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Bulimia nervosa: sintomi e cause del disturbo che colpisce l’1-2% della popolazione

La bulimia è un disturbo alimentare caratterizzato da abbuffate e comportamenti compensatori, come vomito autoindotto o esercizio fisico eccessivo. Interessa circa l’1–2% della popolazione e rientra tra i disturbi dell’alimentazione, che includono anche anoressia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata.
A cura di Valeria Aiello
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La bulimia è un disturbo alimentare caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate, seguite da comportamenti compensatori, come il vomito autoindotto, l’uso improprio di lassativi o l’esercizio fisico eccessivo. Chi ne soffre, vive frequentemente un senso di perdita di controllo durante le abbuffate, seguito da vergogna, senso di colpa e tentativi urgenti di “rimediare”. Come condizione clinica, la bulimia (bulimia nervosa) è riconosciuta dai principali sistemi diagnostici internazionali, incluso il DSM-5 dell’American Psychiatric Association, che definisce criteri precisi per la diagnosi. Una realtà che trova spazio anche nel racconto del film Qualcosa di Lilla, in onda giovedì 2 aprile in prima serata su Rai 1.

La bulimia rientra nei disturbi dell’alimentazione, insieme ad altre condizioni, come l’anoressia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata. Quest’ultimo, in particolare, si differenzia dalla bulimia per l’assenza di comportamenti compensatori, pur condividendo alcuni sintomi, tra cui un rapporto alterato con il cibo e con l’immagine corporea. Secondo i dati del National Institute of Mental Health (NIMH), la bulimia nervosa interessa circa l’1–2% della popolazione nel corso della vita, con una maggiore prevalenza tra adolescenti e giovani adulti.

Cos’è la bulimia e come si manifesta

Dal punto di vista clinico, la bulimia è definita da una combinazione di comportamenti e vissuti psicologici. Oltre alle abbuffate e alle condotte compensatorie, è centrale una marcata preoccupazione per il peso e la forma del corpo, che può influenzare in modo significativo l’autostima. La classificazione della condizione è confermata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella revisione ICD-11, che la include tra i disturbi dell’alimentazione.

I sintomi più comuni includono:

  • episodi di abbuffate con perdita di controllo (una volta alla settimana o più per un periodo di almeno tre mesi)
  • comportamenti compensatori (vomito, digiuno, esercizio eccessivo)
  • senso di colpa e vergogna dopo aver mangiato
  • eccessiva preoccupazione per il peso e la forma fisica
  • sensazione di non riuscire a controllare la propria alimentazione

Quali sono le cause del disturbo alimentare

La bulimia non ha una causa nota, ma è considerata un disturbo multifattoriale, in cui possono intervenire diverse componenti, come predisposizione genetica, vulnerabilità psicologica e le pressioni socio-culturali verso ideali di magrezza e standard estetici.

Tra i fattori che aumentano il rischio di bulimiaspiega la Mayo Clinic – , rientrano la familiarità per disturbi alimentari e le possibili componenti genetiche, che suggeriscono una maggiore probabilità nei soggetti con parenti stretti già colpiti. Un ruolo rilevante è associato anche alle condizioni psicologiche, come depressione, ansia o uso di sostanze, spesso accompagnate da bassa autostima o da esperienze negative legate al proprio corpo, incluso il bullismo”.

Anche eventi traumatici o situazioni di forte stress emotivo possono contribuire. Inoltre, le restrizioni alimentari e le diete rigide possono favorire un ciclo di abbuffate e comportamenti compensatori, mentre fattori come stress, emozioni intense, noia o una percezione corporea negativa possono facilitare la perdita di controllo sul cibo”.

Le complicanze e le possibili terapie

La bulimia può avere conseguenze importanti sia sul piano fisico sia su quello psicologico, soprattutto se il disturbo persiste nel tempo. Possono emergere bassa autostima, senso di vergogna e isolamento sociale, fino a condizioni più gravi come depressione o pensieri suicidari.

Dal punto di vista fisico, le condotte compensatorie e gli squilibri nutrizionali possono provocare disidratazione e alterazioni elettrolitiche, con possibili effetti su cuore e reni. Sono frequenti anche danni ai denti e alle gengive, alterazioni del ciclo mestruale e disturbi gastrointestinali, che nei casi più gravi possono comportare complicazioni pericolose per la vita. La bulimia si associa spesso ad altre condizioni psicologiche, come ansia, depressione o uso di sostanze, contribuendo a rendere il quadro clinico più complesso.

Per quanto riguarda il trattamento, le linee guida internazionali indicano un approccio multidisciplinare, con interventi personalizzati. In particolare, l’American Psychiatric Association raccomanda per gli adulti la terapia cognitivo-comportamentale specifica per i disturbi alimentari, eventualmente associata a farmaci come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). Nei più giovani, soprattutto quando è coinvolta la famiglia, può essere indicato anche un trattamento familiare strutturato.

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