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Cos’è l’inquietante teschio visto dalla Stazione Spaziale Internazionale

Avvistato da un astronauta a bordo della base orbitante mentre navigava sopra il deserto del Sahara, ha l’aspetto di un volto spettrale: non si tratta però né delle ossa di un antico gigante né di una porta dell’inferno, ma di una caldera vulcanica del Ciad settentrionale.
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A cura di Valeria Aiello
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Particolare del "teschio" visto dalla Stazione Spaziale Internazionale mentre sorvolava il deserto del Sahara / Credit: Credit: ISS/NASA
Particolare del "teschio" visto dalla Stazione Spaziale Internazionale mentre sorvolava il deserto del Sahara / Credit: Credit: ISS/NASA

Vista dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), la Terra appare nella sua veste migliore, ma può mostrare anche scenari inquietanti, come quello catturato da uno degli astronauti a bordo della base orbitante mentre viaggiava sopra il deserto del Sahara: l’immagine mostra un gigantesco teschio in un territorio brullo e desolato, che sembra quasi fissare l’osservatore . Non si tratta però né delle ossa di un antico gigante né di una porta dell’inferno, ma di una caldera vulcanica del Ciad settentrionale.

Un gigantesco teschio si erge dal deserto del Sahara

Visto da circa 400 chilometri di distanza (l’altezza dell’orbita della ISS), il nostro pianeta è molto diverso da come siamo abituati a vederlo. Colori e forme si miscelano in  panorami suggestivi, stimolando fantasia e suggestioni. La nostra tendenza a scorgere volti anche dove non ci sono (un fenomeno noto come pareidolia) fa spesso il resto, portandoci ad associare visi a oggetti inanimati.

La foto scattata da uno degli astronauti a bordo della ISS / Credit: ISS/NASA
La foto scattata da uno degli astronauti a bordo della ISS / Credit: ISS/NASA

Proprio come nel caso dell’enorme teschio che si erge dal deserto del Sahara, un volto fatto di roccia che, nella realtà, è la caldera del Trou au Natron, nel Ciad settentrionale, una struttura vulcanica profonda 1.000 metri e dal diametro irregolare, compreso tra i 6 e gli 8 chilometri, che si è formata dopo un’eruzione esplosiva o il collasso della superficie in una camera magmatica parzialmente svuotata.

Il Trou au Natron, la caldera vulcanica del Ciad Settentrionale / Credit: Google Maps
Il Trou au Natron, la caldera vulcanica del Ciad Settentrionale / Credit: Google Maps

La maggior parte della base del pozzo è ricoperta da uno strato di sale bianco, noto come natron, che è una miscela di carbonato di sodio, bicarbonato di sodio, cloruro di sodio e solfato di calcio che si è formato per evaporazione di acque termali ricche di sodio. Le cavità nere, che riconduciamo alle orbite oculari e ai seni paranasali, sono invece imponenti coni di cenere che si sono accumulati attorno alle bocche vulcaniche. Secondo gli esperti, i coni di cenere sarebbero relativamente giovani in termini geologici, essendosi formati probabilmente negli ultimi milioni di anni o forse solo nelle ultime migliaia di anni.

Panoramica della caldera del Trou au Natron dalla sua sommità. Credit: Wikipedia/Gerhard Holub
Panoramica della caldera del Trou au Natron dalla sua sommità. Credit: Wikipedia/Gerhard Holub

Il Trou au Natron si trova appena a sud-est di Tarso Toussidé , un’ampia struttura vulcanica con fumarole e uno stratovulcano (un vulcano composito) attivo. È uno dei numerosi picchi vulcanici dei Monti Tibesti, fonte di numerose eruzioni relativamente recenti, sebbene scarsamente documentate e studiate per la posizione remota in cui si trova. L’analisi di alcuni campioni di rocce e fossili raccolti negli anni Sessanta ha suggerito che fino a 14.000 anni fa, il Trou au Natron fosse riempito da un lago glaciale profondo centinaia di metri. Nel 2015, una spedizione guidata dal ricercatore tedesco Stefan Kröpelin ha chiarito che la formazione del lago risalirebbe a circa 120.000 anni fa.

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