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Esplosione stellare nella galassia di Andromeda scoperta dall’astrofisico italiano Gianluca Masi

I potenti telescopi del Virtual Telescope Project (VTP), progetto di ricerca guidato dall’astrofisico italiano Gianluca Masi, hanno rilevato una spettacolare esplosione stellare nella Galassia di Andromeda.
A cura di Andrea Centini
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Credit: Gianluca Masi / Virtual Telescope Project
Credit: Gianluca Masi / Virtual Telescope Project

Nel cuore della Galassia di Andromeda, uno degli oggetti più affascinanti del profondo cielo, è stata identificata una spettacolare esplosione stellare. Più nello specifico, si tratterebbe di una nova, cioè l'esplosione nucleare di una stella simile al Sole nella sua ultima fase evolutiva, chiamata nana bianca o stella degenere. L'evento, legato all'espulsione improvvisa di materiale, libera un'enorme quantità di energia e si manifesta con un incredibile aumento della luminosità, che può essere colto grazie allo scrupoloso monitoraggio del cielo.

L'aumento di luminosità della nova tra il 2 e il 3 ottobre. Credit: Gianluca Masi / Virtual Telescope Project
L'aumento di luminosità della nova tra il 2 e il 3 ottobre. Credit: Gianluca Masi / Virtual Telescope Project

A rendere particolarmente preziosa la scoperta il fatto che sia stata realizzata dall'Italia, grazie al lavoro dell'astrofisico Gianluca Masi e al suo progetto di ricerca internazionale Virtual Telescope Project (VTP). Si basa su potenti e sensibilissimi telescopi robotici installati a Manciano, in provincia di Grosseto (Toscana), dove si trova il “il cielo più buio e stellato dell’Italia peninsulare”. Il VTP fa parte dell’International Asteroid Warning Network ed è impegnato nella costante analisi degli asteroidi che sfrecciano nei pressi della Terra, contribuendo a raffinarne i parametri orbitali nel contesto delle operazioni di difesa planetaria. Il progetto, inoltre, permette a milioni di persone di seguire i più importanti e significativi spettacoli del cielo (compresi lanci di razzi e passaggi di sonde), imbattendosi nella sua attività di indagine anche in vere e proprie perle, come l'esplosione stellare di cui sopra e la scoperta di due nuove stelle variabili nella Galassia del Triangolo (Messier 33).

La Galassia di Andromeda. Credit: Andrea Centini
La Galassia di Andromeda. Credit: Andrea Centini

L'esplosione stellare è stata catturata la sera di domenica 1 ottobre come una debole luce tra i bracci della magnifica Galassia di Andromeda, conosciuta dagli appassionati anche come M31 (Messier 31), dal nome del celebre catalogo messo a punto dall'astronomo francese Charles Messier. Dopo la rilevazione il dottor Masi ha fatto confronti con immagini di archivio più o meno recenti, confermando “che si trattava di un transiente mai segnalato prima”, come indicato nel comunicato stampa del VTP. Le analisi suggeriscono che l'evento si sia verificato proprio al di fuori della Via Lattea (la nostra galassia), tra le braccia di Andromeda sita a 2 milioni di anni luce da noi. Tutti i dati, come l'incremento di luminosità osservato tra il 2 e il 3 ottobre e l'assenza nelle immagini catturate in precedenza, suggeriscono che si tratti proprio di una nova.

Credit: Gianluca Masi / Virtual Telescope Project
Credit: Gianluca Masi / Virtual Telescope Project

Come specificato dal dottor Masi, le novae “sono oggetti di primario interesse astrofisico, costituite da sistemi binari stretti, di cui una delle componenti è una nana bianca”. “Quest’ultima, stadio evolutivo finale di stelle simili al Sole, riceve materia dalla compagna, accumulandolo sulla regione esterna della propria struttura. A lungo andare, pressione e temperatura di questo strato aumentano, fino all’innesco di una violenta reazione di fusione nucleare”, ha aggiunto l'astrofisico. “Proprio l’energia liberata da queste reazioni produce uno straordinario aumento di luminosità del sistema e contribuisce a disperdere l’accumulo di gas. In questa fase, la luminosità aumenta di decine di migliaia di volte, consentendo la visione di eventi simili anche da molto lontano, come in questo caso. Un’apparizione repentina, dunque, apparentemente una stella “nuova”, da cui l’antico nome di nova per questi astri”, ha chiosato Masi.

Lo scienziato spiega che una parte del merito di questa scoperta risiede anche nel cielo di Manciano nella Maremma grossetana, definito “il più puro, buio e stellato della penisola”. Non a caso è proprio qui che Masi ha deciso di trasferire la sua attrezzatura scientifica. Purtroppo l'eccezionalità di questo cielo è minacciato dalla possibile costruzione di un parco eolico, che per quanto importante nel contesto della transizione ecologia non può certo distruggere il firmamento più prezioso d'Italia per gli studi astronomici e astrofisici. Ci sono sicuramente altri posti per poter realizzare questa opera. Per questa ragione il dottor Masi ha avviato una campagna di sensibilizzazione volta a preservare il cielo di Manciano, accompagnata dalla petizione su change.org “Salviamo il Cielo più Stellato d'Italia, l’unico rimasto, dall’inquinamento luminoso!” che tutti possono supportare.

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