Gigantesco e minaccioso gruppo di macchie solari apparso sul Sole: è rivolto verso la Terra, i rischi

Un enorme complesso di macchie solari è apparso sul Sole ed è rivolto verso la Terra, con rischi da non sottovalutare per il nostro pianeta. Lo Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA prevede infatti per le prossime 24 ore il 65 percento di probabilità di brillamenti di Classe M e il 15 percento di Classe X. I brillamenti (o eruzioni solari) di Classe X sono i più potenti in assoluto e possono innescare violentissime espulsioni di massa coronale (CME), i fenomeni principalmente coinvolti nelle forti tempeste geomagnetiche.
Poiché il grande gruppo di macchie solari è instabile e punta direttamente verso di noi, nei prossimi giorni potremmo avere a che fare proprio con gli effetti di una significativa tempesta solare. Chiaramente ciò non significa soltanto potenziali problemi: potrebbe infatti essere l'occasione per ammirare nuovamente l'aurora boreale e i fenomeni annessi (come i SAR) nei cieli d'Italia, come accaduto all'inizio dell'anno e almeno in un paio di occasioni nel 2024.

Il complesso di macchie solari, come evidenziato dalle immagini catturate dal telescopio Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, nel momento in cui stiamo scrivendo si trova appena al di sotto dell'equatore solare, leggermente spostato sulla sinistra. Ciò significa che nei prossimi giorni si sposterà esattamente al centro, considerando che queste strutture dinamiche si “muovono” da sinistra a destra sul disco solare. Come spiegato dalla NASA, le macchie solari sono regioni più fredde e scure della fotosfera, la superficie solare; la ragione risiede nel fatto che i turbolenti campi magnetici che le caratterizzano imbrigliano il calore prodotto dalle reazioni nucleari negli strati profondi della stella. Ecco perché risultano più fredde (circa 3.700-4.000 gradi contro i 5.500 gradi della fotosfera) e scure rispetto alle zone circostanti.
Le linee di questi campi magnetici sono tuttavia molto instabili, possono infatti rompersi e ricollegarsi repentinamente, dando vita a un fenomeno che gli esperti chiamano “riconnessione delle linee di campo”. Sono proprio questi eventi a poter scatenare i brillamenti o eruzioni solari di cui sopra, esplosioni di radiazione elettromagnetica (come raggi X, raggi gamma, onde radio etc etc) che, come evidenziato dalla NASA, rilasciano energia equivalente a decine o centinaia di milioni di bombe atomiche.
Non sempre, ma spesso, i brillamenti più violenti, quelli di Classe X, si accompagnano a espulsioni di massa coronale (CME), ovvero il rilascio esplosivo di un enorme quantitativo di materiale della corona solare, lo strato più esterno dell'atmosfera della stella. Si tratta di una combinazione di plasma (particelle cariche elettricamente) e campi magnetici che danno vita al vento solare, a sua volta responsabile delle tempeste geomagnetiche sulla Terra. Una tempesta solare G5, come quella del famigerato Evento di Carrington del 1869, nel nostro mondo tecnologico e connesso potrebbe avere effetti potenzialmente catastrofici. Gli esperti ipotizzano che negli scenari peggiori potremmo non avere accesso a energia elettrica, connessioni e sistemi di navigazione GPS per settimane o addirittura mesi, a causa dei danni devastanti a satelliti e infrastrutture elettriche al suolo. Anche per questo il ciclo di attività magnetica del Sole viene attentamente e costantemente monitorato.

Il complesso di macchie solari che punta il nostro pianeta è composto da vari giganti, tra i quali AR4197, AR4195 e AR4201. Insieme occupano uno spazio di oltre 100.000 chilometri, decisamente più grande del nostro pianeta, che ha un diametro di poco inferiore ai 13.000 chilometri. Come evidenziato dal portale specializzato in meteo spaziale Spaceweather.com, queste macchie solari sono caratterizzate da campi magnetici instabili di tipo beta-gamma, che potrebbero appunto scatenare anche brillamenti di Classe M o X entro le prossime 24 ore.
Nei giorni scorsi il coronografo del satellite GOES-19 ha registrato una violentissima espulsione di massa coronale sulla faccia nascosta del Sole, il cui vento solare è stato "sparato" quasi a 360° alle spalle della stella. Fortunatamente il flusso non era diretto verso la Terra ma contro Marte, altrimenti avrebbe innescato una tempesta geomagnetica significativa. Non è chiaro se il fenomeno sia stato innescato dalle stesse macchie solari che ora puntano la Terra; nei giorni scorsi erano infatti nascoste sul lato non visibile. Non resta che attendere le prossime ore per capire come si comporterà il Sole, che alla fine dello scorso anno ha raggiunto il picco massimo del suo ciclo undecennale di attività magnetica.