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Cancro al pancreas, uno studio sui topi elimina le cellule precancerose prima che diventino tumorali

Un nuovo studio preclinico condotto sui topi ha dimostrato che eliminare le lesioni precancerose nel pancreas potrebbe migliorare in modo significativo il tasso di sopravvivenza del tumore al pancreas, anche raddoppiandola rispetto al trattamento successivo alla diagnosi.
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Attaccare il cancro ancora prima che si formi. I ricercatori la definiscono "intercettazione dei tumori" ed è una delle strategie più innovative su cui si sta concentrando parte della ricerca oncologica: consiste nell'intercettare ed eliminare le lesioni precancerose prima che si trasformino nel tumore. Un importante risultato in questa direzione è stato appena raggiunto in uno studio sul cancro al pancreas nei topi, realizzato dai medici della Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania e dell'Abramson Cancer Center della Penn Medicine e appena pubblicato sulla rivista Science.

Sebbene si tratti ancora di uno studio preclinico, quindi uno step ancora iniziale che non garantisce che si arrivi a una terapia applicabile anche all'uomo, "è la prima volta che gli scienziati dimostrano che un intervento medico potrebbe fermare la crescita delle lesioni pre-cancerose nel pancreas prima che si sviluppino in cancro al pancreas", spiegano gli autori. In questa recente intervista a Fanpage.it il Professor Michele Reni, direttore del Pancreas Center all’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha spiegato perché il tumore al pancreas è tra le neoplasie più aggressive e difficili da curare.

Cosa ha dimostrato lo studio sui topi

Lo studio preclinico si è concentrato sulle cellule precancerose nella più comune forma di cancro al pancreas, l'adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), dimostrando che almeno in linea teorica possono essere eliminate prima che diano origine al tumore.

La scelta dell'adenocarcinoma duttale pancreatico non è casuale: si tratta infatti – come conferma il Policlinico Sant'Orsola di Bologna – della forma di cancro del pancreas più comune, rappresenta infatti il 95% di tutte le malattie pancreatiche maligne, oltre a essere uno dei tumori più difficili da trattare: il tasso di sopravvivenza a esso associato è il più basso tra tutti i tumori solidi. In generale, per il tumore al pancreas, "il tasso di sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è – conferma Fondazione Umberto Veronesi – dell’11% tra gli uomini e del 12% tra le donne".

Cosa significa intercettare i tumori

Intercettare il cancro – spiegano i ricercatori – significa bloccare le prime fasi del percorso di una cellula verso la malignità. Un esempio di questa strategia è la colonscopia, ovviamente nell'ambito del tumore del colon-retto, in quanto intercetta ed elimina i polipi precancerosi prima che diventino cancro del colon-retto. Tuttavia, se a livello logico questo approccio funziona, nella pratica individuare le lesioni precancerose non è così semplice.

Questo vale anche per le lesioni microscopiche del pancreas note come PanIN (neoplasie intraepiteliali pancreatiche), che a causa delle loro minuscole dimensioni sfuggono agli esami strumentali. Anche se in realtà queste lesioni sono molto comuni nell'adulto e solo raramente diventano cancerose, i ricercatori hanno ipotizzato che elimanandole a prescindere, anche senza sapere se o quali avrebbero potuto trasformarsi in cancro, potrebbe impedire loro di diventare tumorali.

Bloccare le mutazioni genetiche responsabili

Per farlo sono partiti da un'informazione nota: la maggior parte dei tumori al pancreas è collegata alle mutazioni nel gene KRAS, comuni in diversi forme di tumori, ma che è stata a lungo considerata "non farmacologica", ovvero impossibile da attaccare con eventuali medicinali. Questo almeno fino al 2021, quando è stato approvato il primo inibitore delle mutazioni del gene KRAS per il carcinoma polmonare.

Nel caso specifico del tumore al pancreas, anche la maggior parte delle lesioni PanIN presentano mutazioni in questo gene. Per questo motivo i ricercatori hanno utilizzato alcuni composti preclinici – questo significa che sono ancora in fase di studio – formulati dall'azienda biofarmaceutica statunitense specializzata nel trattamento del cancro Revolution Medicine.

Li hanno testati in diversi gruppi di topi, modificando il momento di trattamento. Hanno così scoperto che nei topi in cui i due composti (uno o l'altro) sono stati somministrati dopo la formazione delle lesioni, ma prima della comparsa delle cellule tumorali, queste erano diminuite già dopo 10 giorni e lo erano ancora di più dopo 28 giorni. I tumori avevano una progressione più lenta e i topi trattati hanno sopravvissuto in media il doppio di quello che non avevano ricevuto questo trattamento. In un gruppo trattato con uno dei due composti sul lungo periodo, la sopravvivenza è perfino triplicata. Ma soprattutto, il gruppo che ha ricevuto il trattamento prima che le lesioni diventassero tumorali è sopravvissuto in media il doppio di quello formato dai topi trattati dopo la comparsa del tumore.

Ancora molti ostacoli da superare

Anche se, come ha spiegato l‘autore principale Minh Than, ricercatore in Ematologia-Oncologia,"questo studio fornisce una prova preclinica del concetto che l'intercettazione medica del cancro funzioni meglio del trattamento dopo una diagnosi", è fondamentale ricordare che si tratta di uno studio preclinico, ovvero la fase che nello studio di un potenziale nuovo farmaco precede la sperimentazione sull'uomo.

Inoltre, come hanno chiarito altri ricercatori, ci sono ancora molti ostacoli da superare, per prima cosa l'impossibilità di individuare, almeno con le tecnologie di oggi, le microscopiche lesioni pancreatiche precancerose. "Stiamo parlando di trattare individui che non hanno una diagnosi di cancro, dobbiamo pensare attentamente a come applicare questa ricerca preclinica alla giusta popolazione per gli studi sull'uomo", ha detto l'autore co-corrispondente Ben Stanger, direttore del Penn Pancreatic Cancer Research Center. Per questo – spiegano – il prossimo step sarà avviare uno studio su pazienti a cui sono state già diagnosticate cisti pancreatiche – lo step successivo delle lesioni – e quindi esposti a un rischio maggiore di cancro al pancreas. Solo l'approccio funzionerà anche in questa fase, i ricercatori andranno avanti nel loro lavoro per cercare di capire se e a quali categorie di pazienti potrebbe essere applicato.

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