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Entrare in contatto con gli alieni farebbe scoppiare una guerra sulla Terra, secondo alcuni studiosi

Ricercatori dell’Università del Texas sostengono che comunicare con gli extraterrestri porterebbe a una guerra sulla Terra, ma non per un’invasione aliena.
A cura di Andrea Centini
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Uno studio dell'Università di Nottingham ha stimato che nella sola Via Lattea, la nostra galassia, ci sarebbero 36 civiltà aliene intelligenti. Se un giorno dovessimo riuscire a entrare in contatto con una di queste potenziali civiltà extraterrestri, secondo alcuni studiosi potrebbe scoppiare una catastrofica guerra sulla Terra. Ma non per il motivo che tutti immaginiamo, ovvero l'invasione degli alieni cattivi in stile Indipendence day o Guerra dei Mondi. La guerra, infatti, ce la faremmo da soli. Gli scienziati ipotizzano che la nazione in grado di comunicare con gli alieni non solo terrebbe segreto il canale di comunicazione aperto con E.T., ma nasconderebbe anche tutte le preziosissime informazioni tecnologiche derivate da una simile collaborazione.

A ritenere verosimile questo “egoismo interstellare” sono i due scienziati Kenneth W. Wisian e John W. Traphagan, rispettivamente del Centro per la Ricerca Spaziale e del Dipartimento di Studi Religiosi – Program in Human Dimensions of Organizations dell'Università del Texas di Austin. Wisian è stato anche ex maggiore generale della U.S. Air Force (l'aeronautica militare statunitense). Secondo gli autori dello studio, in parole semplici, se una nazione terza venisse a scoprire che un altro Paese ha iniziato una fruttuosa – ed esclusiva – collaborazione con un civiltà aliena sarebbe spinta ad attaccarlo, per rubare le preziose informazioni tecnologiche ricevute. L'accesso monopolistico ad armi, sistemi energetici e trasporti rivoluzionari, giusto per fare qualche esempio, garantirebbero una supremazia non tollerabile nel gioco degli equilibri mondiali, soprattutto fra le superpotenze, pertanto non ci sarebbe da stupirsi dell'avvio di un conflitto per ottenerle. Del resto l'intera storia dell'umanità è costellata da guerre e massacri per sete di potere e desiderio di conquista.

Secondo gli autori dello studio “The Search for Extraterrestrial Intelligence: A Realpolitik Consideration” pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Space Policy, in un simile scenario i radiotelescopi, i centri di ricerca e gli scienziati stessi diverrebbero bersagli militari “legittimi”. Per tutti questi motivi i ricercatori e le strutture impegnate nel SETI (la ricerca di forme di vita intelligenti extraterrestri) dovrebbero mettere a punto protocolli di sicurezza ad hoc, al fine di prevenire il rischio di tentativi di monopolizzare eventuali contatti con gli extraterrestri.

Il nuovo studio “Geopolitical Implications of a Successful SETI Program” condotto da scienziati del Penn State Extraterrestrial Intelligence Center – Center for Exoplanets and Habitable Worlds dell'Università Statale della Pennsylvania ha tuttavia aspramente criticato il lavoro di Wisian e Traphagan, sostenendo che lo scenario da loro ipotizzato è semplicemente improbabile. Non perché sia impossibile entrare in contatto con gli alieni, ma perché il monopolio dell'informazione sarebbe irrealizzabile, tenendo presenti le tempistiche di queste ipotetiche comunicazioni con gli alieni. Del resto stiamo mandando i nostri messaggi radio a galassie e ammassi siti a distanze enormi; per ricevere una potenziale risposta e intavolare uno scambio di dati potrebbero volerci secoli o addirittura millenni.

“Le stelle che stiamo prendendo di mira sono lontane centinaia o migliaia di anni luce. E quindi, anche se riceviamo un segnale comunicativo e quel segnale viene decodificato, non possiamo rispondere”, ha dichiarato in un podcast su Planetary.org il dottor Jason Wright, docente di astronomia e astrofisica presso l'Università Statale della Pennsylvania Penn State University e primo autore dello studio. “Possiamo inviare il segnale di risposta, ma se si trovano a 200 anni luce di distanza, allora diciamo: ‘Oh fantastico, abbiamo ricevuto il tuo messaggio. Raccontaci di X, Y, Z. E 400 anni dopo otteniamo la risposta'”. Anche se la comunicazione fosse istantanea, gli scienziati ritengono improbabile che una civiltà intelligente possa dare libero accesso a informazioni del genere “sulla fiducia”, così come alcuni leader politici potrebbero non ritenere vantaggioso il monopolio delle comunicazioni con gli alieni. Gli autori dello studio sottolineano comunque che “trasparenza, condivisione dei dati e formazione dei responsabili politici” sono i metodi migliori per evitare crisi interne in caso di contatto con E.T.

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