video suggerito
video suggerito

“Così salviamo le albanelle da sfalci e mietiture”: il racconto dell’emozionante progetto Lipu

L’albanella minore, un magnifico uccello rapace, nidifica nei campi coltivati della Tuscia, dove uova e piccoli rischiano di essere falciati da trattori e mietitrebbie. Da venti anni i volontari del GSCA lavorano intensamente per proteggere i nidi dalla distruzione. Il coordinatore del progetto Enzo Calevi racconta Fanpage.it i preziosi risultati raggiunti.
Intervista a Enzo Calevi
Delegato della Sezione Lipu di Viterbo e coordinatore del progetto GSCA (Gruppo Studi e Conservazione dell'Albanella)
A cura di Andrea Centini
145 CONDIVISIONI
Video thumbnail

A nord di Roma, nel cuore della Tuscia, da diversi anni va avanti un virtuoso progetto di tutela di uno splendido e poco conosciuto animale, l'albanella minore (Circus pygargus), un uccello rapace fortemente minacciato dall'agricoltura meccanizzata. Questo falco, infatti, nidifica a terra nei campi coltivati, dove purtroppo le moderne pratiche di mietitura e sfalcio fanno strage di piccoli e uova in ogni stagione riproduttiva. Non c'è da stupirsi che in Italia lo stato di conservazione di questa specie sia indicato come “cattivo”, con un livello di minaccia tale da renderla vulnerabile.

Femmina di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo
Femmina di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo

Grazie all'impegnativo e appassionato lavoro condotto dalla delegazione di Viterbo della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), tuttavia, per la delicatissima popolazione della Tuscia di albanella minore c'è una significativa speranza. La collaborazione attiva con gli agricoltori, il collocamento di reti di protezione attorno ai nidi e il costante – e rispettoso – monitoraggio degli stessi, stanno permettendo infatti l'involo di un numero sempre maggiore di giovani, che rappresentano il cuore pulsante di ogni popolazione in ripresa.

Nei giorni scorsi, in compagnia della naturalista Marta Visentin del GSCA (Gruppo Studi e Conservazione dell'Albanella) facente capo alla Lipu di Viterbo, abbiamo potuto ammirare con i nostri occhi uno dei risultati più emozionanti del progetto; un nido protetto con all'interno due giovani impazienti di spiccare il volo. Potete vederli nel video in testa all'articolo, che abbiamo filmato da grande distanza con una fotocamera superzoom, senza arrecare alcun disturbo agli animali. Era presente anche la madre, che a un certo punto si è “tuffata” tra le reti per portare una preda ai suoi piccoli (nel filmato è possibile notare il fugace momento dell'arrivo e il riposo su una balla di fieno, non distante dal nido). Per qualche istante abbiamo ammirato anche il passaggio del magnifico padre.

Maschio di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo
Maschio di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo

A rendere questo incontro ancor più speciale, il fatto che al mattino si erano involati due fratelli dei piccoli immortalati nel filmato, evento che sottolinea il pieno successo riproduttivo di questa famiglia e del progetto GSCA. Per conoscere meglio il lavoro dietro alla conservazione del rapace, Fanpage.it ha intervistato Enzo Calevi, delegato della Sezione Lipu di Viterbo e coordinatore del progetto GSCA. Ecco cosa ci ha raccontato.

Quando ha avuto inizio il progetto di tutela dell'albanella minore?

Per noi della Lipu di Viterbo nel 2006. Nell'aprile di quell'anno siamo stati contattati da Federico Cauli dell'associazione ALTURA (Associazione per La Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti), che dal 2003 era già attiva nella Tuscia e aveva ripreso un vecchio progetto di conservazione dell'albanella che, a singhiozzo, era iniziato negli anni '80 con il WWF. Negli anni '90 è stato invece in mano al GUFO (Gruppo Universitario Faunistico Ornitologico) dell'Università della Tuscia. ALTURA ci ha coinvolti e da allora è nato il progetto che abbiamo chiamato GSCA, Gruppo Studi e Conservazione dell'Albanella Minore. Il nome lo manteniamo da allora e abbiamo creato anche un logo. Purtroppo dal 2006 fino al 2010-2011 i risultati sono stati scarsissimi, probabilmente perché la popolazione di albanella minore sul territorio aveva raggiunto il picco minimo in quel periodo. Ci sono state stagioni in cui addirittura non ci sono stati involi di giovani, oppure ne abbiamo avute pochissime unità. Veramente anni di magra.

Maschio (a sinistra) e femmina di albanella minore. Credit: Andrea Centini
Maschio (a sinistra) e femmina di albanella minore. Credit: Andrea Centini

Da cosa è dipeso questo crollo?

