Cancro al seno, perché i decessi diminuiscono in alcuni Paesi e quasi raddoppiano in altri

Dal 1990 ad oggi, il destino delle donne che ricevono una diagnosi di tumore al seno non è stato lo stesso ovunque. In alcune parti del mondo, le probabilità di sopravvivenza sono aumentate in modo significativo. In altre, invece, la mortalità è cresciuta fino quasi a raddoppiare. È questa la fotografia che emerge da una nuova analisi globale pubblicata su The Lancet Oncology, che mette in luce una frattura sempre più marcata tra sistemi sanitari avanzati e contesti con minori risorse.
Dal 1990 al 2023, nei Paesi ad alto reddito la mortalità per tumore al seno è diminuita di circa il 30%. Un risultato che riflette decenni di investimenti in prevenzione, diagnosi precoce e terapie innovative. Ma nello stesso arco di tempo, in molte aree a basso reddito la curva ha seguito la direzione opposta: la mortalità è aumentata del 99,3%.
Il tumore al seno resta oggi il tumore più diagnosticato tra le donne a livello globale. Nel 2023 si stimano 2,3 milioni di nuovi casi e 764.000 decessi nel mondo e, secondo le proiezioni dello studio, entro il 2050 i nuovi casi annuali potrebbero superare i 3,5 milioni nel mondo. Un aumento trainato dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita demografica e da cambiamenti negli stili di vita. Lo studio evidenzia inoltre che oltre un quarto degli anni di salute persi è legato a fattori di rischio modificabili, tra cui consumo di carne rossa, tabacco, glicemia elevata e indice di massa corporea alto, indicando margini concreti di prevenzione.
Ma l’analisi non si limita a descrivere l’aumento dei casi o il peso dei fattori di rischio. Mette in luce come la sopravvivenza cambi a seconda del luogo in cui si vive.
Perché il divario nella mortalità per tumore al seno continua ad ampliarsi
La differenza e i tassi di mortalità tra Paesi ad alto e basso reddito è il risultato di una combinazione di fattori strutturali che incidono lungo tutto il percorso di cura.
Il primo elemento è la diagnosi precoce. Nei Paesi con programmi di screening organizzati e diffusi, la mammografia consente di individuare il tumore in fase iniziale, quando le possibilità di guarigione sono molto più alte. Dove questi programmi sono assenti o limitati, molte donne arrivano alla diagnosi quando la malattia è già in stadio avanzato.
Il secondo fattore riguarda l’accesso alle terapie. Negli ultimi decenni, la ricerca ha portato allo sviluppo di trattamenti mirati, immunoterapie e protocolli personalizzati che hanno migliorato significativamente la sopravvivenza. Tuttavia, questi farmaci non sono sempre disponibili o economicamente accessibili in tutti i sistemi sanitari.
Un altro aspetto cruciale è la tempestività delle cure. Nei sistemi sanitari più strutturati, il tempo tra diagnosi e inizio del trattamento è ridotto. In contesti con risorse limitate, le liste d’attesa, la carenza di specialisti e le difficoltà logistiche possono ritardare l’intervento terapeutico.
Incidono poi fattori socioeconomici e culturali: livello di informazione sanitaria, possibilità di spostarsi per ricevere cure, stigma legato alla malattia, copertura assicurativa o protezione sociale. Infine, la qualità delle infrastrutture sanitarie gioca un ruolo determinante. Radioterapia, chirurgia oncologica specializzata e percorsi multidisciplinari richiedono investimenti costanti e competenze specifiche che non sono presenti ovunque.
Il risultato è un mondo a due velocità. Da una parte, sistemi che hanno trasformato il tumore al seno in una patologia con tassi di sopravvivenza sempre più elevati. Dall’altra, aree in cui la diagnosi tardiva e l’accesso limitato alle cure continuano a tradursi in un aumento dei decessi.
Gli autori avvertono che, senza interventi efficaci, molti Paesi non riusciranno a raggiungere l’obiettivo della Global Breast Cancer Initiative dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che punta a ridurre del 2,5% annuo i tassi di mortalità standardizzati per età entro il 2040.
“Servono sforzi condivisi per rafforzare i sistemi sanitari e garantire diagnosi precoce e cure complete per il tumore al seno in tutti i Paesi – ha affermato la dott.ssa Lisa Force dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) e coautrice senior dello studio – . Ridurre il costo delle terapie e garantire che siano incluse nei servizi sanitari essenziali è cruciale per evitare che le pazienti affrontino spese eccessive e per migliorare gli esiti di cura”.