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Fino a 330 calorie in meno mangiando di più: cosa succede quando si cambia dieta

Un nuovo studio pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition mostra che seguire una dieta priva di cibi ultraprocessati può portare ad assumere fino a 330 calorie in meno al giorno, anche mangiando di più. Ecco perché accade.
A cura di Valeria Aiello
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Non sempre mangiare di più significa assumere più calorie. È quanto indica un nuovo studio dell’Università di Bristol, pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition, secondo cui modificare la composizione della dieta può ridurre l’apporto calorico pur aumentando la quantità di cibo consumato. I ricercatori hanno osservato che le persone che seguono un’alimentazione basata su cibi non ultra-processati consumano quantità di cibo superiori – fino al 50% in più – ma assumono in media circa 330 calorie al giorno in meno rispetto a chi segue una dieta composta esclusivamente da alimenti ultra-processati.

L’analisi riesamina i dati di un noto studio clinico, guidato dal dottor Kevin Hall del National Institutes of Health, che aveva già mostrato come un’alimentazione ricca di prodotti ultra-processati favorisca un maggiore apporto energetico e un aumento di peso. Il nuovo approfondimento aiuta però a capire meglio perché accade.

Le alternative alimentari previste dallo studio guidato dal dottor Hall: in alto i pasti con alimenti non trasformati (a sinistra il pranzo, a destra la cena); in basso i pasti con cibi ultra–processati. Per due settimane i partecipanti seguivano una dieta a base di alimenti non trasformati e per altre due una dieta a base di cibi ultra–processati, potendo mangiare liberamente in entrambe le condizioni.
Le alternative alimentari previste dallo studio guidato dal dottor Hall: in alto i pasti con alimenti non trasformati (a sinistra il pranzo, a destra la cena); in basso i pasti con cibi ultra–processati. Per due settimane i partecipanti seguivano una dieta a base di alimenti non trasformati e per altre due una dieta a base di cibi ultra–processati, potendo mangiare liberamente in entrambe le condizioni.

Secondo gli autori, quando le persone hanno accesso ad alimenti nella loro forma naturale tendono spontaneamente a orientarsi verso scelte che combinano sazietà e qualità nutrizionale, con un effetto finale sull’energia assunta. “È entusiasmante osservare che, quando vengono offerte opzioni non elaborate, le persone scelgono in modo intuitivo alimenti che bilanciano piacere, nutrizione e senso di sazietà, riducendo allo stesso tempo l’apporto calorico complessivo” ha spiegato il professor Jeff Brunstrom, docente di psicologia sperimentale dell’Università di Bristol e autore principale dello studio. “Le nostre scelte alimentari non sono casuali: quando il cibo è presentato al naturale, prendiamo decisioni molto più intelligenti di quanto si pensasse”.

In concreto, chi seguiva un’alimentazione non trasformata tendeva a consumare grandi quantità di frutta e verdura – anche diverse centinaia di grammi per pasto – riducendo invece il ricorso a opzioni più dense dal punto di vista energetico. Il risultato era un volume complessivo maggiore di cibo, ma un introito calorico inferiore.

Lo studio si inserisce in un dibattito più ampio sugli effetti degli alimenti ultra-processati sulla salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità richiama da anni l’attenzione sull’impatto di diete ad alta densità energetica e ricche di prodotti industriali nel favorire sovrappeso e obesità, sottolineando l’importanza di privilegiare alimenti freschi e minimamente trasformati all’interno di un modello alimentare equilibrato.

Perché si assumono meno calorie pur mangiando di più

L’analisi del team di Bristol suggerisce che la spiegazione stia nel rapporto tra calorie e micronutrienti.

Gli alimenti naturali ricchi di vitamine e minerali – come frutta e verdura – hanno in genere una densità energetica più bassa. Per soddisfare il fabbisogno di micronutrienti, l’organismo può quindi “spingere” verso un maggiore consumo di questi alimenti, aumentando la quantità totale del cibo ingerito ma non le calorie assunte.

I ricercatori descrivono questo meccanismo come una forma di regolazione interna: una priorità data ai nutrienti essenziali che, in un contesto di alimenti non trasformati, favorisce un equilibrio tra sazietà e apporto calorico.

Negli alimenti ultra-processati, invece, un alto contenuto calorico e micronutrienti possono trovarsi concentrati nello stesso prodotto – anche grazie all’arricchimento vitaminico – riducendo quel “compromesso naturale” tra calorie e qualità nutrizionale. Secondo gli autori, questo potrebbe portare a un eccesso di calorie anche quando le quantità consumate sono inferiori.

Il messaggio che emerge dallo studio non è quindi semplicemente “mangiare meno”, ma comprendere come la composizione della dieta influenzi il modo in cui scegliamo cosa e quanto mangiare. In altre parole, non conta solo la quantità: conta soprattutto il tipo di alimentazione.

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