Dai pitoni un composto che riduce la fame: può aprire la strada a nuovi farmaci per dimagrire

Un composto nel sangue dei pitoni potrebbe aiutare a controllare la fame e aprire la strada a nuovi farmaci per dimagrire. La molecola, chiamata para-tiramina-O-solfato (pTOS), è stata scoperta da un team guidato dall’Università del Colorado Boulder, in collaborazione con le università di Stanford e Baylor. In uno studio, pubblicato oggi sulla rivista Nature Metabolism, i ricercatori descrivono come questo metabolita, prodotto dai batteri intestinali dei pitoni, aumenti drasticamente dopo il pasto e sia in grado di influenzare i meccanismi della fame.
“Questo è un perfetto esempio di biologia ispirata alla natura” ha spiegato la ricercatrice senior Leslie Leinwand, professoressa di Biologia Molecolare, Cellulare e dello Sviluppo, che studia i pitoni nel suo laboratorio da vent'anni. “Si osservano animali che possono fare cose che noi non possiamo fare e si cerca di sfruttare queste capacità per interventi terapeutici”.
Nei test condotti su modelli animali, la somministrazione di pTOS ai topi — sia obesi che magri — ha mostrato effetti diretti sull’ipotalamo, il centro che regola l’appetito, favorendo la perdita di peso senza alcuni degli effetti collaterali associati ai farmaci dimagranti più diffusi, come nausea, perdita di massa muscolare o cali di energia.
“Abbiamo sostanzialmente scoperto un soppressore dell’appetito che funziona nei topi senza alcuni di questi effetti” ha aggiunto Leinwand, facendo riferimento a terapie oggi molto diffuse come la semaglutide (Ozempic e Wegovy). Si tratta però di risultati preliminari, che dovranno essere confermati da ulteriori studi.
Come funziona la molecola dei pitoni e perché interessa la ricerca sull’obesità
I pitoni rappresentano uno degli esempi più estremi di adattamento metabolico in natura: possono ingerire prede enormi e restare poi mesi senza mangiare, mantenendo al tempo stesso un metabolismo efficiente e organi in salute.
“Se vogliamo davvero comprendere il metabolismo, dobbiamo andare oltre topi ed esseri umani e studiare gli estremi che la natura ci offre” ha osservato Jonathan Long, professore associato di patologia a Stanford e coautore dello studio.
Analizzando il sangue di pitoni reali e pitoni birmani dopo il pasto, i ricercatori hanno identificato 208 metaboliti che aumentano in modo significativo. Tra questi, il pTOS è emerso come il più rilevante, con un incremento fino a 1.000 volte. Il composto, prodotto dal microbiota intestinale, è presente anche nell’uomo ma solo a livelli molto bassi e finora è stato poco studiato. Proprio per questo rappresenta un possibile nuovo target farmacologico.
Secondo i ricercatori, il suo meccanismo d’azione — che coinvolge direttamente il cervello e la regolazione della fame — potrebbe offrire un’alternativa o un complemento ai farmaci basati sul GLP-1, oggi ampiamente utilizzati ma non privi di limiti. “Riteniamo che ci sia ancora spazio per una crescita terapeutica in questo ambito” ha sottolineato Leinwand.
Il gruppo di ricerca ha già avviato una start-up, Arkana Therapeutics, con l’obiettivo di sviluppare versioni sintetiche di questi metaboliti, attualmente in fase di studio. Oltre al trattamento dell’obesità, gli scienziati stanno esplorando possibili applicazioni anche per la sarcopenia, la perdita di massa muscolare legata all’età, per la quale oggi non esistono terapie risolutive. “Non ci fermeremo a questo singolo metabolita: c’è ancora molto da imparare” ha concluso Leinwand.