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Bimbo morto dopo il trapianto, perché per Domenico alla fine non è stato usato un cuore artificiale

Domenico è morto alle 9:20. Per il suo caso si è parlato in questi giorni anche di un cuore artificiale. Si tratta di un’espressione che lascia immaginare una protesi completamente funzionante ma lo scenario è più complesso.
A cura di Valerio Berra
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Domenico non è sopravvissuto. Era lo scenario atteso dai medici, dal personale sanitario e anche dalla madre Patrizia Mercolino. Il bimbo di due anni è morto verso le 9:20, la notizia è stata diffusa poco dopo e confermata da una nota dell’Ospedale Monaldi di Napoli, dove era in cura. È morto dopo quello che sembra un errore umano. Il 23 dicembre 2025 il bimbo era stato sottoposto a un trapianto di cuore con un organo che probabilmente aveva subito dei danni durante il trasporto.

La catena di errori va ancora accertata, le prime indagini sono iniziate. L’attenzione si sta concentrando su vari aspetti, dal ghiaccio secco al box usato per conservare l’organo. Sono sotto osservazione sia gli operatori del Monaldi che quelli del San Maurizio di Bolzano dove il cuore è stato espiantato.

In tutto questo circolano ipotesi, domande e dubbi sulla gestione del caso. Nei giorni scorsi si è parlato anche dell’uso di un cuore artificiale. Una soluzione che alla fine non è stata utilizzata. Nonostante il nome sia suggestivo, i motivi per cui non è stata seguita questa strada sono parecchi.

Come è fatto il cuore artificiale: non pensatelo come una protesi

Ci sono delle parti del nostro corpo che possono essere sostituite con delle protesi. Certo, non sono mai identiche alle porzioni originali ma a volte riescono a ricoprire le stesse funzioni con una buona percentuale di successo. Per fare un esempio banale pensate alle protesi dentali.

Ecco. Per sostituire il cuore non esiste una soluzione così semplice. Il cuore artificiale non è un organo sofisticato composto di parti meccaniche che può essere impiantato nel torace e cominciare a battere. Lo aveva spiegato a Fanpage.it il dottor Francesco Procaccio, medico e consulente scientifico della Fondazione Trapianti Onlus. Il nome più tecnico di questo dispositivo è Berlin Heart. Di fatto si tratta di un impianto esterno che permette la circolazione del sangue. Ovviamente parliamo di una soluzione ponte. Non può durare per sempre: spesso viene utilizzata in vista di un trapianto.

“È un dispositivo VAD, vuol dire Ventricular Assist Device. Parliamo di un sistema esterno che assiste temporaneamente la funzione ventricolare. Imita l’azione dei due ventricoli: attraverso i quattro tubi collegati al torace, il sangue viene portato all’esterno, compresso dal sistema e poi reinfuso nel corpo e così riproduce la funzione di compressione del cuore”.

Parliamo di un dispositivo che non è esattamente come una flebo. C’è il rischio di infezione per i macchinari collegati, c’è il rischio di danneggiare gli organi interni. Il Berlin Heart non è l’unico dispositivo che ha questo scopo. Dopo il trapianto Domenico era attaccato a un ECMO, un altro tipo di dispositivo. In Italia questo supporto è disponibile. Lo conferma sempre Procaccio: "In realtà è una terapia relativamente comune, perché permette di supplire la funzione cardiaca per un tempo abbastanza cospicuo in situazioni molto diverse e non necessariamente legate al trapianto. Ci sono diversi centri a Roma, Torino, Bologna, Padova o Verona che hanno avuto la possibilità di utilizzarlo anche in pediatria”.

BERLIN HEART | L’illustrazione di un modello di cuore artificiale
BERLIN HEART | L’illustrazione di un modello di cuore artificiale

Quali sono le differenze rispetto all’ECMO

ECMO è l’acronimo di ExtraCorporeal Membrane Oxygenation. Come spiega Procaccio sostituisce più funzioni: “A differenza del cuore artificiale, l'ECMO è in grado di supplire anche alla funzione respiratoria con l’ossigenazione del sangue, oltre che a quella cardiaca”. Oltre a questa differenza ci sono alcune analisi secondo cui un cuore artificiale riuscirebbe a garantire una sopravvivenza più lunga.

La scelta alla fine è sempre del team che si occupa del paziente. Che di volta in volta analizza quali sono le procedure migliori da seguire, anche in base al quadro clinico che ha davanti. Un quadro che nel caso di Domenico era già molto compromesso. Cambiare il dispositivo che lo teneva in vita o scegliere di trasportarlo in una nuova struttura erano scelte delicate: potevano esporlo a rischi che avrebbero aggravato le sue condizioni. Chiusa la vicenda ospedaliera ovviamente ora parte tutta quella giudiziaria. La salma di Domenico è già stata sequestrata. Da qui in poi ogni scelta medica e ogni passaggio verrà esaminato per capire dove sono stati fatti errori.

WIKIMEDIA | Una macchina ECMO
WIKIMEDIA | Una macchina ECMO
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