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Oggetto interstellare 3I/ATLAS

Avi Loeb: “La frenata non gravitazionale di un oggetto interstellare può rivelare tecnologia aliena”

L’astrofisico Avi Loeb dell’Università di Harvard spiega che gli oggetti interstellari che frenano non gravitazionalmente in modo così forte da restare intrappolati nel Sistema solare – ovvero legati alla gravità del Sole – sono fortemente indiziati di essere tecnologici.
A cura di Andrea Centini
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In un nuovo articolo pubblicato sul blog Medium, il professor Avi Loeb dell’Università di Harvard ha spiegato che gli oggetti interstellari – come il famoso 3I/ATLAS – presentano una caratteristica chiave: un’energia positiva rispetto al Sole. Ciò significa, spiega l’astrofisico, “che gli oggetti interstellari si muovono a una velocità superiore alla velocità di fuga dal Sistema Solare, che è dominata dalla gravità del Sole”. In parole semplici, qualunque oggetto che presenta una velocità superiore a quella che permetterebbe al Sole di “intrappolarlo” con la sua gravità – a una determinata distanza – viene classificato dagli astronomi come interstellare. Alla luce di questa premessa, un oggetto che frena in modo non gravitazionale a tal punto da rendere la sua energia negativa rispetto al Sole (e quindi finire nelle maglie della sua rete gravitazionale), secondo il professor Loeb è fortemente sospettato di essere artificiale. In sostanza, questa frenata in grado di invertire il valore dell’energia (da positiva a negativa) sarebbe una chiarissima firma tecnologica. Lo scienziato sottolinea che si tratterebbe di un segnale talmente forte da poter essere catalogato ai vertici – con un punteggio prossimo a 10 – della cosiddetta “Scala di Classificazione Loeb”, un modello concettuale messo a punto dall’astrofisico per valutare quanto un corpo celeste sia anomalo e potenzialmente artificiale (in pratica, 0 è naturale e 10 è artificiale).

Ad oggi sono stati scoperti con certezza soltanto tre oggetti interstellari: il “sigaro spaziale” 1I/‘Oumuamua nel 2017, la cometa aliena 2I/Borisov nel 2019 e il controverso 3I/ATLAS nel 2025, i cui dati vengono attualmente studiati da scienziati in tutto il mondo. Il fatto di averne rilevati solo tre non significa che siano gli unici oggetti provenienti da un altro sistema stellare ad aver attraversato il Sistema Solare; semplicemente, sono quelli che siamo riusciti a identificare grazie alle tecnologie sempre più evolute utilizzate per sorvegliare il cielo. Non sorprende che siano tutti concentrati nell’ultimo decennio, caratterizzato da una significativa evoluzione nei sistemi di tracciamento.

Con la recente messa in funzione del sensibilissimo Osservatorio Vera Rubin, si ritiene che nei prossimi anni scopriremo decine di nuovi oggetti interstellari. Del resto, in appena una settimana di funzionamento il nuovo telescopio ha intercettato ben 2.000 nuovi asteroidi. La cospicua rilevazione di oggetti interstellari attesa per il prossimo futuro amplierà anche la “caccia agli alieni”: secondo Loeb, tutti gli oggetti che dovessero manifestare una frenata non gravitazionale tale da permettere la cattura nel Sistema Solare dovrebbero essere immediatamente messi nel mirino e considerati fortemente sospetti di essere tecnologici. La ragione è semplice: una frenata naturale determinata dal degassamento innescato dalla sublimazione del ghiaccio sarebbe insufficiente a far invertire il valore dell’energia rispetto al Sole (da positiva a negativa).

Quando le comete si avvicinano al Sole, le sacche di ghiaccio sul nucleo sublimano e si innescano getti di gas che possono fungere da propulsione naturale. Lo dimostra perfettamente il caso della cometa 41P/Tuttle–Giacobini–Kresak (41P/TGK), che ha rallentato il suo senso di rotazione fino a invertirlo, proprio a causa di queste emissioni opposte alla direzione di rotazione (ha contribuito in modo significativo anche il ridotto diametro dell’astro chiomato, circa 1 chilometro). L’inversione della rotazione non era mai stata documentata prima, come indicato dalla NASA; tuttavia la formazione di questi getti naturali è ben nota da tempo. Se ne sta discutendo da mesi nel caso di 3I/ATLAS, alla luce della presenza di tre getti collimati a 120° di distanza l’uno dall’altro (una configurazione scoperta assieme all’astrofisico italiano Toni Scarmato).

Questi getti possono imprimere un’accelerazione non gravitazionale agli oggetti celesti, dato che si comportano come piccoli propulsori; tuttavia, come evidenziato dal professor Loeb su Medium, anche se diretti nel senso opposto di “marcia”, la loro forza è del tutto insufficiente a frenare un oggetto interstellare a tal punto da farlo restare imbrigliato nelle maglie gravitazionali del Sole. L'astrofisico spiega che la sublimazione del ghiaccio da parte della luce solarein genere provoca un degassamento limitato dalla velocità termica di poche centinaia di metri al secondo”, che risulta essere cento volte più lenta della velocità di fuga alla distanza Terra-Sole (una UA, unità astronomica, pari a circa 150 milioni di chilometri). “Ciò significa che l’accelerazione non gravitazionale risultante degli iceberg naturali vicino alla Terra può raggiungere solo valori piccoli come: A/g < (0,01)² = 0,0001”, dove A/g è il rapporto tra l’accelerazione non gravitazionale dell’oggetto (A) e l’accelerazione gravitazionale del Sole (g). In sostanza, è troppo bassa per essere un freno efficace.

Loeb fa l’esempio specifico del velocissimo 3I/ATLAS, che nel Sistema Soalre è “entrato con una velocità interstellare di U = 58 chilometri al secondo” e con una velocità di fuga di 36 chilometri al secondo a una determinata distanza dal Sole. In base a questi parametri, lo scienziato ha spiegato che il suo rapporto A/g sarebbe dovuto essere superiore a 2,6 per frenare e restare intrappolato nel Sistema Solare, ma come è stato calcolato è risultato pari a 0,0001, quindi sensibilmente inferiore. Non a caso l’oggetto interstellare è transitato nel cuore del nostro sistema a velocità estreme e ora, dopo aver salutato Giove lo scorso 16 marzo, si sta dirigendo verso lo spazio profondo dicendoci addio per sempre.

Il professor Loeb spiega che i tanti oggetti interstellari che saranno identificati dall’Osservatorio Vera Rubin nel prossimo saranno ottimi candidati per indagare sulla frenata non gravitazionale. “Se uno qualsiasi di essi sembra rallentare a sufficienza da diventare legato gravitazionalmente al Sistema Solare, questo rallentamento dovrebbe essere considerato una firma tecnologica abbastanza forte da elevare il suo rango vicino al 10 sulla Scala di Classificazione Loeb degli oggetti interstellari”, ha chiosato lo scienziato israeliano naturalizzato statunitense.

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