Epatite A a Napoli, l’infettivologo spiega il contagio da uomo a uomo: “Non esistono farmaci, serve il vaccino”

L'epidemia di epatite A a Napoli e in Campania attualmente in corso sembra essere partita – come ha spiegato a Fanapge.it il direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno – dal mare, come hanno confermato i risultati dei campionamenti effettuati su 7 lotti di cozze e uno di ostriche. Eppure, nonostante gli allevamenti e le vendite dei lotti contaminati siano stati bloccati, i casi di epatite A a Napoli e in Campania continuano a salire di giorno a giorno. Quelli confermati al 19 marzo sono almeno 154 e l'ASL Napoli 1 ha rilevato una diffusione del virus 41 volte superiore rispetto a quella registrata negli ultimi tre anni.
Questo perché il virus HAV responsabile dell'epatite A si trasmette via oro-fecale, quindi le modalità in cui una persona può infettarsi sono diverse. Questo significa che si può contrarre il virus non solo consumando acqua e alimenti crudi contaminati, ma anche attraverso il contatto da persona a persona. Come spiega l'Istituto Superiore di Sanità, gli alimenti più a rischio sono i molluschi crudi, se allevati in acque contaminate da scarichi fognari contenenti il virus. I sintomi con cui si manifesta comprendono nausea, vomito, dolori addominali, febbre e ittero (conseguenza diretta dell'infiammazione al fegato causata dal virus). Anche se nella maggior parte dei casi, la malattia guarisce da sola in un paio di settimane, si possono verificare anche forme più gravi.
Per capire meglio cosa sta succedendo a Napoli Fanpage.it ha contattato Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie Infettive e Direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgica della Federico II.
Questo focolaio sembra partito dai molluschi, ma come avviene poi la trasmissione da persona a persona?
Il punto chiave è che la trasmissione avviene per via oro-fecale, ma le modalità attraverso cui si realizza possono essere molteplici. Una persona affetta da epatite A elimina il virus attraverso le feci. Normalmente queste vengono bonificate attraverso i depuratori, ma se c’è qualcosa nel percorso che non va come dovrebbe, ad esempio depuratori che non funzionano correttamente, le acque nere contaminano le falde e il virus entra nel ciclo ambientale.
Quali sono le conseguenze?
Se succede nei paesi in via di sviluppo ci si può infettare anche bevendo acqua dal rubinetto. In Italia invece, dove l’acqua è clorata quindi sicura, il consumo di mitili (cozze, vongole, telline) crudi contaminati rappresenta una delle vie di trasmissione più comuni.
Perché proprio i molluschi?
Per loro natura i molluschi filtrano enormi quantità d'acqua. Quindi se si trovano in un ambiente vicino a qualche scarico non depurato o dove ci sono state esondazioni, il virus che si accumula al loro interno può raggiungere concentrazioni anche molto elevate. Ecco perché basta mangiare anche un solo mollusco contaminato per infettarsi: equivale a ingerire la stessa quantità di virus presente in centinaia di litri di acqua di mare.
Anche altri alimenti possono veicolare il virus?
Sì, ci sono anche altri alimenti attraverso cui può avvenire il contagio: ad esempio la frutta e la verdura contaminata, se non lavata bene. Frutta e verdura possono contaminarsi se ad esempio sono state concimate con feci umane oppure se sono entrate in contatto con altri alimenti o superfici contaminate. Per questo è fondamentale prestare molta attenzione in cucina: lavare bene frutta e verdura prima di consumarla cruda, ma anche tenere separate le cose pulite da quelle sporche, i cibi crudi dai cotti.
E per quanto riguarda il contagio da uomo a uomo?
In Italia molti anni fa era molto frequente la trasmissione tra i bambini a scuola, perché magari non lavavano bene e si infettavano tra di loro. Era segno di uno stato sociale e sanitario più basso, ma paradossalmente preveniva l'infezione grave, perché i bambini sviluppavano un'infezione quasi asintomatica che però permetteva loro di sviluppare gli anticorpi.
