Dove è caduto il razzo cinese che ha rischiato di colpire anche l’Italia: “Doppio rientro anomalo”

Alla fine di gennaio 2026, per diverse ore il secondo stadio del razzo cinese ZQ-3 R/B in caduta incontrollata sulla Terra ha rischiato di schiantarsi su diversi Paesi, Italia compresa. Il rischio è sempre stato basso, per il semplice motivo che la maggior parte del nostro pianeta è occupata dall'acqua, pertanto i detriti spaziali molto spesso cadono in mari e oceani e non sulla terraferma. Ma questo, chiaramente, non giustifica un simile rischio per la popolazione globale. Avvisare che un razzo lungo una dozzina di metri e pesante 11 tonnellate potrebbe cadere pure sull'Italia non è allarmismo, ma informare sulla base delle traiettorie calcolate dagli esperti, nel caso specifico quelli dei Centri Operativi di Sorveglianza e Tracciamento Spaziale dell'UE (EU SST), che fino alle 10:30 ora italiana del 30 gennaio prevedevano che detriti sopravvissuti all'attrito atmosferico sarebbero potuti cadere anche sull'Italia centrale.
L'ultimo bollettino aveva scongiurato un possibile impatto per il nostro Paese, lasciando però aperte altre possibilità, come ad esempio Polonia, Regno Unito e Australia. Poi il razzo è caduto attorno all'ora di pranzo e non se ne è saputo più nulla. Ora non solo sappiamo dove è caduto, ma anche che ha avuto un duplice e anomalo rientro, a Sud della Nuova Zelanda e a Nord Est del Magagascar. A spiegarlo il professor Marco Langbroek, docente di Space Situational Awareness presso l'Università Tecnica di Delft (Paesi Bassi) e uno dei massimi esperti di rientri di spazzatura spaziale.

In una serie di post pubblicati su X – il compianto Twitter – e sul blog dello SatTrackCam Leiden (Cospar 4353), una stazione sita a Leida (Paesi Bassi) che monitora le orbite dei cosiddetti satelliti spia e di altri oggetti, lo scienziato ha spiegato che lo stadio superiore del razzo cinese ZQ-3 R/B è rientrato esattamente alle 12:39 del Tempo Coordinato Universale (UTC) con un margine di errore di ± 1 m (quindi tra le 13:38 e le 13:40 ora italiana) di venerdì 30 gennaio. Fin qui nulla di strano, dato che l'orario ricade esattamente nella finestra prevista da EU SST. Per quanto concerne la posizione di caduta, ha indicato le seguenti coordinate, ovvero Latitudine 54,3 S e Longitudine 170,4 O, che corrisponde a un punto nell'Oceano Pacifico Meridionale a Sud Est della Nuova Zelanda e a Nord dell'Antartide. Un luogo chiaramente sicuro e fortunato, alla luce dei precedenti rischi stimati.
Questi dati, indicati nel Final Tip della Forza Spaziale degli Stati Uniti (U.S. Space Force) che monitora i rientri, corrispondono anche a quelli di un modello sperimentale di rientro chiamato Tudat testato dal dottor Langbroek e colleghi dell'ateneo olandese. Fin qui nessun problema, ma nove ore dopo la pubblicazione di questi dati, la U.S. Space Force ha pubblicato un secondo Final Tip con un secondo luogo di impatto, avvenuto alle 14:43 ora italiana (sempre con un margine di errore di ± 1 m) alle seguenti coordinate, circa un'ora dopo il primo: Latitudine 3,9 S, Longitudine 60,7 E. È un punto nell'Oceano Indiano, a Nord Est del Madagascar e distante centinaia di chilometri dall'arcipelago delle Seychelles (la terraferma più vicina). Che cosa è successo? Perché ci sono due segnalazioni diverse?
Il professor Langbroek ha spiegato che non si era mai vista prima una duplice pubblicazione di Final Tip da parte delle forze spaziali statunitensi. “Sebbene possa trattarsi di un errore di trascrizione o di una confusione/falsa rilevazione, sospetto che questo insolito "doppio rientro" sia autentico”, ha spiegato lo scienziato, aggiungendo che il rientro aveva un'orbita piuttosto eccentrica, “più di un normale rientro”. Secondo il ricercatore, a causa dell'attrito con l'atmosfera terrestre – che innesca il fenomeno dell'ablazione – il secondo stadio del razzo ZQ-3 R/B sarebbe stato distrutto in un due pezzi principali: uno sarebbe rientrato al primo orario, il secondo circa un'ora dopo.
“L'ultima orbita disponibile, circa 2 rivoluzioni prima del TIP delle 12:39 UTC, era di 211 x 102 km, con l'apogeo decisamente più alto del perigeo. In tali circostanze, alcune parti potrebbero aver superato un perigeo basso (abbastanza basso da innescare l'ablazione e un rientro parziale)”, ha sottolineato Langbroek. Il secondo pezzo, spiega l'esperto, potrebbe essere il carico utile fittizio e sperimentale che si ritiene fosse collegato al razzo della compagnia spaziale privata cinese SpaceLand, che potrebbe essersi separato con il primo rientro delle 12:39 UTC. L'alternativa è che l'ablazione possa aver prodotto un enorme campo di detriti che è precipitato sulla Terra in una finestra ampia.
L'esperto ritiene che la US Space Force conosca esattamente gli orari dei rientri dei razzi (il margine di errore di un solo minuto lo dimostrerebbe) grazie alle analisi visive dei satelliti spia, in grado di osservare direttamente la scia di fuoco innescata dall'ablazione. Ciò che è certo è che il rientro incontrollato di questo razzo è stato anomalo e sicuramente da non sottovalutare. Non c'è da stupirsi che le agenzie spaziali di tutto il mondo stiano invitando le autorità cinesi a eseguire rientri controllati per ridurre al minimo i rischi per la popolazione. Non si può sempre sperare che pezzi di tonnellate cadano ogni volta sul mare (e fra l'altro nel recente passato sono già precipitati sulla terraferma, come in Africa nel 2020 e nel 2024).