Geologo spiega perché la Groenlandia è così preziosa e ambita dagli USA: “Non solo per terre rare e petrolio”

Com'è noto, nell'attuale e delicatissimo scacchiere geopolitico internazionale la Groenlandia è finita al centro di surreali mire espansionistiche da parte degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha persino confermato che sul tavolo non è esclusa l'opzione militare per appropriarsi della più grande isola della Terra, una miniera di risorse naturali – tra cui terre rare e petrolio, ma non solo – formalmente appartenente al Regno di Danimarca (ma che dal referendum del 2008 ha acquisito una maggiore autonomia). Di fatto, un Paese della NATO – il più potente e ricco – vuole acquisire il territorio di un altro membro dell'Alleanza Atlantica, anche con la forza e a costo di far crollare il sistema di difesa intergovernativo sorto dalle ceneri della Seconda guerra mondiale.
Alcuni Paesi europei, in primis il Regno Unito, sarebbero pronti a inviare soldati in Groenlandia per salvaguardare l'isola dagli appetiti americani e, al contempo, rassicurare l'alleato dagli sbandierati rischi per la sicurezza nazionale posti da Cina e Russia. A causa del cambiamento climatico, infatti, si stanno aprendo nuove e importantissime rotte commerciali nell'Artico e la Groenlandia giocherebbe un ruolo strategico anche in tal senso, per mantenere la supremazia in questo freddo angolo di globo. Ma perché gli Stati Uniti vogliono così ardentemente questo territorio, tanto da arrivare all'idea di pagare profumatamente i singoli abitanti (letteralmente per comprarsi la loro terra) e persino a minacciare apertamente lo scontro armato con un Paese amico, fino a sfaldare la più importante delle alleanze strategiche? A spiegare, in un articolo pubblicato su The Conversation, cos'è che rende così ricca e interessante la Groenlandia è il professor Jonathan Paul, docente di Scienze della Terra presso l'Università di Londra (Regno Unito).
La prima cosa a cui si pensa sono sempre le terre rare, quell'insieme di elementi considerati fondamentali nella transizione energetica dai combustibili fossili perché alla base del funzionamento delle batterie dei veicoli elettrici, delle pale eoliche e di molti altri dispositivi. A tal proposito, lo scienziato spiega che elementi come niobio, tantalio e itterbio sono stati scoperti nel cuore delle rocce ignee groenlandesi, ovvero quelle derivate dal raffreddamento del magma, “depositate dalle calde acque idrotermali che circolavano all'apice di grandi intrusioni vulcaniche.” Oltre a questi, il professor Paul indica che sotto il ghiaccio dell'isola si stima vi siano enormi riserve di disprosio e neodimio, “sufficienti a soddisfare più di un quarto della domanda globale futura prevista, per un totale complessivo di quasi 40 milioni di tonnellate.” Si tratta delle terre rare più preziose dal punto di vista economico, proprio alla luce del fatto che sono fondamentali per l'energia eolica, i veicoli elettrici e anche per i reattori nucleari. “Lo sviluppo di giacimenti noti come Kvanefjeld nella Groenlandia meridionale, per non parlare di quelli non ancora scoperti nel nucleo roccioso centrale dell'isola, potrebbe facilmente influenzare il mercato globale delle terre rare, a causa della loro relativa scarsità a livello globale”, ha evidenziato l'esperto.

È doveroso sottolineare che solo una piccola parte della Groenlandia (circa il 20 percento del territorio totale) è libera dal ghiaccio e si ritiene che sotto la candida coltre si nascondano giacimenti immensi di questi e altri materiali, come il litio ma anche gli idrocarburi, di cui sono ricchi anche i fondali al largo delle coste. Nel rapporto Assessment of Undiscovered Oil and Gas Resources of the East Greenland Rift Basins Province, pubblicato dal Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS), è stato stimato che in Groenlandia si trovi una quantità di gas naturale, gas naturale liquido, petrolio e altri idrocarburi pari a ben 31,4 miliardi di barili di idrocarburi equivalenti al petrolio, o MMBOE (acronimo di Million Barrels of Oil Equivalent). Il professor Paul spiega che questa quantità è pari all'intero volume accertato delle riserve di greggio negli Stati Uniti. Non c'è dunque da stupirsi che gli USA siano così desiderosi di mettere le mani su un simile tesoro di risorse naturali, tra cui uno dei giacimenti più promettenti dovrebbe essere quello di Jameson Land.
Ma non sono solo idrocarburi e terre rare a rendere il territorio della Groenlandia così prezioso. L'esperto spiega che sin dagli anni '70 del secolo scorso sono stati scoperti dei cosiddetti “camini” di kimberlite diamantiferi, condotti vulcanici profondi ricchi di diamanti. Tuttavia, sino ad oggi, non sono ancora stati sfruttati per le difficoltà di estrazione. Inoltre, la prolungata attività di formazione montuosa e frammentazione della roccia ha permesso di far risalire dalle viscere della Terra una grande quantità di gemme e metalli preziosi, dall'oro ai rubini, che si sono depositati assieme alla grafite lungo le numerose faglie delle fratture, in attesa di essere raccolti.
La Groenlandia è così ricca di risorse naturali di vario tipo perché l'isola è stata soggetta per miliardi di anni a varie dinamiche geologiche, dalla sopracitata formazione montuosa alle eruzioni vulcaniche, fino al rifting, cioè il “rilassamento e l'estensione della crosta terrestre”, come spiegato dal professor Paul. Non c'è da stupirsi che gli USA la desiderino da molto tempo, sin da quando hanno acquisito l'Alaska dalla Russia alla fine del XIX secolo. Proposte di acquisto sono state avanzate durante la Prima guerra mondiale e subito dopo la fine della Seconda (nel 1946 Truman propose 100 milioni di dollari in oro), ma sono sempre state rifiutate dalla Danimarca, comprese quelle della prima amministrazione Trump nel 2019. La Danimarca continua a sostenere che la Groenlandia non è in vendita, ma questa volta gli USA sembrano fare sul serio, arrivando a minacciare l'uso della forza militare in caso di mancato accordo. A rendere la situazione ancor più complessa, il fatto che l'estrazione di queste risorse non sarebbe sostenibile dal punto di vista ambientale, catalizzando il riscaldamento globale e l'innalzamento del livello del mare a danno di tutti.