Diabete, si avvicina il sogno dell’insulina in pillola: scienziati giapponesi creano formula orale stabile

È ancora presto per cantare vittoria, ma scienziati giapponesi hanno creato una formula orale per l'insulina, una pillola sperimentale basata su peptidi potenzialmente rivoluzionaria. Ad oggi l'insulina viene somministrata ai pazienti con diabete solo attraverso iniezioni sottocutanee, una modalità sicura ed efficace ma con un significativo impatto sulla qualità della vita. Non a caso la recente approvazione dell'EMA della prima insulina settimanale al mondo è stata accolta come una grande innovazione, proprio alla luce dei problemi legati alle iniezioni quotidiane. Ma con l'insulina in pillola realmente in grado di tenere sotto controllo la glicemia, milioni di pazienti potrebbero dire definitivamente addio agli odiati aghi.
La ragione per cui fino ad oggi, nonostante le diverse ricerche promettenti, non si è riusciti a creare una formula orale sicura ed efficace per l'insulina risiede nel fatto che si tratta di una proteina, pertanto una volta ingerita viene rapidamente scomposta dagli enzimi nello stomaco e nell'intestino. Anche qualora riuscisse ad arrivare integralmente all'intestino, da lì per passare al flusso sanguigno c'è un grosso ostacolo, dato che la mucosa intestinale non lascia passare facilmente le grandi molecole proteiche come quella dell'insulina. Inoltre l'assorbimento deve essere rapido e ben controllato per tenere a bada la glicemia. Ecco perché sino ad oggi non si è riusciti ad arrivare a una pillola commerciale. Ricercatori australiani e norvegesi, come indicato dalla Fondazione Veronesi, alla fine del 2024 si sono avvicinati con speciali nanovettori, ma c'è ancora molto lavoro da fare.
A cambiare potenzialmente le carte in tavola vi è la doppia soluzione in sviluppo in Giappone, che ha già dato solidi risultati nei test preclinici, ovvero su modelli animali. A mettere a punto la rivoluzionaria insulina orale (al momento sperimentale) è stato un team di ricerca guidato da scienziati della Facoltà di specializzazione in scienze farmaceutiche dell'Università di Kumamoto, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Chimica Biologica dell'Università metropolitana di Osaka e dell'Istituto di Bioscienze Avanzate dell'Università di Keio. I ricercatori, coordinati dal professor Shingo Ito, docente presso il Dipartimento di microbiologia farmaceutica dell'ateneo di Kumamoto, hanno trovato due percorsi distinti per permettere all'insulina orale di superare la digestione dello stomaco e facilitare l'assorbimento nell'intestino. In entrambi i casi è coinvolto un peptide ciclico permeabile all'intestino chiamato peptide DNP.
Nel primo percorso, chiamato metodo di miscelazione, si utilizza una forma alternativa del peptide base chiamata D-DNP-V che è miscelata “con esameri di insulina stabilizzati con zinco”, come indicato in un comunicato stampa dell'ateneo nipponico. Nel secondo percorso il peptide DNP è stato coniugato direttamente all'insulina. Con entrambi gli approcci, la somministrazione orale ha ridotto efficacemente i livelli di glicemia (fino a livelli normali) sia in topi diabetici che in modelli murini geneticamente modificati per esprimere carenza di insulina. Un elemento particolarmente significativo di questa pillola sperimentale risiede nel fatto che la biodisponibilità farmacologica (cioè quanto farmaco entra in circolo e risulta a disposizione dell'organismo) è pari al 33-41 percento, rispetto al 100 percento dell'iniezione sottocutanea. Può sembrare poco, ma rispetto ad altre formule orali è un risultato molto positivo, dato che in altri casi le dosi richieste di insulina erano anche dieci volte superiori all'iniezione.
“Le iniezioni di insulina rimangono un peso quotidiano per molti pazienti”, ha affermato il professor Shingo Ito. “La nostra piattaforma basata sui peptidi offre una nuova via per la somministrazione orale di insulina e potrebbe essere applicabile alle formulazioni di insulina a lunga durata d'azione e ad altri farmaci biologici iniettabili”, ha chiosato l'esperto. Nei prossimi passi della ricerca si effettueranno indagini con modelli animali più grandi e test di assorbimento con la mucosa intestinale umana. Ci vorrà ancora del tempo prima del potenziale arrivo sugli scaffali delle farmacie, ma l'approccio sembra molto promettente. I dettagli della ricerca “Small Intestine-Permeable Cyclic Peptide-Based Technology Enables Efficient Oral Delivery and Glycemic Efficacy of Zinc-Stabilized Insulin Hexamer and Its Analogs in Diabetic Mice” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Molecular Pharmaceutics.