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Cos’è l’Aurora Boreale, come si forma e perché è arrivata in Italia

Le aurore boreali sono aurore polari che si verificano nell’emisfero settentrionale del pianeta. Il 5 novembre 2023 il meraviglioso fenomeno ottico è stato visibile anche dall’Italia, un evento eccezionale. Ecco come si forma e perché abbiamo potuto ammirarlo anche dallo Stivale.
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A cura di Andrea Centini
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La sera di domenica 5 novembre 2023 nei cieli d'Italia è comparsa una meravigliosa ed eccezionale aurora boreale, tra i fenomeni naturali più affascinanti in assoluto del nostro pianeta. Lo spettacolo mozzafiato è stato visibile dalle regioni del Nord sino in Puglia, come testimoniano le numerose immagini che hanno inondato i social network. Tra gli scatti più spettacolari quelli dalle Dolomiti, dall'Emilia Romagna e dalle Marche, in particolar modo da Senigallia. I sinuosi bagliori colorati delle aurore boreali sono tra le principali attrazioni turistiche dei Paesi ove normalmente si generano, come la Norvegia, l'Islanda e altri a latitudini elevate, tuttavia in rare occasioni essi possono manifestarsi anche molto più a sud, come accaduto il 5 novembre e anche a settembre, anche se in modo più limitato. Vediamo nel dettaglio cos'è un'aurora boreale, come origina questo fenomeno e perché è stato visibile anche in Italia.

L'aurora boreale rossa visibile dall'Italia. Credit: Katiuscia Pederneschi
L'aurora boreale rossa visibile dall'Italia. Credit: Katiuscia Pederneschi

Cos'è un'aurora boreale

L'aurora boreale è un'aurora polare che avviene nell'emisfero settentrionale del nostro pianeta, e spesso viene indicata col nome latino “aurora borealis”. Ciò significa che esistono aurore anche nell'emisfero sud; in questo caso esse prendono il nome di aurore australi. Come specificato dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, infatti, questi fenomeni sono "brillanti fasci di luce che si intrecciano attraverso le regioni polari settentrionali e meridionali della Terra". Nello specifico, si tratta di fenomeni ottici che avvengono nella rarefatta ionosfera, tra i 100 ed i 500 chilometri di altezza, innescati dal contatto dei gas atmosferici col vento solare prodotto dall'attività della nostra stella. Le strutture sinuose che si osservano sulla volta celeste, plasmate dal campo magnetico terrestre, prendono il nome di archi aurorali e sono caratterizzate da colori brillanti di varie tonalità, tra le quali spiccano il verde e l'azzurro, ma non mancano anche il rosa e il rosso, come nell'aurora visibile in Italia il 5 novembre.

Perché è stata avvistata in Italia

Le aurore polari, sia quelle boreali che quelle australi, sono legate al vento solare, composto da particelle cariche elettricamente (plasma). Maggiore è l'energia e la velocità di questo flusso di particelle, più forte è l'effetto sul campo magnetico terrestre che ci protegge dalla radiazione solare e cosmica. Quando il vento solare è molto energetico e investe la Terra dà vita a tempeste geomagnetiche di varia intensità, che come sottolineato dallo Space Weather Prediction Center della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) spaziano dalla Classe G1 (più debole) alla Classe G5 (più forte). In genere gli effetti di quelle più deboli sono limitate alle latitudini più elevate, dove è appunto più facile osservare le aurore polari, tuttavia quelle più intense possono far manifestare il fenomeno ottico anche a latitudini inferiori.

L'aurora boreale del 5 novembre 2023, fotografata da Senigallia (Marche). Credit: Katiuscia Pederneschi
L'aurora boreale del 5 novembre 2023, fotografata da Senigallia (Marche). Credit: Katiuscia Pederneschi

L'aurora boreale visibile in Italia il 5 novembre è stata generata da una tempesta geomagnetica di Classe G3, scatenata da due espulsioni di massa coronale (CME) del Sole il cui flusso ha raggiunto il nostro pianeta tra il 4 e il 5 novembre, come specificato da Spaceweather.com, portale specializzato nel monitoraggio del meteo spaziale. Quando l'interazione del vento solare avviene a quote molto elevate, l'aurora polare può essere visibile anche a latitudini più basse del normale.

