni critiche, tenuto in vita per due giorni senza polmoni. Il 33enne precedentemente sano si è presentato al pronto soccorso con una sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), una grave insufficienza respiratoria con accumulo di liquidi potenzialmente fatale, come spiegato dagli autorevoli Manuali MSD per operatori sanitari. A causare la condizione un'influenza provocata da un virus di Tipo B, una malattia comune – spesso sottovalutata – che in alcuni casi può sfociare in complicanze gravi e morte (in Italia, secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, uccide 8.000 persone ogni anno).

In sei settimane il giovane ha sviluppato una polmonite necrotizzante secondaria causata da un ceppo del batterio Pseudomonas aeruginosa, un patogeno nosocomiale – cioè che si può prende in ospedale – resistente agli antibiotici (carbapenemi compresi) che in breve tempo ha iniziato a diffondersi nell'organismo, determinando una sepsi. L'infezione all'apparato respiratorio era talmente acuta che i polmoni del ragazzo hanno subito danni irreversibili e si sono liquefatti, come spiegato dai medici che lo hanno assistito.

L'unico modo per salvarlo era un trapianto di polmoni, ma in genere questo intervento in casi così compromessi non viene preso in considerazione per varie ragioni, dall'immunosoppressione alla situazione legata all'infezione, oltre all'instabilità dei parametri vitali che non permettono di operare. In questo caso, però, i medici sono riusciti a stabilizzare il paziente e a prepararlo al trapianto grazie a una tecnica innovativa chiamata "polmone artificiale totale" (TAL), una sorta di ECMO (ossigenazione extracorporea a membrana) avanzata in grado sostituire totalmente la funzionalità polmonare e mantenere stabile quella cardiovascolare. Se infatti l'ECMO funziona in parallelo con i polmoni – anche se molto danneggiati – la TAL li sostituisce completamente, mantenendo sia l'ossigenazione che la stabilità del flusso sanguigno.

Dopo aver rimosso i polmoni del 33enne, abbattendo la fonte dell'infezione, i medici lo hanno tenuto attaccato alla macchina per due giorni, fino a quando non sono arrivati i polmoni di un donatore che sono stati trapiantati con successo. Non solo l'operazione è perfettamente riuscita, ma a due anni dal pionieristico intervento il giovane presenta una vita normalissima e una “eccellente funzionalità cardiovascolare.”

Il merito di questo intervento straordinario è di un equipe di medici della Divisione di Chirurgia Toracica presso la Scuola di Medicina “Feinberg” dell'Università Northwestern di Chicago, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dei dipartimenti di Anestesiologia e Patologia e della Divisione di Medicina Polmonare e Terapia Intensiva. Gli specialisti, coordinati dal professor Ankit Bharat, primario di chirurgia toracica e direttore esecutivo del Northwestern Medicine Canning Thoracic Institute, nel 2023 hanno ricevuto il paziente al Northwestern Memorial Hospital sottoposto ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO) a causa dell'ARDS innescata dall'influenza.

Nonostante i molteplici trattamenti, il giovane ha continuato a peggiorare a causa dell'insorgenza dell'infezione secondaria, che si è diffusa rapidamente e non si riusciva a debellare. “Aveva sviluppato un'infezione ai polmoni che non poteva essere curata con nessun antibiotico perché era resistente a tutto. Quell'infezione ha causato la liquefazione dei suoi polmoni e poi ha continuato a progredire nel resto del corpo”, ha affermato in un comunicato stampa il professor Bharat.

L'unico modo per salvare la vita al giovane era rimuovere i polmoni irrecuperabili e fonte dell'infezione, ma ovviamente una pneumonectomia bilaterale è catastrofica in assenza di supporto artificiale adeguato. “L'asportazione di entrambi i polmoni può bloccare la fonte infettiva, ma senza polmoni, l'organismo perde anche lo scambio gassoso fondamentale e il normale sistema tampone circolatorio fornito dai polmoni, esponendo il cuore al rischio di collasso o di instabilità catastrofica”, hanno spiegato gli scienziati.

Per ovviare al problema il professor Bharat ha progettato la TAL, un polmone artificiale completo che sostituisce gli organi e mantiene la funzionalità cardiovascolare. “Il sistema incorporava uno shunt adattivo tra l'arteria polmonare destra e l'atrio destro per compensare la perdita di capacitanza vascolare polmonare, ossigenazione extracorporea e doppi condotti di ritorno atriale sinistro per mantenere il flusso ematico transcardiaco fisiologico”, si legge nell'abstract dello studio. Grazie alla TAL, i medici sono riusciti a mantenere in vita il giovane fin quando non sono arrivati i polmoni di un donotore, che come indicato sono stati trapiantati con successo.

Terribili le analisi condotte sui polmoni del giovane, devastati dall'infezione. I medici hanno rilevato danni irreversibili, assenza di cellule riparatrici, tessuto completamente sostituito da cicatrici e struttura polmonare liquefatta, una condizione che non avrebbe lasciato scampo al paziente, senza la TAL. I dettagli del case report “Bridge to transplant using a flow-adaptive extracorporeal total artificial lung system following bilateral pneumonectomy” sono stati pubblicati su Med di Cell Press.

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