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Cosa sappiamo sulla Semaglutide, farmaco “miracoloso” che fa perdere tanto peso

Il farmaco antidiabetico Semaglutide si è dimostrato estremamente efficace nel favorire la perdita di peso. Come funziona e quali sono gli effetti collaterali.
A cura di Andrea Centini
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Da un paio di anni è balzato agli onori della cronaca internazionale il principio attivo noto come Semaglutide, nato originalmente come farmaco antidiabetico (nome commerciale Ozempic) ma divenuto famoso in tutto il mondo per la significativa efficacia nella perdita di peso. Non a caso l'azienda farmaceutica che produce la molecola, la multinazionale danese Novo Nordisk, ha deciso di mettere a punto un altro farmaco basato sul medesimo principio attivo – ma con un dosaggio superiore – destinato specificatamente al trattamento dell'obesità. Chiamato Wegovy, il nuovo medicinale è stato approvato dalla Food And Drug Administration (FDA) statunitense e anche in Europa, grazie al profilo di sicurezza e all'efficacia dimostrati nel corso dei trial clinici. Come raccontato dal Guardian la Semaglutide sta avendo talmente tanto successo da determinare carenze di scorte, anche dello specifico per i diabetici, dato che spesso l'Ozempic viene prescritto dai medici come off-label (fuori etichetta) per permettere ai pazienti di combattere i chili di troppo. Ma come funziona esattamente la Semaglutide? E perché è così efficace?

Come funziona la Semaglutide

Come specificato dalla Mayo Clinic, la Semaglutide fa parte dei farmaci antidiabetici che migliorano il controllo della glicemia. Tecnicamente si tratta di “agonisti del peptide 1 simile al glucagone” (GLP-1) e puntano a imitare l'azione di un ormone, attraverso la quale riescono a indurre un senso di sazietà prolungata. In parole semplici, dopo aver mangiato i livelli di zucchero nel sangue salgono rapidamente e il nostro organismo è stimolato a produrre insulina, un ormone che tende a ridurli. Agendo sui recettori GLP-1, il farmaco fa aumentare la produzione di insulina – che com'è noto è problematica nei diabetici – e rallenta il passaggio del cibo dallo stomaco all'intestino tenue. Il principio attivo favorisce così la sazietà e abbatte la fame, catalizzando la perdita di peso. Secondo lo studio “Once-Weekly Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity” pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The New England Journal of Medicine, in 68 settimane la Semaglutide – somministrata con iniezioni settimanali da 2,4 milligrammi – ha determinato una perdita di peso pari o superiore al 15 percento del peso corporeo, con una media di oltre 15 chilogrammi perduti. “Nessun altro farmaco ha raggiunto un tale livello di perdita di peso, questo è davvero un punto di svolta. Per la prima volta, le persone potranno ottenere attraverso un trattamento farmacologico ciò che era possibile solo attraverso un intervento chirurgico”, aveva dichiarato la professoressa Rachel Batterham dello University College di Londra, coautrice dello studio. Come spiegato dalla Fondazione Veronesi, la Semaglutide oltre a stimolare la produzione di insulina attraverso il pancreas, accelerando il metabolismo dei carboidrati dopo i pasti, “agirebbe sui centri ipotalamici della fame e della sazietà, con il risultato di aiutare le persone a mangiare meno e a ridurre l'apporto calorico”. Non c'è da stupirsi che sia considerato un vero e proprio “game changer” nella lotta ai problemi di peso e che il farmaco vada letteralmente a ruba.

Gli effetti collaterali della Semaglutide

Dagli studi clinici condotti il trattamento si è dimostrato generalmente sicuro e ben tollerato. Non a caso è stato approvato dalle principali autorità sanitarie come l'FDA e l'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA). Gli effetti collaterali più comuni rilevati nei partecipanti allo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine sono stati relativi al tratto gastrointestinale, tra i quali nausea, diarrea e vomito, tutti di entità lieve o moderata. Nonostante la transitorietà e la non gravità dei sintomi, tuttavia, il 4,5 percento dei partecipanti (59 persone) è stato spinto a interrompere il trattamento, contro i soli 5 del gruppo placebo. Come riportato dal Guardian alcune persone trattate col farmaco avrebbero iniziato a “odiare” letteralmente il cibo. Tra le reazioni avverse più rare segnalate dal quotidiano britannico ci sono anche perdita di capelli, bruciore di stomaco e gonfiore nel sito dell'iniezione. Come riportato dalla FDA, sul foglietto illustrativo del farmaco vi sono anche avvertenze relative a rari e potenziali rischi di “pancreatite (infiammazione del pancreas), retinopatia diabetica (danni alla retina dell'occhio), ipoglicemia (basso livello di zucchero nel sangue), danno renale acuto e reazioni di ipersensibilità”. Studi sugli animali hanno invece rilevato un incremento del rischio di cancro alla tiroide.

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