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Dubai annuncia che userà sempre di più la pioggia artificiale: come funziona il cloud seeding

Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che intensificarono il loro programma di “cloud seeding”, ovvero di inseminazione delle nuvole: si tratta di una tecnologia nata anni fa che consiste nel disperdere nel cielo sostanze chimiche capaci di favorire la condensazione e quindi innescare piogge artificiali.
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Uno degli ultimi film di Paolo Virzì, "Siccità", racconta una Roma alle prese con una grave crisi idrica, dove l'acqua è diventata il bene più prezioso in assoluto, più dei soldi, del potere e dei rapporti umani. Un futuro distopico, ma nemmeno troppo. Secondo le Nazioni Uniti infatti già entro il 2030 quasi metà della popolazione mondiale vivrà in zone a stress idrico, anche a causa della crisi climatica in atto. In alcune regioni del mondo l'emergenza è già attuale e i governi coinvolti sono a lavoro da anni per realizzare possibili misure idonee a limitare le conseguenze della siccità, a volte anche molto discusse. Un caso tra tutti: gli Emirati Arabi Uniti.

Agli inizi degli anni 2000 lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nahyan, il vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti, ha investito 20 milioni di dollari per avviare una programma di ricerca sul "cloud seeding", la tecnologia che permette di inseminare le nuvole per avere piogge programmate. A marzo 2024 il Programma di ricerca per il miglioramento della pioggia (UAEREP) del Paese ha annunciato che sta cercando nuovi modi per potenziare la tecnologia impiegata così da aumentare il volume delle piogge artificiali. Normalmente ogni anno vengono effettuate 1.000 ore di "cloud seeding" per avere più piogge artificiali.

Il fenomeno delle piogge artificiali a Dubai

In realtà sono anni che il governo degli Emirati ha iniziato a ricorrere al "cloud seeding". Questa tecnologia prevede l'introduzione di agenti di semina artificiali nelle nuvole che sono in grado di favorire e intensificare il processo di condensazione così da ottenere piogge più frequenti. Dai primi utilizzi del "cloud seeding", alla fine degli anni '90, questa tecnologia è stata potenziata in diversi modi. Negli Emirati ogni anno vengono realizzate circa 300 missioni di semina delle nuvole.

Qualche mese fa, il programma specializzato del National Centre of Meteorology (NMC) ha annunciato che sta lavorando all'introduzione di nuovi nanomateriali da usare nel cloud seeding che promettono di essere efficienti. I meteorologi del programma nazionale hanno anche spiegato che hanno già effettuato alcune missioni servendosi di veicoli aerei senza equipaggio.

Cos'è il cloud seeding

Il "cloud seedinig" – letteralmente "inseminazione di nuvole" – consiste nel disperdere nelle nubi alcune sostanze chimiche capaci di intensificare le piogge. Una di quelle più comunemente usate è lo ioduro d'argento: questo composto, una volta disperso nel cielo favorisce la creazione di nuclei di condensazione dai quali poi si generano le goccioline d'acqua che poi si trasformeranno in pioggia. Possono essere usati anche altri composti comò lo ioduro di potassio o il ghiaccio secco.

Attorno l'argomento è nato un dibattito anche molto accesso, soprattutto per quanto riguarda il possibile impatto ambientale di questa tecnologia. Inoltre, esistono anche diversi dubbi sull'efficacia effettiva del cloud seeding come strumento per contrastare l'emergenza idrica che, essendo una conseguenza del cambiamento climatico, richiede strategie ben più strutturali e sistemiche.

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