Adesso abbiamo un livello sanitario diverso, per cui ci si infetta di meno. Questo fa sì che ci siano in genere meno casi, ma anche che quando si verifica un focolaio, le persone sono sprovviste di anticorpi e quindi il virus circola più facilmente.
Il virus può trasmettersi anche attraverso i rapporti sessuali?
Sì, anche questa è una possibile modalità, soprattutto tramite i rapporti sessuali ano-orali. Questa è stata una modalità predominante in epidemie passate, specialmente nella categoria MSM (“maschi che fanno sesso con maschi”). Anche in questo caso il contatto ano-orale durante il rapporto può trasmettere il virus, anche se il partner è in fase di incubazione o presenta pochi sintomi. Poi sono stati anche rari casi – ma mai in Italia – di trasmissione attraverso il sangue, ma è una modalità, che per quanto tecnicamente possibile, è davvero molto rara.
Ci sono altre modalità di trasmissione da persona a persona?
Il fatto che le persone eliminino il virus tramite le feci anche prima di sviluppare il virus è chiaramente un fattore di rischio per tutti, soprattutto per le persone all’interno dello stesso nucleo familiare. È sufficiente che la persona con l’epatite A tocchi un alimento senza essersi lavata bene le mani perché questo si contamini. Possono a loro volta contaminare le falde acquifere, se c’è un depuratore che non funziona bene. È chiaro che quando il virus circola, è un male per tutti.
Torniamo agli alimenti, come possiamo essere sicuri di eliminare il virus?
È bene ricordare che solo la cottura, almeno a 100° e per diversi minuti – l’ASL di Napoli 1 raccomanda per i molluschi almeno 4 minuti dall’ebollizione con il coperchio – può inattivare il virus.
Però attenzione: quando si cucina, non è detto che tutta l’acqua arrivi a 100°C in modo uniforme o per il tempo necessario. Io raccomando la cottura in pentola a pressione, perché è l’unica che garantisce con certezza l’inattivazione totale.
Il congelamento non riesce?
Assolutamente no. Il virus resiste al congelamento. Per questo l’ASL raccomanda di cuocere anche i frutti di bosco surgelati. Questo perché dato che le persone li mangiano crudi, a volte li scongelano e poi li mangiano direttamente. Ma è bene cuocerli per essere certi di eliminare il virus.
Quello che sta succedendo in questi giorni rientra nella norma o no?
No, non rientra nella norma. Nel corso degli anni abbiamo registrato dei singoli casi, ma non in questa misura. Quella che stiamo attraversando è un’epidemia. Ricostruirne le cause non è facile, forse è collegabile al fatto che a gennaio in Campania è piovuto molto e ci sono state esondazioni che potrebbero aver contaminato le falde o quindi alcune partite di frutti di mare.
Come va affrontata?
Anche se in molti casi l’epatite A si risolve da sola, sicuramente non va sottovalutata perché in rare circostanze, ad esempio in persone con un sistema immunitario debole o con patologie epatiche pregresse può evolvere in forme gravi, a volte anche fatali. Inoltre, i diversi casi di questi giorni stanno intasando i reparti negli ospedali e questo rappresenta una situazione impegnativa perché toglie spazio ad altre malattie infettive.
Esistono farmaci per curarla?
No, per l'epatite A non abbiamo farmaci antivirali, a differenza della B o della C. Si monitora il paziente e si gestiscono le complicanze, il ricovero è necessario solo nei casi più complessi.
Però è importante ricordare che esiste un vaccino sicuro. Sarebbe importante usarlo soprattutto in situazioni come quella attuale per rallentare la diffusione. Almeno per le persone a rischio occupazionale (sanitari, addetti alla ristorazione, operatori ecologici) o per i conviventi di chi è già malato o per chi ha già malattie epatiche.