Clima 2025, Copernicus conferma: terzo anno più caldo, Italia tra le più colpite dalle ondate di calore

Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale e, per la prima volta, la temperatura media mondiale su base triennale (2023-2025) ha superato la soglia di 1,5 °C rispetto all’era preindustriale. È quanto emerge dal Global Climate Highlights 2025, il nuovo rapporto pubblicato dal Copernicus Climate Change Service (C3S), che analizza l’evoluzione recente del clima attraverso osservazioni satellitari, dati atmosferici e modelli climatici.
Il dato del 2025 si inserisce in una sequenza ormai consolidata: gli ultimi undici anni (2015-2025) sono stati i più caldi mai osservati, e il triennio 2023-2025 si distingue nettamente da tutti quelli precedenti. Pur risultando lievemente più fresco del 2024 — che resta l’anno più caldo mai registrato — il 2025 ha fatto segnare temperature eccezionalmente elevate sia nell’aria sia negli oceani, accompagnate da eventi estremi come ondate di calore, alluvioni e incendi. In questo quadro, l’Europa ha sperimentato condizioni particolarmente intense e l’Italia è indicata tra i Paesi più colpiti da episodi di caldo ripetuto e persistente.
Secondo Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service, la sequenza di record osservata negli ultimi anni non lascia spazio a interpretazioni ambigue. “Il fatto che gli ultimi undici anni siano stati i più caldi mai registrati — ha spiegato — fornisce un’ulteriore prova dell’inequivocabile tendenza verso un clima sempre più caldo”.
Il pianeta, ha aggiunto, si sta rapidamente avvicinando al limite di temperatura a lungo termine fissato dall’Accordo di Parigi. “Siamo destinati a superarlo; la scelta che abbiamo ora è come gestire al meglio questo inevitabile superamento e le sue conseguenze sulle società e sui sistemi naturali” come evidenziato anche dalla sintesi istituzionale della Commissione europea.
Ondate di calore ripetute in Italia nel 2025
Nel quadro europeo delineato dal rapporto Copernicus, l’Italia figura tra i Paesi maggiormente interessati da ondate di calore multiple, insieme a Spagna, Francia, Germania e Regno Unito. Secondo l’analisi del C3S, tra aprile e settembre 2025 l’Europa ha attraversato diversi episodi di caldo intenso, che non si sono concentrati in un singolo periodo ma si sono ripetuti nel corso dei mesi.
Per l’Italia questo si è tradotto in una stagione calda prolungata, caratterizzata da temperature elevate persistenti e da un numero crescente di giorni con forte stress da calore, definito come una temperatura percepita pari o superiore ai 32 °C. A livello globale, circa metà della popolazione mondiale ha sperimentato nel 2025 più giorni di forte stress termico rispetto alla media, mentre nella maggior parte delle regioni si è osservata una diminuzione dei giorni di stress da freddo.
Un trend climatico che va oltre i singoli record
Il superamento della soglia di 1,5 °C su base triennale, evidenziato dal rapporto, non equivale formalmente alla violazione degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, che si riferiscono a un aumento della temperatura media globale su periodi più lunghi. Rappresenta però un segnale climatico di grande rilievo, perché indica quanto il sistema terrestre si stia avvicinando a quel limite in modo rapido e continuo.
Nel 2025 la temperatura media globale è stata di 14,97 °C, circa 1,47 °C sopra i livelli preindustriali, con sei mesi dell’anno oltre la soglia di 1,5 °C e una serie quasi ininterrotta di 21 mesi sopra quel valore dal luglio 2023. Secondo Copernicus, il periodo 2023–2025 emerge come un’anomalia strutturale, non come una semplice fluttuazione naturale.
Questi numeri, sottolineano gli esperti, non sono astratti: riflettono cambiamenti concreti già in atto nei sistemi naturali, negli oceani — rimasti eccezionalmente caldi per tutto il 2025 — nella criosfera e nelle condizioni di vita delle popolazioni. Un quadro che conferma come il cambiamento climatico osservato oggi sia una trasformazione di lungo periodo, destinata a influenzare in modo crescente ecosistemi, infrastrutture e società.