Asteroide appena scoperto si avvicinerà alla Terra il 10 gennaio: è grande quanto la meteora di Chelyabinsk

Un asteroide appena scoperto, uno dei primi a essere identificato nel nuovo anno, farà un passaggio ravvicinato alla Terra attorno all'alba di sabato 10 gennaio. Si tratta di 2026AB, identificato mercoledì 7 dal sistema di sorveglianza SynTrack Robotic Telescope del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA. Il telescopio che lo ha individuato si trova presso i Sierra Remote Observatories ad Auberry (California, Stati Uniti) ed è progettato per andare automaticamente “a caccia” dei NEO (Near Earth-Object), oggetti vicini alla Terra potenzialmente minacciosi come asteroidi e comete. Il sasso spaziale appena scoperto sta sfrecciando all'impressionante velocità di 9,1 chilometri al secondo (circa 33.000 chilometri orari) e saluterà la Terra alle 05:10 ora italiana (le 04:10 del Tempo Coordinato Universale – UTC) di dopodomani.
Fortunatamente 2026AB non comporta alcun rischio di collisione per il nostro pianeta, dato che, secondo i calcoli degli esperti, transiterà a una distanza circa 800.000 chilometri, poco più del doppio di quella che ci separa mediamente dalla Luna (384.000 chilometri). Potrebbe sembrare molto, ma in realtà dal punto di vista astronomico è un'inezia; moltissimi sassi spaziali di dimensioni significative fanno passaggi entro milioni di chilometri praticamente ogni giorno. Basti sapere che un asteroide, per essere classificato potenzialmente pericoloso dalla NASA, deve avere un'orbita che si avvicina a quella della terrestre entro 7,5 milioni di chilometri. La distanza da sola, però, non basta: servono anche dimensioni superiori ai 140 metri. Oggetti di questo tipo possono avere un impatto catastrofico a livello locale, essendo in grado di distruggere un'intera città in pochi attimi e uccidere milioni di persone.
2026AB non rientra però nella categoria degli asteroidi potenzialmente pericolosi, perché ha un diametro stimato di circa 14-15 metri. Secondo il Near Earth Objects Coordination Centre dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) il diametro del sasso spaziale è compreso tra i 9 e i 19 metri, più o meno lo stesso valore indicato dal centro CNEOS della NASA (8,4 – 19 metri). In sostanza, ci troviamo innanzi a un oggetto delle dimensioni di un autobus, simile alla famigerata “meteora di Chelyabinsk” che esplose nei cieli della Russia il 15 febbraio 2013. Era un oggetto con un diametro stimato proprio di 15 metri e una massa di 10.000 tonnellate, che si disintegrò in cielo per effetto dell'ablazione indotta dall'attrito dell'atmosfera terrestre; l'esplosione generò una potentissima onda d'urto che distrusse i vetri delle finestre in un raggio molto ampio. Ci furono circa 1.500 feriti. La fortuna volle che l'evento capitò su un luogo scarsamente popolato, con un pezzo dell'asteroide (un meteorite) da ben 570 chilogrammi cadde in un lago isolato. Se l'incidente si fosse verificato in una località densamente popolata i danni e le vittime sarebbero stati sensibilmente superiori, ecco perché è importante monitorare a fondo oggetti come 2026AB.