Il calo della popolazione dell'albanella non si è manifestato negli anni 2000, ma deriva dalla meccanizzazione in agricoltura. Essendo di steppa, questo animale ha la “brutta abitudine” biologica di costruire i suoi nidi a terra, nella vegetazione fitta. Ci sono dei posti, per esempio in Toscana e nelle Marche, dove va a nidificare negli incolti. Qui trovano sempre una vegetazione più alta, fitta e protettiva per il nido stesso. Lo costruiscono sostanzialmente con la vegetazione che trovano a terra; fanno un cilindro di circa 80 centimetri di diametro, calpestano quello che c'è e formano una specie di spirale dove depongono le uova. In provincia di Viterbo però nidificano nei campi coltivati. Questo perché, con tutta probabilità, i campi non coltivati e incolti sono veramente pochi, ma soprattutto quei pochi che ci sono hanno una vegetazione molto scarsa, rada e bassa, che le albanelle non ritengono idonea per costruire il nido. Sostanzialmente tutte le albanelle costruiscono il nido nei campi coltivati. Soprattutto a cereali, ma anche a fieno.

Femmina di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo
Femmina di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo

E questa è la loro disgrazia

Esatto. Innanzitutto perché ci sono pericoli e minacce naturali. Essendo a terra, i nidi sono soggetti a predazione da parte di mammiferi carnivori o di serpenti che mangiano le uova. Altri rapaci possono colpire dall'alto.

Albanella minore al nido. Credit: Stefano Laurenti
Albanella minore al nido. Credit: Stefano Laurenti

Come i nibbi?

Sì, nibbi, ma anche il falco di palude. Potrebbe avere un impatto anche la poiana, ma il pericolo è rappresentato soprattutto dai nibbi, di cui abbiamo anche la testimonianza diretta di predazione. Poi ci sono i problemi legati agli agenti atmosferici, come grandinate e allagamento del terreno, o all'opposto la forte siccità, che è dannosa anche per la ricerca delle prede. Con il caldo estremo inoltre la vegetazione risulta completamente abbattuta e le albanelle non trovano più riparo. Anche in questo periodo i pulli stanno cercando riparo nella vegetazione, creando una specie di tunnel tra le piante per nascondersi. Si nutrono soprattutto di topi e piccoli mammiferi, ma anche di lucertole, serpentelli, cavallette e altri nidiacei, come quelli di allodola o di strillozzo che nidificano anch'essi a terra. Quindi hanno tante minacce naturali.

Lo scambio della preda tra maschio e femmina. Credit: Lipu Viterbo
Lo scambio della preda tra maschio e femmina. Credit: Lipu Viterbo

E poi c'è il problema più grande, l'uomo

Se si salvano da tutti i pericoli che abbiamo indicato, arriva la mannaia della barra falciante o della mietitrebbia per quanto riguarda i campi di cerali, grano, orzo, farro etc etc. A quel punto viene tritato tutto quello che è il contenuto del nido, sia che ci siano uova o pulli già nati.

Uova di albanella minore. Credit: Lipu di Viterbo
Uova di albanella minore. Credit: Lipu di Viterbo

Ed è qui che intervenite voi per evitare lo sterminio

Noi agiamo per prevenire i danni da predazione a terra – non tanto quella di rapaci e altri volatili, anche le cornacchie possono essere pericolose – e da sfalcio con due tipi di protezione: una rete elettrificata e una metallica. Ovviamente interveniamo in collaborazione con l'agricoltore. Siamo in contatto con praticamente tutti gli agricoltori della provincia di Viterbo, nei cui campi ci sono colonie di nidificazione. Ogni anno se ne conosce qualcuno di nuovo.

Installazione di una rete elettrificata. Credit: Stefano Laurenti
Installazione di una rete elettrificata. Credit: Stefano Laurenti

Com'è questa collaborazione?

Sono persone sensibili e capita che ci contattino loro per segnalarci un nido che magari a noi era sfuggito. Mentre mietono lasciano dei ciuffi di grano, ci chiamano e dicono di venire di corsa a mettere la rete perché ne hanno trovato uno. Conoscono bene il progetto e sono per la grandissima parte collaborativi e ben disposti. Quando ci vedono che la mattina alle 05:30 siamo già sul campo, prima che arrivino con i mezzi a sfalciare, capiscono che per noi è una cosa molto importante, ci rispettano anche per questo. Ma poi anche loro prendono confidenza con gli animali, imparano a riconoscerli. Il maschio e la femmina di albanella minore sono completamente diversi, hanno un dimorfismo sessuale molto accentuato. Gli agricoltori diventano parte integrante del progetto, sono i nostri primi partner.

Maschio di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo
Maschio di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo

Qual è lo stato di conservazione dell'albanella minore?

