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Cannabis, sviluppo cerebrale più lento e prestazioni cognitive peggiori negli adolescenti: lo studio USA

Il più grande studio condotto negli USA sul consumo di cannabis nei bambini e negli adolescenti ha rilevato che chi inizia nella tarda infanzia va incontro a un rallentamento dello sviluppo cerebrale e prestazioni cognitive peggiori. Il principio attivo sotto accusa è in particolar modo il THC.
A cura di Andrea Centini
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Gli adolescenti che iniziano a usare cannabis mostrano uno sviluppo cerebrale più lento, con prestazioni cognitive peggiori in vari ambiti come memoria, concentrazione, velocità di elaborazione e altro ancora. È quanto emerso da un nuovo studio pubblicato su Neuropsychopharmacology condotto negli Stati Uniti sul consumo della sostanza stupefacente in bambini e adolescenti con un'età compresa tra i 9 e i 17 anni. I ricercatori hanno rilevato che l'impatto neurocognitivo è associato al delta-9-tetraidrocannabinolo (conosciuto come THC), uno dei più importanti principi attivi psicotropi della cannabis. Per il cannabidiolo (CBD) non sono state osservate simili correlazioni. Alla luce della sempre maggiore disponibilità della cannabis per scopo ricreativo e terapeutico, gli autori dello studio sottolineano l'importanza di ritardare quanto più possibile l'uso di questa sostanza durante la parte finale dell'infanzia e nell'adolescenza. In questo periodo della vita, infatti, il cervello va incontro a uno sviluppo rapido e qualunque influenza negativa potrebbe avere un impatto tanto a scuola quanto nelle attività quotidiane.

A determinare che l'uso della cannabis tra i 9 e i 17 anni è associata a un rallentamento dello sviluppo cognitivo – con capacità di memoria, velocità di elaborazione e altre capacità peggiori – è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi dell'Università della California di San Diego, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Centro Matilda per la ricerca sulla salute mentale e l'abuso di sostanze dell'Università di Sydney (Australia), del Dipartimento di Scienze Psicologiche e del Cervello dell'Università del Wisconsin-Milwaukee, del Dipartimento di Psichiatria dell'Università Columbia e altri. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Natasha E. Wade, docente presso il Dipartimento di Psichiatria dell'ateneo americano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto il più grande studio mai eseguito negli USA sull'impatto neurocognitivo della cannabis in questa fascia di età. I ricercatori hanno coinvolto nell'indagine 11.036 bambini e adolescenti tra i 9 e i 17 anni (53 percento maschi), tutti coinvolti nello studio ABCD (Adolescent Brain Cognitive Development).

La professoressa Wade e colleghi hanno messo a confronto gli utilizzatori precoci di cannabis con i non consumatori, valutando le prestazioni cognitive e tenendo conto di molteplici parametri, fra i quali esposizione prenatale alla cannabis, uso di altre sostanze, diagnosi di psicopatologia, familiarità per disturbi da uso di sostanze e una serie di fattori sociodemografici. Tutti i bambini e gli adolescenti, che hanno autodichiarato il consumo o meno della sostanza, sono stati sottoposti a test per misurare le prestazioni cognitive, mentre una parte di essi è stata sottoposta anche a test tossicologici multipli – basati su analisi di capelli, saliva, urine, respiro etc etc – per verificare l'uso attuale o nei mesi precedenti di cannabis.

Incrociando tutti i dati sono emerse differenze rilevanti tra i consumatori di cannabis e i non consumatori. I ricercatori hanno osservato che quando si comincia a utilizzare la cannabis nella tarda infanzia, tra i 9 e i 13 anni, le prestazioni cognitive risultano leggermente superiori rispetto a quelle dei non consumatori. Tuttavia questo picco iniziale è seguito da una crescita piatta, mentre i non utilizzatori mostrano un miglioramento progressivo nel tempo. Quando si arriva nella fascia compresa tra i 15 e i 17 anni, infatti, i consumatori di cannabis mostrano punteggi peggiori in molteplici prestazioni cognitive, dalla velocità di elaborazione alla memoria, passando per linguaggio, concentrazione e altro ancora. Questi risultati mostrano che la cannabis non induce un deficit cognitivo immediato, già nella tarda infanzia, ma rallenta lo sviluppo cerebrale sfociando in esiti peggiori pochi anni dopo. I ricercatori hanno inoltre osservato che l'impatto sulla cognizione è legato al THC e non al CBD.

"L'adolescenza è un periodo critico per lo sviluppo cerebrale, e quello che stiamo osservando è che gli adolescenti che iniziano a consumare cannabis non migliorano allo stesso ritmo dei loro coetanei", ha affermato la professoressa Wade in un comunicato stampa. “Queste differenze possono sembrare minime all'inizio, ma possono sommarsi in modi che influenzano l'apprendimento, la memoria e il funzionamento quotidiano”, ha aggiunto l'esperta. Alla luce dei risultati emersi, la scienziata sottolinea che “ritardare l'uso di cannabis favorisce un sano sviluppo cerebrale” e che i giovani dovrebbero capire che l'uso di questa sostanza può avere effetti sul loro cervello.

I risultati del nuovo studio si aggiungono a quelli di una recente ricerca condotta da scienziati dell'Anschutz Medical Campus dell'Università del Colorado, nella quale era stato dimostrato che l'uso moderato di cannabis è associato a volumi superiori di alcune regioni cerebrali e a funzioni cognitive migliori negli adulti di mezza età e negli anziani. Ciò suggerisce che l'età del consumatore può essere un fattore fondamentale nel determinare gli effetti. Un altro studio aveva rilevato un rischio doppio di attacchi psicotici per i consumatori della sostanza stupefacente. I dettagli della nuova ricerca “Longitudinal neurocognitive trajectories in a large cohort of youth who use cannabis: combining self-report and toxicology” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Neuropsychopharmacology.

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