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Covid 19
12 Aprile 2022
10:12

Cosa sappiamo sulla variante XF isolata anche in Italia: è figlia di Omicron e Delta

In Romagna è stato sequenziato un caso di variante XF del coronavirus SARS-CoV-2, una ricombinante tra Omicron e Delta. Ecco cosa sappiamo.
A cura di Andrea Centini
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Particelle virali del coronavirus su cellula umana. Credit: NIAID
Particelle virali del coronavirus su cellula umana. Credit: NIAID
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Come segnalato da Repubblica nei giorni scorsi è stata sequenziata per la prima volta in Italia la variante XF del coronavirus SARS-CoV-2, una variante ricombinante frutto della fusione di materiale genetico tra la variante Omicron originale (BA.1) e la variante Delta (B.1.617.2), responsabili delle ultime ondate della pandemia di COVID-19. Il campione virale estratto dal tampone oro-rinofaringeo è stato sottoposto a sequenziamento genomico presso il laboratorio di microbiologia di Pievesestina. Ad oggi si sa pochissimo di questa nuova “Deltacron” e, come affermato dal dottor Vittorio Sambri a Repubblica, va ancora capito cosa può provocare, dato che le conoscenze sono limitate a pochi casi rilevati nel Regno Unito.

Nel suo ultimo bollettino dedicato al monitoraggio delle varianti l'Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSCA) ha affermato che ad oggi sono stati isolati in tutto 38 casi di variante XF, mentre sono oltre 600 quelli di variante XE, anch'essa una ricombinante ma figlia della fusione di due sottovarianti di Omicron (BA.1 e BA.2, soprannominata “invisibile”). È stata identificata anche un'altra ricombinante tra Omicron e Delta come XF, XD, della quale al momento sono stati rilevati in tutto 49 casi in diversi Paesi; la maggior parte è concentrata in Francia, come indicato dall'agenzia britannica. Per quanto concerne XF, è interessante notare che nuovi casi non vengono rilevati dai laboratori di sequenziamento britannici dal mese di febbraio.

Dall'inizio della pandemia sono state identificate diverse varianti ricombinanti, ma nessuna ha avuto particolare "successo" nella pandemia; non a caso non ce n'è nessuna tra le varianti di preoccupazione (VoC) elencate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ovvero Alfa, Beta, Gamma, Delta e Omicron. Come specificato dall'UKHSCA, le varianti ricombinanti originano in pazienti infettati contemporaneamente da due ceppi diversi del coronavirus SARS-CoV-2. Nel caso di XF, il paziente era stato colpito sia dalla variante Delta che da quella Omicron. Poiché i virus a RNA hanno una naturale tendenza a mutare rapidamente, “scambiando” i propri pezzi, non c'è da stupirsi che nei pazienti co-infettati possano originare simili varianti, a maggior ragione se si tratta di persone immunocompromesse con COVID-19 cronica, in cui l'infezione dura molto a lungo e si permette al virus di modificarsi sostanzialmente. È ciò che è avvenuto con la variante Omicron “super mutata”.

Nonostante la facilità di emersione dei ricombinanti, non ci sono al momento ragioni per cui preoccuparsi. “Le varianti ricombinanti non sono un evento insolito, in particolare quando ci sono diverse varianti in circolazione e molte sono state identificate nel corso della pandemia fino ad oggi. Come con altri tipi di varianti, la maggior parte morirà in tempi relativamente brevi”, ha affermato la professoressa Susan Hopkins, Chief Medical Advisor presso l'UKHSCA. Ad oggi sulla variante ricombinante XF non sappiamo praticamente nulla: non sappiamo ad esempio quanto sia trasmissibile, se possa innescare un'infezione più virulenta o quanto sia capace di eludere gli anticorpi neutralizzanti, sia quelli indotti dai vaccini anti Covid che quelli di precedenti infezioni naturali. Sappiamo solo che è emerso almeno un caso di XF in Italia e che ce ne sono una quarantina nel Regno Unito, dove tuttavia sembra “estinta” da un paio di mesi. È una buona notizia perché il Regno Unito è uno dei Paesi più virtuosi al mondo per quel che concerne il sequenziamento genomico, con un numero significativo di test eseguiti ogni giorno. Se non viene più rilevata da mesi potrebbe significare che non ha particolari vantaggi evolutivi rispetto alle altre e dunque tende a sparire, come del resto già avvenuto con molti altri ceppi ricombinanti.

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