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L'aurora polare ad Andenes. Credit: Gianfranco Ercolani

Come nascono le aurore

Il fenomeno ottico delle aurore, come specificato dalla NASA, è generato dall'interazione tra le particelle cariche del vento solare con gli atomi dei gas presenti nella ionosfera, in particolar modo ossigeno e azoto. È proprio questa reazione a sprigionare i minuscoli flash di luce. Ripetuta per miliardi di volte, tale interazione può dare origine ad aurore lunghe anche centinaia di chilometri, con strutture di varie forme ed intensità. Tra le più spettacolari vi sono quelle ad archi pulsanti. I colori e la vividezza sono determinati dall'altitudine, dalla densità atmosferica e dalla composizione del gas nella specifica zona interessata, oltre che dal livello energetico delle particelle.

Le aurore visibili a occhio nudo sono innescate dagli elettroni, mentre per osservare quelle provocate dai protoni è necessaria un'apposita strumentazione. La tonalità rossa dell'aurora boreale del 5 novembre è dovuta al fatto che il plasma del vento solare ha interagito con gli atomi dell'ossigeno a quote elevatissime (400 chilometri e oltre); ciò a reso visibile il fenomeno anche a latitudini più basse del solito, senza coinvolgere una clamorosa tempesta geomagnetica di Classe G5 come il famigerato Evento di Carrington del 1859, che rese visibile l'aurora polare anche nel cielo di Roma.

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Perché sono visibili soprattutto nei pressi dei poli

Le aurore polari non sono (sempre) visibili ovunque a causa delle variazioni nell'intensità del campo magnetico terrestre. Poiché esso risulta essere meno intenso ai poli, qui offre una resistenza inferiore all'impatto del vento solare, che viaggia nello spazio interplanetario a una velocità tra i 400 e gli 800 chilometri al secondo. Al Polo Nord e al Polo Sud il vento solare può letteralmente ‘sfondare' la magnetosfera, riversando nella ionosfera una enorme quantità di particelle cariche, quelle responsabili del fenomeno ottico. Non è un caso che vi sia uno stretto legame tra l'intensità dell'attività solare e lo spettacolo visivo offerto dalle aurore boreali. Nel caso di vere e proprie tempeste solari, come avvenne nel già citato Evento di Carrington del 1859, le aurore polari possono diventare visibili anche a latitudini più basse. La visibilità a latitudini inferiori è legata anche alla quota in cui si verifica il fenomeno ottico. Nel caso dell'aurora del 5 novembre si è manifestato anche oltre i 400 chilometri di altezza, rendendosi visibile dall'Italia.

Le immagini da Andenes

Tra i luoghi migliori al mondo da cui osservare le aurore polari vi è Andenes, un piccolo insediamento sito a nord dell’isola di Andøya, nell'arcipelago di Vesteråle in Norvegia. Alcune delle fotografie che accompagnano l'articolo sono opera del nostro lettore Gianfranco Ercolani, che le scattò tra le 21:30 e le 22:30 del 22 febbraio 2018, a una temperatura di -8° centigradi. Nelle immagini è possibile osservare il caratteristico faro (alto 40 metri) del villaggio norvegese. La struttura fu inaugurata nel lontano 1859 ed è tutt'oggi in funzione. Oltre che per le aurore boreali, Andenes è famoso per le avventurose escursioni di whale watching e bird watching, grazie alle quali è possibile osservare capodogli e pulcinelle di mare, in particolar modo sull’Isola di Bleik.

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[Foto di Gianfranco Ercolani]

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