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Cuore “carbonizzato” prima del trapianto a un bimbo a Napoli: perché il ghiaccio può bruciare un organo

I tessuti umani a contatto con superfici troppo fredde possono effettivamente subire lesioni del tutto simili alle ustioni. Nel caso del trapianto di cuore fallito al bambino in cura all’ospedale Monaldi di Napoli, a danneggiare l’organo potrebbe essere stato il contatto con il ghiaccio secco.
A cura di Niccolò De Rosa
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Continua a far discutere la vicenda del bambino napoletano di due anni ricoverato all'Ospedale Monaldi, sottoposto a trapianto con un cuore "bruciato" dopo il trasporto da Bolzano a Napoli. Il piccolo resta in condizioni critiche in Terapia Intensiva cardiochirurgica, mentre la magistratura indaga su cosa sia andato storto. Gli inquirenti stanno ancora lavorando per far luce sull'accaduto ma secondo quanto riferito dall'avvocato della famiglia del piccolo, l'ipotesi più accreditata al momento è l'utilizzo di ghiaccio secco per conservare l'organo durante il viaggio. Un metodo che, se confermato, spiegherebbe perché il cuore sia arrivato in sala operatoria praticamente "carbonizzato" anche senza essere stato a contatto con il fuoco.

Perché il freddo "brucia" i tessuti umani

Il termine può sembrare paradossale, ma il ghiaccio può provocare vere e proprie ustioni da freddo (frostbite). Il danno cellulare causato dal freddo estremo è infatti simile, negli effetti, a quello prodotto dal calore intenso. Le cellule sono delimitate da membrane sottilissime e se le temperature molto alte le "sciolgono" (in realtà, avviene una denaturazione delle proteine e la liquefazione dei lipidi, ma il termine rende comunque l'idea), le temperature molto basse fanno congelare l'acqua al loro interno. Il ghiaccio che si forma crea cristalli microscopici che lacerano le membrane e distruggono la struttura cellulare. Il risultato è la morte dei tessuti, accompagnata da dolore e lesioni visibili.

All'azione meccanica del ghiaccio si aggiunge poi quella vascolare. Le basse temperature provocano infatti la costrizione dei vasi sanguigni superficiali, riducendo l'apporto di ossigeno e nutrienti. In assenza di circolazione adeguata, i tessuti entrano in sofferenza e iniziano così a deteriorarsi. Questo fenomeno spiega perché il contatto prolungato con fonti molto fredde, come il ghiaccio non protetto da involucri o le superfici congelate, possa produrre danni progressivi simili alle scottature.

Perché il ghiaccio secco è più pericoloso

Il ghiaccio comune è acqua solida che fonde a 0 °C. Il ghiaccio secco, invece, è anidride carbonica congelata a circa −78,5 °C e passa direttamente dallo stato solido a quello gassoso. Questa temperatura estremamente più bassa lo rende molto più aggressivo sui tessuti biologici. Il congelamento è immediato e profondo, con danni cellulari rapidi e diffusi. Per organi delicati come il cuore, un contatto diretto con una fonte così fredda può risultare devastante.

Come si conservano gli organi da trapiantare

Gli organi destinati al trapianto non possono essere mantenuti a lungo fuori dal corpo perché il tempo di ischemia, cioè il periodo senza sangue e ossigeno, è limitato e varia da organo a organo. Come spiega il Centro Nazionale Trapianti, quelli solidi come cuore, fegato, reni e polmoni vengono conservati a circa +4 °C in soluzioni specifiche che rallentano il metabolismo cellulare. Tra le tecniche utilizzate c'è la perfusione, che ossigena e nutre l'organo tramite macchinari dedicati, e l'ipotermia statica in ghiaccio controllato, che mantiene la temperatura appena sopra il congelamento. L'obiettivo non è congelare, ma raffreddare in modo stabile e sicuro, limitando il danno biologico fino al momento dell'intervento.

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