A livello mondiale l'albanella minore è un po' in calo come molte altre specie, però non è particolarmente minacciata. È un rapace migratore che sverna in Africa subsahariana e poi torna in primavera. Il grosso della popolazione va in Centro e Nord Europa, arriva fino in Siberia. Lì le popolazioni sono abbastanza copiose, in salute. C'è comunque un calo generale, ma non preoccupante dal punto di vista della conservazione. Nidifica anche in Francia e molto anche in Spagna, soprattutto nell'Extremadura, dove c'è una popolazione di rapaci molto interessante e importante. In Europa centrale c'è un po' dappertutto.

Da noi però la popolazione è stimata in poche centinaia di coppie, circa 250-300 nidificanti. Nidifica sicuramente nella Pianura Padana, in Toscana e nelle Marche. La provincia di Viterbo è stata considerata a lungo l'areale di nidificazione rimanente più a sud d'Italia, ma da almeno 7 – 8 anni anche in Puglia è stato trovato un sito di nidificazione, dove sono state seguite le orme del nostro progetto, con gruppi Lipu. C'era ancora qualche coppia residua che nidificava che è stata trovata grazie al progetto.

Femmina di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo
Femmina di albanella minore. Credit: Lipu Viterbo

È chiaro che nidificando nei campi, se non c'è un elemento di compensazione, ovvero qualcuno che si occupa della protezione dei nidi, alla fine quella popolazione residua andrà a scomparire. In passato i progetti di conservazione dell'albanella minore venivano fatti per intervalli brevi; noi siamo al ventesimo anno consecutivo del GSCA e questo ci ha portato ai risultati. All'inizio come dicevo non ci sono stati, ma poi qualcosa ha cominciato a muoversi. L'aumento del numero delle coppie, dei nidi, dei giovani involati. Tutti gli indicatori che ci hanno fatto capire i progressi del progetto. Il grosso dei risultati lo stiamo raccogliendo da 4-5 anni, con il frutto del lavoro di venti anni che comincia a diventare veramente apprezzabile. Noi intendiamo questo lavoro come compensazione dell'attività umana, in particolar modo della meccanizzazione dell'agricoltura, nei confronti di questo animale.

Quanti nidi avete trovato quest'anno?

Al momento in questa stagione siamo arrivati a 24. Parlo di quelli accertati che noi abbiamo potuto vedere sul posto. Noi andiamo ai nidi soltanto quando abbiamo la necessità di proteggerli perché c'è l'imminente sfalcio o perché pensiamo che possano correre un rischio di predazione. A quel punto entriamo e installiamo il sistema di protezione con la rete. Andare a un nido senza proteggerlo sarebbe un azzardo, perché si crea un camminamento, un sentiero dove possono intrufolarsi i predatori. E restano gli odori. Non si fa mai. Di coppie ne abbiamo seguite una trentina, ma il dato più importante, che è quello dei giovani involati, è ancora da vedere. La stagione non è ancora finita, siamo proprio nel momento in cui si stanno verificando gli involi. Ci sono ancora tantissimi nidi che hanno i pulli non in grado di volare, in alcuni addirittura ci sono le uova che devono schiudersi. La stagione sarà lunga ancora un altro mese o mese e mezzo, come minimo, quindi il dato definitivo degli involi ancora non ce l'abbiamo.

Maschio di albanella minore. Credit: Stefano Laurenti
Maschio di albanella minore. Credit: Stefano Laurenti

Ma vi aspettate un bel miglioramento rispetto allo scorso anno

L'anno scorso abbiamo avuto 13 nidi con 22 giovani involati, il che ci fa supporre che quest'anno il dato potrebbe essere migliorato in maniera sostanziosa. Ma non diciamo nulla. In un report sull'andamento della popolazione presentato in Regione abbiamo mostrato che negli ultimi cinque anni escluso questo, quindi dal 2020 al 2024 compreso, abbiamo avuto esattamente 100 giovani involati. Sono numeri che ci confortano tantissimo. Anche il lavoro che dobbiamo fare aumenta molto e diventa molto impegnativo.

In quanti siete?

Di iscritti al gruppo siamo circa 25, ma gli operativi sono un pochino di meno. Poi serve sempre qualcuno che tiene le fila, che conosce la situazione complessiva dei tempi di ciascun nido per permettere l'installazione delle reti, l'applicazione degli anelli e dei GPS, se serve installarli. È il secondo anno che collaboriamo con il professor Costantini dell'Università della Tuscia proprio per un progetto che prevede l'applicazione di anelli e GPS, oltre che di analisi dal punto di vista della tossicità dell'alimentazione. Si fanno prelievi di sangue, di uova non schiuse e abbandonate, penne, borre. Sono tutti elementi che contribuiscono ad avere dei dati aggiuntivi sullo stato di salute della popolazione di albanella minore.

145 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views